Vigile le fa catcalling in strada e lei lo denuncia, rinviato a giudizio: “Restare in silenzio non era un’opzione”

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Il vigile urbano nel video dopo aver fatto catcalling.
A processo l’agente della polizia locale che fece catcalling in strada all’attivista Flavia Restivo. “Ho denunciato affinché quanto accaduto non fosse archiviato”, dichiara a Fanpage.it.

È iniziato tutto con un "Ammazza oh" gridato in strada. E l'agente della polizia locale di Roma Capitale che aveva fatto catcalling a una passante oggi, a un anno e mezzo di distanza, è stato rinviato a giudizio. A denunciarlo per molestie la politologa, scrittrice e attivista Flavia Restivo, che ieri ha presenziato all'udienza in tribunale a Roma. Ad assisterla le avvocate Rita Nanetti e Valentina Vangiu dello studio legale di Cathy La Torre.

L'udienza preliminare e il processo

Sul caso, dopo la denuncia, sono state aperte le indagini e ieri mattina, mercoledì 28 ottobre 2026, si è tenuta l'udienza preliminare: l'agente è stato rinviato a giudizio per le molestie e anche per reati contro la pubblica amministrazione e di falso. Il processo davanti al tribunale collegiale inizierà il 20 gennaio 2027.

Dopo aver subito catcalling Restivo aveva pubblicato un video sui social e presto sono state molte le donne a raccontare di essersi trovata di fronte a un comportamento simile da parte dell'agente in servizio. Le loro testimonianze, alcune delle quali raccolte a suo tempo da Fanpage.it, come nel caso di quella di una tassista, hanno contribuito a portare maggiore attenzione alla vicenda: "Secondo quanto emerso dalle segnalazioni, riguarderebbe tante altre donne", spiegano dallo studio legale.

"Ammazza oh", agente della locale fa catcalling a una passante

I fatti risalgono al giugno 2025, quando l'agente di polizia locale di Roma Capitale è stato denunciato da Restivo per catcalling: le avrebbe urlato "ammazza oh" mentre si era trovata a camminare al telefono davanti a lui, che stava svolgendo un servizio di controllo di routine a pochi passi dal Vaticano, indossando la divisa.

Era al telefono con i suoi genitori, ma nonostante questo le parole dell'agente non sono passate inosservate. Restivo si è fermata e ha chiuso la telefonata, poi ha aperto la videocamera. "Mi ha fatto catcalling? – gli ha chiesto – Davvero mi ha fatto catcalling, da Roma Capitale?", si sente dire nel video in cui lei riprende l'agente. "Il collega che si trovava con lui è rimasto a guardarmi. Non ha fatto niente. Mi ha guardato, compiaciuto come se niente fosse".

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Flavia Restivo.

Flavia Restivo: "Non è emotivamente semplice, ma tornassi indietro denuncerei ancora"

Presente ieri mattina in udienza anche Flavia Restivo: "È stato un momento molto forte, perché in quell’aula non c'era soltanto la mia storia, ma anche quella di tante altre donne. Sentire le parole dell'avvocata Rita Nanetti mi ha emozionata, perché ho percepito tutta l’attenzione e la serietà con cui è stata affrontata questa vicenda. Allo stesso tempo, è stato doloroso ascoltare la difesa continuare a negare i fatti, nonostante gli elementi di prova raccolti – spiega a Fanpage.it – Ma oggi ho sentito anche tutta la forza della solidarietà. È questo che fa la differenza: sapere che non siamo sole e che, quando troviamo il coraggio di parlare, possiamo sostenerci a vicenda. Perché chiedere giustizia non dovrebbe mai essere una battaglia da affrontare in solitudine".

A distanza di un anno, però, non è andata via l'amarezza per quello che è successo: "Denunciare non significa cancellare quello che si è vissuto, ma smettere di accettare che certi comportamenti vengano considerati normali o inevitabili: il fatto di aver aiutato tante altre persone a fare altrettanto mi rende davvero molto felice e spero che questo procedimento possa segnare un punto di svolta, mi fa sentire di aver fatto la scelta giusta: non ho mai pensato che farlo sarebbe stato emotivamente semplice, ma non volevo che il silenzio diventasse un modo per archiviare quello che era successo".

Vigili urbano fa catcalling: "La responsabilità non può cadere solo su chi subisce"

"Quando chi dovrebbe garantire la sicurezza delle persone si rende responsabile di comportamenti inaccettabili, credo sia ancora più importante chiedere conto delle proprie azioni. La responsabilità, però, non può ricadere soltanto su chi subisce. Deve esserci la disponibilità delle istituzioni ad ascoltare, tutelare e intervenire", spiega Flavia Restivo dopo aver presieduto all'udienza.

"Un procedimento del genere richiede tempo, energie e risorse, e non tutte le persone hanno la possibilità di affrontarlo. In questo caso ho avuto la fortuna di avere l’aiuto pro-bono dello studio legale di Cathy La Torre, che ha preso a cuore il mio caso e che ringrazio", aggiunge. "E a chi pensa di liquidare tutto con è solo catcalling risponderei che sta minimizzando un comportamento e ignorando il contesto in cui avviene, soprattutto quando a subirlo è una donna da parte di un uomo che indossa una divisa e dovrebbe rappresentare le istituzioni".

La sicurezza in strada: "Serve una rivoluzione culturale"

"Il caso solleva interrogativi importanti sulla sicurezza delle donne negli spazi pubblici e sulla responsabilità di chi, indossando una divisa, dovrebbe rappresentare un presidio di tutela e protezione della cittadinanza", hanno fatto sapere con una nota dallo studio legale La Torre.

"La sicurezza non si misura soltanto dal numero di divise presenti nelle strade. Si misura anche dalla fiducia che le persone possono riporre in chi quelle divise le indossa. Nel mio caso, il comportamento che ho denunciato è ancora più grave proprio perché attribuito a una persona che avrebbe dovuto rappresentare un presidio di sicurezza – aggiunge su questo punto Restivo – Servono formazione, responsabilità e meccanismi efficaci per segnalare e affrontare gli abusi, senza protezioni corporative e senza dare per scontato che chi indossa una divisa abbia sempre ragione".

E poi, da attivista e founder di Italy Needs Sex Education, precisa: "Serve anche un cambiamento culturale. Le istituzioni devono investire nell’educazione al rispetto, nelle relazioni e nel consenso, mentre la cittadinanza deve smettere di considerare certe molestie come battute innocue o comportamenti inevitabili. Una strada è davvero sicura quando tutte le persone possono attraversarla senza sentirsi esposte, intimidite o costrette a modificare le proprie abitudini per paura".

L'auspicio: "Spero che altre persone possano sentirsi meno sole"

Quella di oggi è stata soltanto l'udienza preliminare, dal prossimo gennaio parte il processo. "Il mio auspicio è che il procedimento possa arrivare a un accertamento dei fatti serio e imparziale e che venga riconosciuto il peso di quello che quest’uomo ha fatto nei confronti di tante donne e della Pubblica Amministrazione – dice Restivo avviandosi alla conclusione – Spero anche che altre persone, leggendo la mia storia, possano sentirsi meno sole e capire che chiedere giustizia è legittimo. Per me sarebbe importante che da questa vicenda emergesse un messaggio chiaro: il rispetto e la dignità delle persone non sono negoziabili".

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