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Sbranato da rottweiler a Manziana, la sorella: “Pintus aveva sei cani, gli altri tre sono spariti”

Priscilla Pasqualini con l’avvocata Giada Bernardi come parte civile ricorrerà in Appello alla sentenza di primo grado contro Pintus e Minelli per l’omicidio colposo del fratello Paolo, sbranato dai loro tre cani nel bosco di Manziana.
A cura di Alessia Rabbai
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Indagini incomplete, documentazione non agli atti e incongruenze, sono alcuni dei punti sui quali si baserà il ricorso in Appello che nei prossimi giorni presenterà Priscilla Pasqualini, sorella di Paolo, sbranato dai rottweiler nel bosco Macchia Grande di Manziana il'11 febbraio del 2024.

L'impugnazione della sentenza di primo grado della parte civile sostenuta dall'avvocata Giada Bernardi, partirà dal contestare la provvisionale di 50mila euro. L'obiettivo è evidenziare al Tribunale di Civitavecchia ciò che per i familiari di Paolo rappresenta delle mancanze e la sussistenza dell'omicidio con dolo eventuale anziché colposo, come riconosciuto attualmente nel capo d'imputazione.

A processo ci sono i due proprietari dei cani, Patrizio Pintus e Giovanna Minelli che, difesi dall'avvocato Giancarlo Ascanio, sono stati condannati con giudizio abbreviato a un anno di reclusione con beneficio della sospensione condizionale della pena, al riconoscimento delle attenuanti generiche e, come detto, al pagamento di una provvisionale.

L'avvocata di parte civile: "Vari aspetti non tornano"

Contattata da Fanpage.it l'avvocata Bernardi spiega: "Come parte civile avevamo chiesto al giudice accertamenti istruttori precisi, ma li ha disattesi, ritenendoli non necessari, perché bastava il sopralluogo fatto in indagine. Uno dei punti che non tornano è perché se l'aggressione è stata compiuta da tre cani, nelle motivazioni c'è scritto che solo uno aveva il muso sporco di sangue? E gli altri due come potevano averlo pulito se hanno sbranato Paolo? Parliamo degli stessi cani oppure no, sono stati controllati i microchip?

All'anagrafe canina infatti risulta che Pintus aveva sei cani. Se solo tre hanno aggredito Paolo, gli altri tre che fine hanno fatto? Agli atti non c’è documentazione di cessione o decesso. Quindi ci sono dei cani spariti nel nulla: non si capisce se siano vivi o morti". Rispetto al punto della documentazione mancante poi, continua l'avvocata Bernardi, "il tribunale cita un’ordinanza contingibile e urgente, ma non è agli atti. Se un provvedimento richiama un altro provvedimento, questo deve essere messo a disposizione delle parti. Qui non è stato fatto".

La sorella di Paolo Pasqualini: "Che fine hanno fatto gli altri tre cani?"

Priscilla e Paolo Pasqualini
Priscilla e Paolo Pasqualini

Pintus e Minelli erano separati e i rottweiler vivevano con quest'ultima. Nelle motivazioni della sentenza il giudice l'ha dichiarata non esperta alla gestione di questa razza. "Mi domando come possa essere riconosciuta non idonea alla gestione dei cani una persona che ha sempre avuto rottweiler, tanto che con Pintus gli facevano fare le cucciolate e li vendevano?" commenta Priscilla Pasqualini.

Una delle richieste avanzate dalla parte civile era la disposizione di ulteriori accertamenti sull'abitazione, sul cancello, sulle recinzioni e, in generale, sulle misure di custodia dei cani, una richiesta che però non è stata accolta. "Dai documenti che ricostruiscono quanto accaduto la mattina in cui è moorto Paolo sembra che Minelli si diriga subito sul punto dell’aggressione. Mio fratello non era nelle immediate vicinanze ma a circa 600 metri in linea d’aria. Come faceva a sapere dove fossero i cani se erano fuggiti e non sapeva dove fossero?

Il cancello è stato trovato completamente aperto, con impronte di pneumatici sul fango e impronte di cane sopra. Questo a noi fa pensare a uhn altra ricostruzione: che stesse uscendo in macchina e che i cani siano usciti insieme a lei. Per questo ho chiesto la cella telefonica: per capire cos'è successo davvero. Nelle motivazioni del giudice di fatto riconosciuta la ricostruzione resa dagli imputati".

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