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29 Aprile 2022
11:27

Rifiuti, che fine ha fatto la bioraffineria promessa da Gualtieri per Roma?

Gualtieri ha annunciato l’intenzione di realizzare a Roma un grande termovalorizzatore. Ma nel suo programma elettorale si parlava di una bioraffineria, che invece è scomparsa dai discorsi del sindaco.
A cura di Enrico Tata
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Il sindaco di Roma, Roberto Gualtieri, ha annunciato di voler realizzare un grande termovalorizzatore sul territorio della Capitale entro il Giubileo del 2025. Ma nel suo programma elettorale non c'era traccia di questa soluzione per risolvere l'emergenza rifiuti a Roma. Erano menzionati impianti per la valorizzazione della carta, della plastica, del vetro e dei metalli, impianti di compostaggio, discariche di servizio e anche una bioraffineria, che serve a trasformare le biomasse (per esempio gli scarti in legno) in biocombustibili. "Provvedere alla progettazione, autorizzazione e affidamento della realizzazione di ulteriori due impianti di compostaggio fino al completamento del fabbisogno comunale e di una bioraffineria, per produrre energia dai rifiuti".

Che fine ha fatto la bioraffineria?

Il Campidoglio ricorda che Gualtieri ha parlato di termovalorizzatori, seppure in maniera sfumata, nelle linee programmatiche votate dall'Assemblea Capitolina subito dopo l'insediamento del nuovo sindaco. Nel documento approvato si leggeva infatti tra gli obiettivo: "Potenziamento della capacità di incenerimento a partire dal sito Acea di San Vittore". Si prevedeva, inoltre, la costruzione di "almeno una bioraffineria, per produrre biocarburanti, idrogeno o nuovi materiali dai rifiuti". Anche in campagna elettorale Gualtieri prometteva: "Tra gli impianti da realizzare penso ad una bioraffineria, una tecnologia moderna e avanzata per la trasformazione dei rifiuti in energia. L’attivazione di tre impianti di tritovagliatura e due impianti di compostaggio". Nel discorso in cui ha annunciato la soluzione del termovalorizzatore, l'ipotesi di una bioraffineria non è stata neanche menzionata.

Adesso Gualtieri la pensa come Calenda sul termovalorizzatore

È datata 16 settembre, cioè un mese prima delle elezioni, una dichiarazione di Gualtieri contro Carlo Calenda, favorevole al termovalorizzatore: "Sui rifiuti noto l’attenzione altalenante di Carlo Calenda su San Vittore, prima dice che serve la bioraffineria come da nostro programma, ora vuole un nuovo termovalorizzatore". Replica di Calenda: "Punto uno: a Roma ci vuole un termovalorizzatore. E Robè, no, non ho cambiato idea, la prima dichiarazione sul termovalorizzatore è di ottobre, prevengo la tua risposta così non ricominciamo con questa storia. Punto due: di certo ci vuole il progetto della bioraffineria ma deve essere raddoppiato San Vittore, perché la quarta linea non è autorizzata per bruciare".

Cos'è la bioraffineria

Come segnalato a Fanpage.it da Natale Di Cola, segretario della Cgil di Roma e del Lazio, i termovalorizzatori hanno un grande problema: sono una tecnologia vecchia, che non viene più finanziata. Per esempio il governo italiano ha escluso di finanziare nuovi impianti con i fondi del Pnrr, poiché essi violano il principio europeo del "do no significant harm" (DNSH), cioè di non arrecare danni significativi all'ambiente.

In pratica i termovalorizzatori inceneriscono i rifiuti e producono energia termica, che a sua volta viene trasformata in energia elettrica. Al termine del processo, tuttavia, vengono prodotte ceneri leggere e pesanti. Le nuove direttive europee sull'economia circolare hanno introdotto un nuovo concetto, quello del recupero di materia, e proprio a questo servono le bioraffinerie. Sono impianti che producono, attraverso la gassificazione dei rifiuti urbani residui della raccolta differenziata, non energia ma materie come idrogeno, metanolo ed etanolo. In pratica rappresenterebbero l'evoluzione dei termovalorizzatori e soprattutto non producono scarti o emissioni.

Spiega Luca Spadacini, ingegnere della società giapponese JFE: "Con una tonnellata di rifiuti indifferenziati si possono produrre circa 200 litri di metanolo, mentre con una tonnellata di CSS, risultato del pretrattamento dei rifiuti in un impianto tmb come quelli di Malagrotta o di Rocca Cencia a Roma, se ne possono produrre circa 400".

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