“Senza il trenino siamo isolati”: a Torpignattara bus pieni e disagi dopo lo stop della Termini-Centocelle

Lo scorso 4 marzo due convogli della linea Termini-Centocelle, da tutti gli abitanti di Roma est conosciuto come il ‘trenino giallo', si sono scontrati all'altezza di Ponte Casilino. Un incidente che è subito apparso come il finale drammatico e inevitabile di un mezzo di trasporto diventato un simbolo nel corso degli anni. Dopo qualche giorno lo stop è diventato reale e definitivo: quel trenino non tornerà, anche per i prossimi lavori per la nuova linea G fra Termini e Torvergata che passerà sullo stesso percorso. Da più di un mese, però, i residenti di Torpignattara lamentano un isolamento per cui le misure compensative di Roma Capitale non sembrano essere sufficienti. "Ben venga una nuova infrastruttura, ma se non si trova una soluzione tre anni di disagio per i lavori sono difficilmente sopportabili", si sfoga Mariateresa ai microfoni di Fanpage.it.
Le lettere dei residenti all'assessore Patanè: "Siamo in difficoltà"
Le proteste dei comitati del quartiere attraversato dalla Casilina si sono tramutate anche in lettere inviate direttamente all'assessore ai Trasporti e alla Mobilità, Eugenio Patanè: "La sospensione improvvisa ha messo in difficoltà migliaia di persone – scrivono i residenti di Torpignattara -: lavoratrici e lavoratori pendolari anche nei fine settimana, studenti, anziani, famiglie, persone con disabilità. Per molti di noi il trenino era l'unico mezzo stabile, sostenibile e veloce per raggiungere il centro della città". Questo nonostante fosse un mezzo antico, ultimo segmento rimasto della vecchia Roma–Fiuggi–Alatri–Frosinone.
Ma il trenino giallo non tornerà. A ribadirlo è lo stesso assessore, in una risposta degli scorsi giorni. L'incidente del 4 marzo, come emerso da un'inchiesta, è stato causato dall'errore di uno dei conducenti che non avrebbe rispettato uno stop. Ma ciò è bastato all'Agenzia nazionale per la sicurezza delle ferrovie (Ansfisa) per imporre vari ammodernamenti, fra cui l'installazione del sistema ‘train stop', che blocca automaticamente il convoglio in caso di superamento non autorizzato dei segnali. Interventi che sarebbero costati fra i 20 e i 25 milioni di euro. Troppi, soprattutto in vista dell'inizio dei cantieri per la linea G. Un progetto da 13,3 chilometri, 25 fermate e con un finanziamento da 268 milioni di euro da parte del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti. Il 31 marzo è stata pubblicata la gara d'appalto, la cui chiusura è fissata per il 18 maggio. Mentre i lavori dovrebbero durare tre anni.
Potenziato il bus 105: "Ma è sempre pieno, non si entra"
E nel frattempo? "Subito dopo l'incidente, abbiamo ordinato a Roma Servizi per la Mobilità e ad Atac di potenziare la linea 105 del 30 per cento – spiega Patanè -: significa ridurre l'attesa da 8-10 minuti a 5-6 minuti, almeno in linea teorica". La teoria si scontra spesso con la realtà delle strade di Roma e le testimonianze dei cittadini parlano di attese fra i 15 e 20 minuti o 30-35 quando il traffico si fa più intenso. "Più che prendere il 105, sto cercando di evitarlo – commenta a Fanpage.it Valerio, residente di Torpignattara -, perché è sempre pieno, a livelli che non si entra. Mia figlia lo prende per andare a scuola e comunque esce di casa 40 minuti prima apposta".
Verrà anche inaugurata la linea 105L, una variante con meno fermate che sarà attiva nelle ore di punta come la fascia 6-9 del mattino e 16-19 del pomeriggio. Una fascia in cui il potenziamento del 105 normale si fa più sentire. "Anche se i tempi sono imprevedibili e l’utenza si è ingigantita, per cui capita spesso di non prendere un bus perché è troppo pieno e aspettare quello dopo", dice a Fanpage.it Emanuele.
A breve i lavori per la linea G, il timore per la durata dei lavori
Sarà potenziata anche la linea 409, che fa un percorso perpendicolare alla Casilina ma fondamentale perché collega a tutte e tre le linee metro: alla A ad Arco di Travertino, alla B alla stazione Tiburtina e alla C a Malatesta. Inoltre, è in fase di definizione una nuova linea "che affronti specificamente il problema di Torpignattara", spiega l'assessore, fornendo un collegamento diretto a una stazione della linea C. Una soluzione che, però, non fa fare salti di gioia. "La metro C non è la panacea di tutto – sottolinea Valerio -. Siamo contenti che ci sia, ma non si può tacere sui suoi difetti. È scomoda, i treni passano molto raramente, devi aspettare 12 minuti tra una corsa e l’altra".
La metropolitana verde non sarebbe neanche un sostitutivo dal punto di vista delle aree collegate. "Arriva a San Giovanni e al Colosseo. Non sono proprio quartieri dove molti di noi lavorano o studiano", aggiunge Mariateresa. "Sarebbe fondamentale un collegamento con lo snodo di Porta Maggiore, ad esempio per chi lavora o studia alla Sapienza".
Anche sui prossimi lavori per la nuova linea G da parte dei residenti c'è diffidenza. "Siamo tutti contenti se diventa un tram più moderno, più fruibile anche dalle persone con disabilità. Ma visti i precedenti della stazione ferroviaria del Pigneto, uno si prepara anche a un decennio senza tram", commenta Valerio.
Torpignattara, un quartiere che si sente ignorato
Per ricucire i rapporti con i residenti di Torpignattara, su proposta dei comitati, Patanè ha poi annunciato che proverà a costruire un tavolo di confronto mensile con anche il V Municipio, Atac e Roma Servizi per la Mobilità. Sarebbe, inoltre, in corso una discussione per una navetta che colleghi Malatesta-Centocelle-Teano-via Torpignattara-via dell'Acqua Bullicante e che copra il buco lasciato dalla tranvia.
Non si sa quanto queste rassicurazioni faranno presa sugli abitanti del quartiere, che sentono di aver perso un simbolo – contraddittorio e forse incomprensibile dall'esterno – ma soprattutto un diritto. "Era una scatola di metallo gelida d’inverno e rovente d’estate, che faceva un rumore pazzesco. Ma con tutti questi problemi era un mezzo salvifico per cui, ogni volta che in passato si parlava di un'interruzione, era un orizzonte di terrore e paura", spiega Emanuele, che lo prendeva ogni giorno per andare a lavoro a San Lorenzo e oggi è costretto a usare la bicicletta o andare a piedi nei giorni di pioggia. "Era l'unico servizio curiosamente affidabile. In una città in cui il trasporto pubblico è notoriamente inaffidabile, quello era una sicurezza per tutte quelle zone, per tutti quei quartieri: dava accesso a un diritto, che è quello di potersi muovere all’interno della propria città", commenta Valerio.
In questa zona di Roma le reti associative, fra comitati, parrocchie, sindacati, sono forti e si sentono di rispondere a una sensazione di abbandono da parte delle istituzioni. "Torpignattara è un quartiere costantemente bersagliato dall’indifferenza. Tanto c’è il Pigneto prima, Centocelle dopo, che sono diventati i quartieri cool della gentrificazione, i fiori all’occhiello della Roma instagrammabile – aggiunge Valerio -. Torpignattara no, probabilmente perché è un quartiere complicato, con un’altissima incidenza di stranieri, e evidentemente questo tipo di elettorato non interessa a chi governa la città. Quindi rimane sempre negletta". Anche per questo l'incidente del 4 marzo è sembrato una catastrofe. Con le contromisure giuste, però, si può ripartire in attesa di un futuro migliore.