Cavalletti, ora indaga anche l’antimafia: nel mirino i legami col boss Guerino Primavera

La scelta del boss del narcotraffico Guerino Primavera di incontrare complici e sodali, con i telefoni lontani per evitare intercettazioni, ai tavolini di ‘Ricci – Il salumiere' in piazzale Adriatico e di ‘Buono come il pane' in via Ferruccio Amendola potrebbe non essere casuale. E rappresenterebbe un nuovo guaio per Christian Delle Fave, imprenditore romano la cui holding è proprietaria delle due catene oltre che del marchio di pasticcerie Cavalletti. Dopo le sanzioni amministrative per la conservazione degli alimenti e le condizioni di lavoro, dopo la denuncia per furto di energia e le indagini per riciclaggio, anche la direzione investigativa antimafia avrebbe puntato il proprio faro sulla faccia oscura del pianeta Cavalletti-Delle Fave.
Secondo quanto riportato dal Corriere della Sera, l'ipotesi sarebbe che Primavera non scegliesse i locali delle catene Ricci e Buono come il pane solo perché inserite nei quartieri del quadrante Nord-Est della Capitale, dove operava, o per un legame di fiducia con i titolari. Dietro ci potrebbero essere anche precedenti rapporti economici che possono aver aiutato il giovane manager nella scalata che lo ha visto acquisire e aprire circa una ventina di locali in tutta Roma. Un'ipotesi che aggraverebbe l'accusa di riciclaggio.
Il gruppo Cavalletti al centro delle indagini dell'antimafia
Il nome di Christian Delle Fave è uscito dalle pagine economiche per arrivare su quelle di cronaca dopo che il 27 marzo scorso i carabinieri del Nas e del Nucleo ispettorato del lavoro hanno eseguito dei controlli nella sede di Cavalletti su viale Parioli. In quell'occasione sono stati scoperti alimenti scaduti, manodopera irregolare e un allaccio abusivo alla rete elettrica per un danno di circa 360mila euro. Nelle settimane successive, con anche il supporto della finanza, le verifiche hanno interessato una quindicina di punti vendita del gruppo, mentre decine di ex dipendenti e fornitori hanno denunciato mancati pagamenti e un sistema che impediva di ottenere quanto spettava loro.
La holding, secondo quanto raccontato da avvocati del lavoro, avrebbe aperto e chiuso più società in pochi anni, facendone fallire una, svuotandola e spostando tutte le proprietà su una nuova. In questo modo è complesso ottenere un risarcimento tramite il tribunale. Un raggiro di cui sarebbe stato vittima anche l'assessore a Turismo, Moda, Sport e Grandi Eventi di Roma Capitale, Alessandro Onorato, a cui Delle Fave dovrebbe oltre 200mila euro.
Da Ricci l'incontro a telefoni lontani del boss Primavera
I nomi di alcuni locali del gruppo, però, erano già finiti nelle carte dell'inchiesta ‘Sciacallo', che a febbraio ha portato all’arresto per spaccio di tre poliziotti infedeli: Danilo Barberi, Dario Scascitelli e Matteo Vita. Avrebbero sfruttato il proprio ruolo per avvantaggiare il gruppo criminale di Guerino Primavera, cedendogli parte della droga sequestrata ad organizzazioni concorrenti e passandogli informazioni riservate su futuri controlli.
Uno di questi scambi di notizie è avvenuto il 27 agosto 2024 da Ricci in piazzale Adriatico 2. In quell'occasione Barberi, Primavera e il suo socio Francesco Barravecchia, "dopo essere arrivati ognuno per proprio conto sul posto e dopo aver lasciato i rispettivi telefoni in un luogo appartato, alle 13.19 si siedono allo stesso tavolo sulla terrazza al piano superiore del locale", come si legge nell'ordinanza di custodia cautelare.
Anche ‘Buono come il pane' di via Ferruccio Amendola 92/94 sembra essere un posto di fiducia per Primavera e i suoi. Qui viene organizzato una consegna di soldi falsi e si attendono sviluppi sul sequestro di un furgone da parte dei tre agenti di polizia. "Ci vediamo da Buono", dice più volte il boss intercettato dai trojan, dimostrando un legame con quella particolare attività che ora gli inquirenti sembrano voler approfondire.