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False timbrature agli Ifo di Roma, 89 dipendenti sotto inchiesta: danno da oltre mezzo milione

La Corte dei Conti contesta un sistema di assenteismo tra medici, infermieri e amministrativi degli ospedali Regina Elena e San Gallicano per un totale di 89 dipendenti.
Foto da Google Maps
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Ottantanove dipendenti sotto inchiesta, venti già citati in giudizio dalla Corte dei Conti e un presunto danno alle casse pubbliche superiore a mezzo milione di euro. È il bilancio dell'indagine sull'assenteismo all'interno degli Ifo di Roma, il polo sanitario che comprende l'Istituto nazionale tumori Regina Elena e il San Gallicano. Al centro dell'inchiesta ci sarebbe un sistema di false timbrature e presenze fittizie che avrebbe coinvolto medici, infermieri, tecnici e personale amministrativo.

Timbrature fantasma agli Ifo

A riportarlo è il quotidiano La Repubblica. Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, alcuni dipendenti avrebbero fatto timbrare il badge ai colleghi pur non essendo presenti sul posto di lavoro. Altri si sarebbero allontanati durante il turno oppure sarebbero usciti in anticipo continuando però a risultare regolarmente in servizio. In alcuni casi, secondo l'accusa, i lavoratori non si sarebbero nemmeno presentati in ospedale pur figurando presenti nei registri.

L'indagine, condotta da Guardia di Finanza e carabinieri, ha portato all'individuazione di 89 dipendenti. Per venti di loro la Procura regionale della Corte dei Conti del Lazio ha già depositato le citazioni a giudizio. L'ammontare complessivo del danno erariale contestato è pari a 557.485 euro. Nelle carte si parla di "false attestazioni sulla presenza in servizio" e di un presunto sistema di timbrature irregolari che avrebbe coinvolto personale sanitario e amministrativo, con conseguenze sia sul piano economico sia su quello dell'immagine della pubblica amministrazione.

Già emesse condanne per alcuni casi

L'inchiesta sarebbe nata dopo alcune segnalazioni interne di colleghi stanchi di venire a patti con l'assenteismo. Da lì sono partiti approfondimenti e controlli incrociati tra dati dei badge elettronici, celle telefoniche e attività di osservazione, che avrebbero consentito di ricostruire numerosi episodi di assenteismo.

Alcuni casi singoli sono già approdati davanti ai giudici contabili, come quello di un'infermiera licenziata nel luglio 2024. Secondo la ricostruzione della procura contabile, la donna avrebbe chiesto più volte ad alcuni colleghi di timbrare il cartellino al posto suo, risultando formalmente in servizio mentre si trovava altrove. Gli accertamenti effettuati dai carabinieri avrebbero smentito le spiegazioni fornite nel corso del procedimento disciplinare.

Inizialmente la Procura della Corte dei Conti aveva chiesto nei suoi confronti un risarcimento superiore a 35mila euro. I giudici hanno però ridotto l'importo a circa 4.600 euro, riconoscendo comunque il danno patrimoniale, il danno da disservizio e quello all'immagine della pubblica amministrazione anche se in misura inferiore rispetto alle richieste iniziali. Ora l'attenzione si sposta sugli altri dipendenti coinvolti nell'inchiesta.

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