Resti archeologici nel cantiere del termovalorizzatore, Acea: “Lavori sospesi solo nell’area interessata”

Il cantiere del termovalorizzatore di Santa Palomba torna al centro delle polemiche. Il Movimento 5 Stelle chiede di fermare i lavori per verificare i nuovi ritrovamenti archeologici emersi nell'area sulla base della segnalazione dell'Unione dei Comitati contro l'inceneritore, che sostiene che nel sito stia affiorando "un autentico giacimento archeologico che impone l'abbandono dell'intervento". Intanto Forum Ambientalista, Zero Waste Italia e Rete Tutela Roma Sud e Castelli Romani hanno presentato un esposto alla Procura della Repubblica e una segnalazione all'Autorità nazionale anticorruzione (Anac), chiedendo accertamenti sull'iter autorizzativo dell'opera.
RenewRome, azionista di maggioranza della società di progetto RenewRome incaricata della realizzazione dell'opera, fa sapere che "le attività di cantiere proseguono nelle aree non interessate dai ritrovamenti archeologici, in linea con le indicazioni date dalla Soprintendenza Speciale di Roma Archeologia, Belle Arti e Paesaggistica (SS-ABAP)e dagli enti competenti", si legge in una nota stampa. "Sono ancora in corso le attività di verifica da parte degli archeologi che porteranno alla definizione delle prescrizioni definitive da parte della Soprintendenza. I lavori sono temporaneamente sospesi nell'area del cantiere interessata dai ritrovamenti archeologici, zona molto limitata e perimetrale", conclude la nota.
Esposto in procura per chiedere verifiche sull'iter autorizzativo
A rilanciare la richiesta di fermare l'opera dopo la segnalazione dei comitati è il capogruppo del Movimento 5 Stelle in Consiglio regionale, Adriano Zuccalà. "Continuiamo a sostenere il lavoro delle associazioni, dei comitati e dei cittadini che da anni si oppongono alla realizzazione di un impianto che riteniamo completamente sbagliato per il territorio e per il modello di gestione dei rifiuti che Roma dovrebbe perseguire", afferma. Il consigliere regionale spiega che, secondo le associazioni firmatarie dell'esposto, "da una verifica tecnica pare siano emerse diverse irregolarità che richiedono approfondimenti", sia sul Provvedimento autorizzatorio unico regionale sia su possibili conflitti di interesse.
Sull'acquisto dei terreni del cantiere da parte di Ama sta indagando sia la Corte dei Conti che la Procura di Roma. Daniele Pace, ex presidente della municipalizzata dei rifiuti e poi membro del Consiglio di amministrazione, e il geometra Umberto Linari, autore della perizia che ha valutato l'area, sono finiti nel registro degli indagati. Il timore è che l'azienda abbia acquistato i terreni a un prezzo superiore rispetto al loro valore reale a seguito di una possibile truffa.
I comitati: "Nuovi ritrovamenti archeologici, abbandonare il cantiere"
Per il Movimento 5 Stelle serve inoltre fare chiarezza sui ritrovamenti archeologici emersi durante gli scavi. "Non possono esserci zone d'ombra – sostiene Zuccalà -. I lavori vanno bloccati per consentire le verifiche necessarie nel pieno rispetto della legalità e della tutela del patrimonio comune". Ancora più dura la posizione dell'Unione dei Comitati contro l'inceneritore. Secondo gli attivisti, gli ultimi scavi starebbero facendo emergere un contesto archeologico molto più ampio di quanto previsto. "Nel cantiere del cosiddetto termovalorizzatore di Santa Palomba sta venendo alla luce un autentico giacimento archeologico che impone l'abbandono dell'intervento come previsto dallo stesso Paur", si legge nella nota.
I comitati ricordano che l'area di Santa Palomba è considerata da tempo di elevato interesse archeologico e contestano le valutazioni svolte nella fase autorizzativa. A loro giudizio, la documentazione progettuale avrebbe omesso alcuni importanti ritrovamenti già noti, come il Santuario arcaico IBM-Semea, con conseguenze sulla classificazione del rischio archeologico e sulle verifiche preventive.
Tra le scoperte più recenti ci sono i resti di strutture murarie legate alla strada basolata – un ritrovamento in parte confermato anche da Roma Capitale – per un'estensione di circa 550 metri quadrati, una vasca di forma ovale e un'ulteriore area archeologica ancora da indagare, che i comitati stimano di circa 2.500 metri quadrati. "Informazioni preziose per la comprensione del contesto archeologico, prontamente coperte con il tessuto non tessuto", aggiunge il coordinamento. I comitati chiedono inoltre che il sito venga aperto alla cittadinanza con la formula del "cantiere aperto" e ribadiscono la richiesta di rinunciare definitivamente alla realizzazione del termovalorizzatore, ritenendo che i ritrovamenti siano incompatibili con la prosecuzione dell'intervento.