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Santa Marinella, il caso di Daniele Renda: “Non posso candidarmi a sindaco perché da disabile ho fatto causa al comune”

Daniele Renda corre con Avs ma rischia di non poter diventare sindaco o consigliere: è in causa col Comune per aver denunciato l’assenza di un Piano per l’eliminazione delle barriere architettoniche.
A cura di Francesco Esposito
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Daniele Renda
Daniele Renda

Fra i comuni del Lazio che andranno al voto il 24 e 25 maggio per eleggere i propri consigli comunali c'è anche Santa Marinella. Nella città del litorale, però, c'è un candidato sindaco che, qualora dovesse avere i voti necessari, non potrebbe comunque essere nominato né primo cittadino né consigliere comunale. Si tratta di Daniele Renda, che corre con unaa coalizione guidata da Alleanza Verdi e Sinistra e che sarebbe incompatibile con la carica perché in causa con lo stesso Comune. Tutto a causa del suo attivismo in favore delle persone con disabilità.

"Ho fatto causa all'amministrazione per non aver rimosso le barriere architettoniche"

"Faccio politica da sempre. Sono stato coordinatore del circolo di Sinistra Italiana per diverso tempo e sono una persona con disabilità: sono ipovedente grave, invalido civile", racconta Fanpage.it. Daniele Renda è anche uno dei portavoce nazionale della rete Disability Pride Italia, con cui si batte per la libertà, l’uguaglianza, l’emancipazione, la pari dignità e la salute di tutti i cittadini, in particolare delle persone con disabilità. Una battaglia che già nel 2013 porta a Santa Marinella, chiedendo al Comune di redige un Peba, piano di eliminazione delle barriere architettoniche e di metterlo in pratica. L'obbligo per ogni comune di dotarsi di questo tipo di documenti è previsto dalla legge 41 del 1986, che però non prevede sanzioni in caso di mancanza.

"Dopo battaglie politiche, disobbedienza civile e richieste rimaste senza risposta, il Comune è rimasto silente e inerte – aggiunge Renda -. A quel punto, d’accordo con il Disability Pride, con una lista civica che allora agiva su Santa Marinella e con l’associazione Luca Coscioni, ho deciso per la prima volta in Italia di denunciare un’amministrazione pubblica. Ritenevo che la mancata rimozione degli ostacoli che impediscono alle persone di essere libere, uguali e con pari dignità, come prevede l’articolo 3 della Costituzione, costituisse una condotta discriminatoria".

Il Comune, condannato a eliminare le barriere architettoniche, ha fatto ricorso

Facendo leva sulla legge 41 e sulla legge 67 del 2006, che introduce misure per la tutela giudiziaria delle persone con disabilità vittime di discriminazioni, Daniele e i legali dell'associazione Luca Coscioni fanno condannare l’amministrazione di Santa Marinella per condotta discriminatoria individuale nei suoi confronti, in quanto portatore di un interesse diretto, e collettiva nei confronti delle persone con disabilità. Con una sentenza del 13 ottobre 2023, il giudice ha stabilito che l’amministrazione avrebbe dovuto eliminare entro un anno le barriere architettoniche indicate da una Ctu, cioè da un tecnico nominato dal giudice. "Da allora, però, l’amministrazione non ha fatto nulla. L’unica cosa che ha ritenuto di fare è stata impugnare la sentenza, nonostante anche il parere negativo del suo avvocato", sottolinea Renda.

"Avendo il Comune fatto appello, io ho una causa pendente con l’ente. E ai sensi dell’articolo 63 del Testo unico degli enti locali non sarei compatibile né con la carica di sindaco né con quella di consigliere comunale. Quindi vivo una doppia discriminazione: da cittadino non posso esercitare pienamente i miei diritti di libertà e uguaglianza, e in più rischio di non poter godere dei miei diritti politici perché l’amministrazione ha scelto di fare appello invece di rimuovere le barriere architettoniche".

Sul caso il senatore Giuseppe De Cristofaro ha presentato un'interrogazione al governo per chiedere "se non si ritenga opportuno intervenire, anche sul piano normativo, per chiarire e superare eventuali profili di incongruenza tra la disciplina delle cause di ineleggibilità e incompatibilità e la piena garanzia del diritto di partecipazione politica delle persone con disabilità".

"Per contestare le mie richieste, il Comune ha speso oltre 90mila euro"

Se fosse sindaco si troverebbe sicuramente in una posizione difficile essendo a capo di un ente che gli deve dei soldi o viceversa. Una causa contro sé stesso, insomma. Ma Renda ricorda che "il risarcimento civile è già stato definito con la sentenza del 13 ottobre 2023. Se fossi eletto sindaco, la prima cosa che farei sarebbe ritirare quell’appello". Certo un'eventuale condanna potrebbe costringere l'amministrazione a pagare le spese legali. "Ma per contestare le mie tesi, il Comune ha speso oltre 90mila euro, tra risarcimenti e avvocati, utilizzando anche un finanziamento regionale. L’affidamento per redigere il Peba, invece, è stato valutato dalla stessa amministrazione sui circa 9mila euro. Quindi hanno preferito spendere dieci volte di più per opporsi al riconoscimento dei diritti delle persone con disabilità, invece di fare quello che avrebbero dovuto fare".

La vicenda legale è diventata, in campagna elettorale, un pretesto per attaccarlo, dicendo che la sua candidatura deriverebbe da interessi personali. "Lo fanno per confondere gli elettori – replica Renda -. È molto più facile dire: ‘Lo fa perché ci guadagna', piuttosto che spiegare ai cittadini l’importanza dei diritti universali e dei principi fondamentali della Costituzione".

"Riportare i cittadini al centro della politica di Santa Marinella"

Nonostante l'incompatibilità in caso di successo, il candidato non demorde, convinto che il caso possa aiutare a cambiare l'approccio politico e sociale alla disabilità. "Nel 2026 saranno quarant’anni dall’approvazione della legge 41 del 1986 che ha istituito i Peba – sottolinea Renda -. In quarant’anni abbiamo cambiato il mondo, ma non siamo riusciti a capire che per scendere un gradino una persona in carrozzina ha bisogno di una rampa. Non abbiamo imparato che la comunicazione aumentativa alternativa rende più facile la vita a milioni di persone con disabilità cognitiva, che la lingua dei segni italiana è una lingua ufficiale della Repubblica Italiana e deve essere usata per comunicare con le persone sorde, che le persone non vedenti hanno bisogno di strumenti particolari per potersi muovere come tutti gli altri".

Il suo impegno vuole essere anche per Santa Marinella, una città in cui, secondo Renda, "la cosa pubblica è stata gestita come qualcosa di privato e possessivo, e i cittadini sono stati spogliati dei loro diritti e della possibilità di incidere sul territorio. Noi vogliamo rimettere i cittadini al centro della politica. La politica che ha amministrato Santa Marinella in questi anni non ci interessa: non vogliamo semplicemente uno spazio dentro quel tipo di politica, vogliamo ribaltarla completamente".

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