L’Ater provincia di Roma rischia il default: “L’Ente è in grado di garantire solo altri due stipendi”

A cura di Luca Teolato
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Il commissario: “Abbiamo trasmesso alla Regione il piano di risanamento. Se è percorribile l’azienda si salva altrimenti l’Ater non ha alcuna possibilità di sopravvivenza”.

La situazione finanziaria dell'Ater provinciale di Roma è al collasso. A novembre Fanpage.it aveva già raccontato una condizione economica non proprio felice dell’azienda regionale del Lazio, che gestisce circa 10 mila alloggi, ma ora la situazione sembra quasi irreparabile. È quanto emerge da un comunicato dei dipendenti, dopo la riunione di stamane con i vertici Ater. Il confronto, comincia la nota "ha fatto emergere un quadro estremamente critico, già compromesso e ulteriormente aggravato da circa 22 milioni di euro di pignoramenti tra Agenzia delle Entrate, Comune di Frascati e Velletri Servizi, riferiti all’IMU delle annualità antecedenti il 2023 (2015–2023)". Una situazione finanziaria drammatica che dà poco, anzi pochissimo respiro, all’azienda che ha comunicato "ai lavoratori che – si legge – allo stato attuale, l'Ente è in grado di garantire l'erogazione di ulteriori soli due stipendi. A questo si aggiungono il mancato versamento dei contributi da quattro mesi e il mancato pagamento della cassa da sei mesi, delineando una condizione non più sostenibile e con ricadute dirette sulle famiglie dei dipendenti".

L’ultima spiaggia sembra essere un piano di salvataggio aziendale trasmesso la scorsa settimana in Regione Lazio. La parola d’ordine è velocità perché il tempo non è molto. "Il piano di risanamento aziendale – spiega il dg dell'Ater provinciale Remo Pisani – è fondato su criteri certi ma deve essere attuato in maniera rapida e veloce da parte della Regione Lazio". Gli stessi dipendenti nel comunicato sottolineano che "non si è più nella fase delle analisi o delle valutazioni: serve una decisione immediata, obbligatoria e dirimente".

"Il Consiglio regionale – spiega il commissario Ater provinciale Paolo Della Rocca – nel bilancio di previsione 2026 ha declarato cosa deve fare l’azienda per attuare il riequilibrio di bilancio. La vendita di 1500 alloggi, dei condomini misti e il recupero dell’elusione ed evasione. Stessa linea indicata da una delibera della giunta. L’Ater ha trasmesso alla Regione il piano di risanamento in relazione a questi dettami. La Regione Lazio – conclude il commissario – ci deve dire se il piano è percorribile. Se lo è l’azienda si salva altrimenti l’Ater non ha alcuna possibilità di sopravvivenza".

La vicenda quindi è molto complessa. "I numeri reali della situazione debitoria – prosegue la nota – emersi solo dopo il recente lavoro di ricostruzione e approvazione dei bilanci degli anni precedenti, raccontano una stratificazione di oltre vent’anni". I vertici e i dipendenti chiedono che venga presa una "decisione non più rinviabile, anche per scongiurare la messa in liquidazione dell’Azienda, che produrrebbe effetti a cascata sui bilanci di 106 Comuni e di tutti i fornitori della Provincia di Roma, compromettendo la continuità dei servizi essenziali sul patrimonio abitativo, a partire da luce, acqua e gas".

Si chiede quindi una decisione veloce da parte della Regione che però escluda la fusione con Ater Roma. "Una fusione – prosegue il comunicato – rappresenterebbe un mero escamotage tecnico volto a eludere i debiti nei confronti dei Comuni e dei fornitori, i quali si troverebbero costretti a spostare le proprie azioni esecutive su Ater Roma".

"La decisione che serve – concludono – è un’altra: chiara, immediata e coerente con gli strumenti già individuati". Pena la sopravvivenza dell’Ater provinciale di Roma.

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