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Case popolari a Roma, Ater perde 51 mln l’anno. Il commissario: “Così è impossibile gestire”

Le casse dell’Ater Roma perdono ogni anno 51 mln di euro di canoni non pagati per le case popolari. Un deficit che impedisce una “gestione oculata” secondo il commissario Campo.
A cura di Roberto Abela
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Case popolari dell’Ater Roma a Quarticciolo
Case popolari dell’Ater Roma a Quarticciolo

Casse vuote, pochi alloggi assegnati, morosità, cantieri fermi per gli interventi di manutenzione o nuova costruzione. Problematiche che evidenziano una sofferenza strutturale di Ater Roma, l'azienda pubblica che gestisce le case popolari nella Capitale. Alcune di queste difficoltà sono state evidenziate dal commissario straordinario dell'ente, Orazio Campo, audito ieri in commissione parlamentare d'inchiesta sulle condizioni di sicurezza e sullo stato di degrado delle città e delle loro periferie.

Ater Roma vanta crediti per 1,25 mld di euro che non riesce a recuperare

Uno dei problemi evidenziati da Campo ha fatto riferimento al deficit di spesa per ogni alloggio popolare: "Ogni unità immobiliare ha un costo di gestione di circa 1.800 euro all'anno, mentre il canone medio nel Lazio si attesta intorno ai 100 euro mensili. Quindi io spendo 18.000 euro l'anno e ne ricavo, se tutto va bene, 1.200. Questo dovrebbe essere un primo campanello d'allarme", afferma il commissario, che prosegue: "Ma questo è un dato non vero, perché oltre il 50% dei nostri utenti vive sotto la soglia di povertà, con una morosità del 50%. Quindi in realtà i 100 euro di canone medio diventano 50, con ricavi dimezzati a 600 euro l'anno per abitazione".

Considerando i circa 45mila immobili ad uso abitativo sparsi tra Quarticciolo, Tor Bella Monaca, San Basilio, Ponte di Nona, Quadraro, Magliana, Settecamini, Tufello, di proprietà di Ater Roma, tutto questo si traduce in una spesa annua di 81 mln di euro all'anno a fronte di ricavi per 27 mln: un deficit di 54 mln all'anno, mentre il credito nei confronti dell'utenza ammonta "in bilancio, a 1,25 mld".

"Così è impossibile fare una gestione oculata", spiega ancora Campo, prima di concludere: "Non possiamo programmare nulla alla luce di questi dati, al massimo fare qualche intervento urgente per situazioni che comportano rischi per la sicurezza". Ma c'è anche un altro problema: "Tutto questo porta anche a un numero di unità ferme che non possiamo reimmettere nell'edilizia residenziale pubblica, perché non abbiamo la possibilità di ristrutturarli". In questo quadro, i 23 mln di euro stanziati dal Decreto Caivano per la sola riqualificazione del quartiere Quarticciolo, sembrano una goccia nel mare.

Il taglio ai fondi per la morosità incolpevole

Un deficit al quale Ater Roma cerca di far fronte ciclicamente con piani di dismissioni, ovvero la vendita di parte del proprio patrimonio immobiliare. Per esempio quello più recente, approvato dalla giunta Zingaretti nel 2022, prevedeva la vendita di 3544 abitazioni sparse tra varie zone di Roma. Una strategia che permette di incamerare risorse: senza la vendita, l'azienda non avrebbe le risorse per la manutenzione degli immobili che già ha, né per acquistarne o realizzarne di nuovi. Se per legge le regioni non possono finanziare direttamente le Ater, pena la violazione del principio di autonomia finanziaria delle aziende, l'amministrazione Rocca nel febbraio 2024 aveva parlato di un "maggior protagonismo dell’Ater nelle graduatorie e nelle assegnazioni. Tutto dovrà passare per le aziende territoriali di Roma e del Lazio". Ma al momento non sembrano esserci i presupposti per un obiettivo simile.

Soprattutto al netto del fatto che, nella legge di Bilancio 2026, il fondo per contrastare la morosità incolpevole — ovvero l'impossibilità, non imputabile all'inquilino, di pagare il canone di affitto per una improvvisa perdita o riduzione del reddito (es. licenziamento, cassa integrazione, malattia grave, decesso) — è stato ampiamente depotenziato. Fondo che negli scorsi anni era già stato fortemente definanziato, passando dai 50 mln del 2021 ai 30 del biennio 2024/2025, addirittura cancellato in quello 2022/2023. Lo stanziamento attuale è di 2 mln di euro per ciascuno degli anni 2026 e 2027.

Il problema delle occupazioni abusive

In commissione si è parlato anche di un altro problema: delle 45 mila case popolari a Roma, circa 7.700 risultano occupate abusivamente. Una quota che supera il sesto degli asset abitativi di Ater Roma. Ma nell'ultimo anno sono stati eseguiti solo 15 sgomberi, a fronte di 300 decreti di rilascio emessi dall'azienda. Una situazione complessa anche in virtù del fatto che, come spiega Campo "nel 2023 ho trovato 7.500 richieste di sanatoria: questo è stato un grave problema, perché non ci consentiva di sapere se gli occupanti avessero titolo o meno".

Per scremare le pratiche è stata istituita una task force di 25 persone assunte a tempo determinato, con l'obiettivo prefissato di esaminare tutte le richieste in due anni, a prescindere dall'esito. E le prospettive in questo senso sono tutt'altro che rosee: "Per ottenerla (la sanatoria ndr), l'utente deve possedere tutti i requisiti e saldare l'intero debito accumulato, che in alcuni casi può raggiungere i 70-80 mila euro, una cifra insostenibile per quella fascia sociale. Ho cambiato il regolamento e cercato di fare in modo che questo debito, in funzione del reddito, venga frazionato il più possibile per renderne possibile il pagamento", ha spiegato ancora il commissario. E poi c'è il problema delle persone fragili, perché "nel 90 per cento dei casi ci sono minori, anziani o disabili per i quali non è possibile effettuare nessuno tipo di sgombero".

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