“Solo due infermieri per 46 pazienti”, la denuncia dal pronto soccorso del Goretti di Latina

Sarebbero rimasti in due infermieri a gestire oltre quaranta pazienti. Questa la situazione del personale sanitario all‘ospedale Santa Maria Goretti di Latina. Una grave carenza che impatta su qualità del servizio, tempestività delle cure e condizioni di lavoro. Ma le problematiche del nosocomio pontino sono solo una parte di quelle denunciate su tutto il territorio del Lazio dal sindacato delle professioni sanitarie Coina. "Abbiamo inviato più volte segnalazioni dall'ospedale di Tivoli, dal Grassi di Ostia, ma anche dal Policlinico Umberto I e dal Gemelli di Roma", sottolinea Marco Ceccarelli, segretario nazionale del Coina, a Fanpage.it. "Tanti infermieri vengono da noi e ci dicono che in queste condizioni non ce la fanno più a lavorare".
La denuncia del Coina: "Carenze di personale e ambienti non idonei"
La situazione del Goretti di Latina era stata già fatta notare nelle scorse settimane alla direzione sanitaria da alcuni dipendenti. Tre segnalazioni formali a cui non sarebbe seguita una presa in carico del problema. A quel punto è intervenuto il Coina, con Alessandro Britolli, segretario per Latina e Frosinone, che ha inviato una lettera alla Asl per denunciare il sovraccarico nel pronto soccorso. In particolare sarebbe la sala 4 ad avere il problema di gestione più urgente. Nelle segnalazioni si parla di due infermieri che si fanno carico anche di 46 pazienti. "Non bisogna essere degli scienziati per capire che così viene meno la sicurezza delle cure – commenta Britolli a Fanpage.it -. Non si stanno rispettando le linee guida e si mette a rischio i pazienti, ma anche i lavoratori dal punto di vista medico-legale. Con due infermieri come puoi assistere 40 persone? Poi magari una parte sarà anche autosufficiente, ma comunque l’assistenza la devono fare: terapie, controlli e altro".
L'insufficienza, però, non riguarderebbe solo il personale a disposizione, ma anche le strutture. "Gli ambienti – aggiunge Britolli – non sono idonei per capienza e per dislocazione dei locali a un afflusso di utenza come quello del Santa Maria Goretti, che ricordiamoci è un DEA, dipartimento di emergenza accettazione, di secondo livello", ovvero il più alto fra le strutture di pronto soccorso. "L'ospedale Spaziani di Frosinone è messo meglio ed è un paradosso, perché lì parliamo di un DEA di primo livello, in cui ci sono meno accessi e degenze più brevi".
"Barelle ammassate nei corridoi, impossibile usare i sollevatori"
Secondo quanto denunciato dal Coina, al Goretti sarebbe abitudine vedere barelle piazzate lungo i corridoi o in stanze di fortuna che gli infermieri non possono controllare a vista e in cui non sono presenti i campanelli per chiamare il personale in caso d'emergenza. "Tempo addietro ho fatto un sopralluogo, perché voglio vedere sempre con i miei occhi – continua il segretario provinciale a Fanpage.it -. Mi sono trovato in stanze dove le barelle erano una attaccata all’altra, senza spazio per accedere e fare la terapia. O anche posizionate sotto le finestre dove non ci sono gli attacchi per respiratori e ossigeno. Non so come si possa fare assistenza così". Un affollamento che non renderebbe possibile neanche usare i cosiddetti ausili maggiori, ovvero gli strumenti come sollevatori e nastri di scorrimento che servono a spostare i pazienti con disabilità o mobilità ridotta.
"Il problema dei pronto soccorso deriva dalla mancanza di posti letto"
"Due settimane fa – prosegue Britolli – abbiamo scritto anche alla Regione perché nella stanza rosa, dedicata alle donne vittime di violenza, era stato messo da oltre due mesi da un cittadino extracomunitario per il quale non riuscivano a trovare un setting assistenziale territoriale idoneo". Una situazione a cui non sarebbe stato trovato un rimedio se non lo spostamento nella lobby del pronto soccorso.
La condizione dei pronto soccorso, sottolineano dal sindacato, non è una prerogativa dell'ospedale pontino e avrebbe cause nella gestione di altri reparti e del sistema ospedaliera in generale. "La criticità che si riscontra un po' dappertutto nel Lazio è la carenza di posti letto negli ospedali pubblici", conclude Britolli. L'impossibilità per i pazienti di accedere ai piani superiori, in un effetto a cascata, influirebbe sulla qualità del primo livello di accoglienza, per cui "al pronto soccorso possiamo dare tutta l’assistenza che vogliamo, ma resta assistenza da pronto soccorso. Poi serve il ricovero".