Roma, operata a un ginocchio resta zoppa: casa di cura e chirurghi condannati a 600mila euro di risarcimento

Si è sottoposta a un intervento ortopedico al ginocchio destro, affidandosi a un chirurgo di fama internazionale nella Casa di Cura Città di Roma, ma è rimasta zoppa. Il Tribunale di Roma con il giudice Guido Marcelli ha condannato la struttura sanitaria e tre chirurghi a risarcire la paziente di 600mila euro. La sentenza è stata notificata oggi, mercoledì 20 maggio 2026, dopo una lunga e complessa battaglia legale iniziata nel 2021.
La donna, originaria di Sabaudia e oggi cinquantacinquenne, assistita dall'avvocato Renato Mattarelli, ha riportato danni permanenti. Per il Tribunale la paziente aveva patologie pregresse, che dovevano essere prese in considerazione, prima e durante il primo intervento, fatto praticamente "alla cieca", a cui è seguito un ulteriore intervento, che anziché ripristinare almeno le condizioni all’ingresso ospedaliero, le ha peggiorate.
La sentenza: "Patologie pregresse non considerate"
Il Tribunale di Roma ha accolto la tesi dell’avvocato Renato Mattarelli. I sanitari prima di operare la paziente "non hanno adeguatamente considerato l'artrite reumatoide da cui era affetta, che costituiva una controindicazione all'esecuzione di interventi di osteotomia – come si legge nella sentenza – i pregressi interventi di meniscectomia artrotomica interna ed esterna del ginocchio destro, eseguiti quattordici anni prima, i quali avevano sicuramente danneggiato la cartilagine del ginocchio; l'intervento di trasposizione del tendine rotuleo e il conseguente maggior attrito articolare e danneggiamento cartilagineo del comparto anteriore del ginocchio; gli interventi di protesizzazione delle anche del 2007 e del 2008, molto probabilmente eseguiti per porre rimedio a danni causati dall'artrite".
L'intervento ortopedico al ginocchio
I fatti risalgono all'ottobre del 2012, quando la donna allora quarantunenne si è rivolta al chirurgo per una correzione ortopedica a una disfunzione del ginocchio destro. "Non ti preoccupare, sistemiamo tutto noi" le ha detto l'equipe chirurgica che l'ha operata. Rassicurata del buon esito dell’intervento, la donna è tornata a casa. A distanza di tre mesi però le protesi inserite si sono rotte, la gamba ha ceduto e il femore destro si è fratturato.
Così la donna è stata costretta a un'urgente operazione di revisione e correzione chirurgica. Purtroppo anche il secondo intervento è stato svolto in maniera sbagliata: le condizioni di salute della paziente si sono aggravate e ha riportato diverse patologie, conseguenti agli errori chirurgici del primo e del secondo intervento. Un peggioramento causato, come riconosciuto anche dal giudice, proprio da chi doveva curarla anziché danneggiarla.