La chiamano emergenza freddo, ma in cosa possa rappresentare un'emergenza l'incedere ciclico e prevedibilissimo delle stagioni non è dato sapere. Come l'arrivo dell'inverno, anche le mancanze delle istituzioni romane nel farsi carico di chi vive in strada in una situazione di emergenza è ormai una certezza. L'incapacità cronica di accogliere tutti quelli che ne hanno bisogno, di fornire risposte adeguate a chi si trova in una situazione di emergenza abitativa e che nelle prossime settimane rischia di morire di freddo in mezzo alla strada. Poi c'è l'incapacità di trattare chi in mezzo alla strada si trova perché in una situazione di disagio psichico e che a sua volta dovrebbe essere sostenuto, ricercato, aiutato.

Secondo le stime sono 8.000 i senza fissa dimora a Roma, 3000 dei quali completamente fuori dai circuiti dell'accoglienza. A peggiorare le cose ci si è messa la pandemia di coronavirus che rende più difficile l'apertura di ricoveri di emergenza con la necessità di mantenere il distanziamento, e la situazione è preoccupante come spiega la Comunità di Sant'Egidio, che ha chiesto alle istituzioni locali di impegnarsi di più, perché le associazioni di volontariato e il terzo settore da soli oggi più che mai non possono fare da soli.

"Al momento i posti a disposizione sono meno dello scorso anno, nonostante lo sforzo di organizzazioni come la nostra che hanno ampliato la rete dell'accoglienza. È chiaro che con l'inverno che arriva tutti gli anni e che non è un'emergenza, la situazione per chi vive per strada si aggrava giorno dopo giorni", spiega Augusto D'Angelo dellaca Comunità di Sant'Egidio. "Negli anni passati c'era la possibilità di una rete di posti letto che si apriva quando necessario – aggiunge –  La necessità di garantire il distanziamento per mantenere le condizioni di sicurezza e diminuire le occasioni di contagio per una popolazione già fragile ed esposta, ha portato a una diminuzione dei posti letto".

Massimiliano Signifredi ha guidato le nostre telecamere all'interno della Chiesa di San Calisto a Trastevere, storico punto riferimento per Sant'Egidio, che ha deciso di aprire le navate del luogo di culto per garantire altri posti letto, allestendo separè per migliorare la privacy e garantire il distanziamento. Tutti quelli che entrano poi devono misurarsi la temperatura e vengono sottoposti a un tampone rapido.  "Abbiamo chiesto alle istituzioni di fare il possibile per evitare che a Roma questo inverno si muoia di freddo in strada, mancano centinaia di posti, abbiamo chiesto una cabina di regia che coinvolga tutte le istituzioni locali e il volontariato, ma anche sollecitato un intervento del prefetto per mettere a disposizione posti letto in luoghi sicuri: troppa lentezza e troppa burocrazia provoca sofferenza".

Fare presto è il mantra ripetuto dai volontari: ora il freddo vero è in agguato e vedere ancora dei morti in strada rischia di essere una certezza.