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Nei lavori per il termovalorizzatore di Santa Palomba potrebbe essere stato danneggiato un antico fontanile

Comitati e archeologi denunciano il ritrovamento di pietre con segni di lavorazione nel cantiere del termovalorizzatore di Roma: “Scavi senza archeologo”.
Le operazioni di scavo di mercoledì 20 maggio a Santa Palomba. In alto un dettaglio delle pietre emerse (da Facebook: Alessandro Lepidini)
Le operazioni di scavo di mercoledì 20 maggio a Santa Palomba. In alto un dettaglio delle pietre emerse (da Facebook: Alessandro Lepidini)

Il cantiere per il termovalorizzatore di Roma è ufficialmente iniziato, ma potrebbe aver già incontrato un primo intoppo. Nella giornata di mercoledì 20 maggio gli escavatori al lavoro per delle trincee preliminari hanno tirato fuori dei sassi molto particolari. "Sono conci lavorati, squadrati e levigati, sui quali era evidente l’azione dell'uomo", spiega a Fanpage.it Fabio, archeologo professionista e attivista dell'Unione dei comitati contro l'inceneritore, presente sul posto in quel momento. "Erano molto simili alla pavimentazione di un antico fontanile ritrovato durante le prime indagini del 2016 lì vicino". Un possibile grosso guaio per RenewRome, l'azienda titolare del progetto, e per il sindaco Roberto Gualtieri, mentre il Movimento 5 Stelle annuncia un'interrogazione in Assemblea Capitolina.

"Gli scavi fatti senza l'archeologo"

A documentare l'azione delle pale meccaniche e il materiale tirato fuori dal terreno c'erano gli attivisti dei comitati contrari all'opera, in presidio a circa duecento metri di distanza. "Eravamo lì perché il cantiere si stava allargando verso est, verso Albano Laziale, e ha preso un’altra particella catastale. È una particella che rientra nel Paur, quindi nell’iter autorizzativo unico, ma sulla quale la Soprintendenza non aveva potuto dare prescrizioni specifiche".

Gli operai, però, non erano lì per capire se sotto la terra potevano esserci antichi reperti, ma per una bonifica di eventuali ordigni bellici risalenti alla Seconda Guerra Mondiale. "Dopo che hanno fatto le trivellazioni per inserire il metal detector, hanno posato gli strumenti e hanno iniziato uno scavo di approfondimento", prosegue Fabio. "Il problema è che questo scavo veniva fatto con una benna dentata. In un’area di interesse archeologico non si può usare la benna dentata, ma solo la benna liscia. E soprattutto non c’era l’archeologo. Da prescrizioni dovrebbe essere presente addirittura durante la posa delle recinzioni del cantiere, per capire quanto sia grave la sua assenza".

Un operaio al lavoro con il metal detector (da Facebook: Alessandro Lepidini)
Un operaio al lavoro con il metal detector (da Facebook: Alessandro Lepidini)

"Dallo scavo pietre lavorate dall'uomo, simili a quelle del vicino fontanile"

Già le modalità di scavo non sarebbero state in linea con le procedure, soprattutto su un'angolo di terreno su cui la Soprintendenza non ha ancora espresso un parere. Dal cumulo di terra sollevato dall'escavatore sono spuntate delle pietre molto particolari, di media pezzatura, squadrati e levigati. "È evidente che c’è stata un’azione dell’uomo. Non sono pietre naturali", aggiunge l'archeologo, a cui il materiale venuto fuori mercoledì ricorda un altro antico manufatto della zona.

La forma e il tipo di lavorazione, per quanto documentato dalle foto e dai video degli attivisti, sarebbero pressoché identici alla pavimentazione di una struttura di epoca tardoantica-altomedievale rinvenuta nel 2016 a poca distanza in direzione ovest. "Noi lo chiamiamo ‘fontanile' per comodità, ma non è il classico fontanile ottocentesco. È un sistema di vasche collegate tra loro – sottolinea Fabio -. Ci siamo allarmati perché la quota (la profondità, ndr) da cui uscivano queste pietre era la stessa della pavimentazione già nota. Siccome le indagini archeologiche non erano arrivate su quella particella, è possibile che quella pavimentazione continuasse", spiega Fabio. Non è detto, però, che siano parti della stessa opera architettonica, ma "anche se quelle pietre non fossero più in opera ma fossero state rigettate o ributtate in altri strati, si tratta comunque di stratigrafia archeologica. Magari utile per ricostruire la cronologia del sito, quindi in ogni caso era necessario che fosse presente un archeologo".

Contattata la Soprintendenza, i 5 Stelle annunciano un'interrogazione

Sul posto si è recata anche la consigliera regionale Alessandra Zeppieri e la sera stessa l'Unione dei comitati contro l'inceneritore ha scritto al ministro della Cultura, Alessandro Giuli, e a quello dell'Ambiente, Gilberto Pichetto Fratin, oltre che alla Soprintendenza di Roma e ai funzionari competenti, per chiedere una verifica di quanto accaduto. Nel frattempo la consigliera capitolina ed ex sindaca Virginia Raggi ha annunciato che presenterà un'interrogazione "che possa chiarire eventuali autorizzazioni e, al contempo, ci auguriamo che vengano immediatamente predisposti i controlli opportuni che possano tranquillizzare la cittadinanza".

Anche fra la direzione del cantiere la scoperta non è passata inosservata. Nella mattinata di giovedì 21 maggio, sarebbe arrivata sul posto un'archeologa che ha discusso con gli operai addetti allo scavo. Subito dopo lo scavo sarebbe stato richiuso. "Secondo noi è ancora più sospetto dello scavo stesso – continua Fabio -. Perché se richiudi tutto così rapidamente, sembra quasi che tu abbia qualcosa da nascondere. Da mezzogiorno in poi non hanno più lavorato in quella zona".

Il valore archeologico di Santa Palomba

Solo le indagini della Soprintendenza potranno chiarire l'entità del danno e se questo comporterà uno stop ai lavori almeno in quella zona. Ma c'è il rischio che sia stato colpito un reperto di un'area molto importante dal punto di vista archeologico. "Già in epoca romana era una zona produttiva – spiega l'archeologo -. Ci sono diverse ville rustiche nelle vicinanze, dedicate alla produzione agricola. E a dire che l’area è importante non siamo solo noi attivisti o i libri di storia: lo dice la stessa verifica preventiva di impatto archeologico fatta da RenewRome, in cui si definisce l’area ‘a medio-alto rischio archeologico‘". In un contesto del genere le pale meccaniche dovranno fare molta più attenzione.

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