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Resta in carcere il 26enne che ha stuprato una donna a Tor Tre Teste: “Non ricordo niente, ero drogato”

Interrogato dal giudice per le indagini preliminari, il 26enne accusato di aver stuprato una donna nel parco di Tor Tre Teste ha dichiarato di non ricordare nulla a causa dell’assunzione di sostanze stupefacenti.
A cura di Natascia Grbic
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Rimarrà in carcere il ragazzo di 26 anni arrestato il 26 agosto con l'accusa di aver violentato una donna nel parco di Tor Tre Teste. Interrogato dal giudice per le indagini preliminari alla presenza dei suoi avvocati, Ilaria Narducci e Giuseppe Lufrano, ha dichiarato di non ricordare nulla dello stupro a Tor Tre Teste perché si era drogato poco prima. Il gip ha disposto la custodia cautelare nel carcere di Regina Coeli, dove era stato portato dai carabinieri subito dopo il fermo. Secondo il giudice, è concreto il rischio di reiterazione del reato e il pericolo di fuga. Deve rispondere di violenza sessuale e rapina.

Il 26enne è gravemente sospettato di aver violentato un'altra donna nella giornata di martedì. Poco prima di essere individuato dai carabinieri, avrebbe avvicinato con la scusa di una sigaretta una 44enne che stava aspettando l'autobus in via Prenestina, portandola con la forza in un vicolo isolato e abusando di lei. A inchiodarlo la descrizione della vittima, che ha descritto il suo aggressore come nordafricano, con lo stesso cappello e la stessa maglietta con la quale era stato ripreso dalle telecamere di videosorveglianza.

La violenza ai danni di una signora di sessant'anni è avvenuta domenica all'alba nel parco di Tor Tre Teste. La donna stava passeggiando con il suo cane quando, verso le 6 del mattino, è stata aggredita alle spalle dal 26enne, che ha abusato di lei. Dopo è fuggito, passando prima da Quarticciolo – dove forse ha provato a vendere il telefono – e proseguendo poi la sua fuga verso la stazione Termini, dove ha spento il cellulare. Il 26enne è stato immortalato dalle telecamere di sorveglianza della zona, ripreso con gli stessi vestiti descritti dalla vittima, che lo hanno inchiodato. I carabinieri sono riusciti a tracciare i suoi spostamenti anche grazie al gps presente sul telefono della vittima, che lui ha rubato subito dopo la violenza.

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