False timbrature all’Istituto tumori di Roma: sotto indagine anche Roy De Vita, il chirurgo plastico dei vip

La Corte dei Conti ha contestato un danno erariale da oltre mezzo milione di euro a 89 dipendenti dell'Ifo (Istituti fisioterapici ospitalieri) di Roma, polo sanitario che comprende l'Istituto nazionale tumori Regina Elena e l'istituto dermatologico San Gallicano. Anche la procura si sta muovendo con indagini e accertamenti su infermieri, amministrativi e medici che non avrebbero svolto realmente le ore di lavoro per cui il loro cartellino risulta timbrato. Fra questi c'è anche Roy de Vita, primario di chirurgia plastica e ricostruttiva molto conosciuto nell'ambito dello spettacolo per il suo lavoro ma anche per la sua vita privata.
Le indagini della procura sulle timbrature all'Ifo
Negli scorsi mesi la guardia di finanza, sotto il coordinamento del pubblico ministero Fabrizio Tucci e del procuratore aggiunto Giuseppe De Falco, ha acquisito registri, tabulati e filmati delle telecamere di videosorveglianza per ricostruire i movimenti di decine di dipendenti che potrebbero aver commesso i reati di falso e truffa ai danni dello Stato. Roy de Vita, noto anche per le sue frequenti apparizioni televisive come esperto di chirurgia plastica, ha fatto sapere, tramite il quotidiano La Repubblica, di essere "assolutamente tranquillo" e di attendere "che l’inchiesta faccia il suo corso".
Il chirurgo: "Sono tranquillo, lavoro per obiettivi non a ore"
Ex compagno dell'attrice Nancy Brilli, ora de Vita sta con la produttrice cinematografica Raffaella Leone, figlia del celebre regista Sergio. Negli ultimi anni ha espresso pubblicamente pareri molto forti contro gli obblighi vaccinali e l'anno scorso si era dichiarato a favore del disegno di legge della Lega per l'uscita dell'Italia dall'Organizzazione Mondiale della Santià.
Il suo curriculum è vasto e ricco di pubblicazioni importanti, cosa che lo porta spesso a presenziare in convegni internazionali di medicina. Secondo una sentenza della corte di Cassazione, però, il primario dovrebbe essere presente in reparto almeno 38 ore a settimana. De Vita, inoltre, opera anche in cliniche private e il passaggio di pazienti dagli ospedali pubblici a queste potrebbe essere un'altro oggetto d'indagine. Il chirurgo si dice tranquillo anche perché, ha aggiunto, "io sono il Primario del reparto e il contratto nazionale legato al mio ruolo non prevede debito orario ma il raggiungimento degli obiettivi che si concordano con la Direzione dell’ospedale".