Raccolta della plastica a rischio nella provincia di Roma: gli impianti sono pieni e non riescono a venderla

Immagine
Immagine di repertorio (iStock)
Sette Comuni della provincia di Roma lanciano l’allarme: dalla prossima settimana potrebbero non sapere più dove portare la plastica. Chiesti interventi a Regione e Governo.

Sette sindaci della città metropolitana di Roma lanciano l’allarme: il ciclo di raccolta della plastica potrebbe incepparsi presto. Dalla prossima settimana, infatti, potrebbero non riuscire più a conferire con regolarità la plastica raccolta nei loro Comuni. Il problema al momento riguarda Fiano Romano, Riano, Rignano Flaminio, Capena, Montorio Romano, Monteflavio e Moricone e nasce dalle limitazioni e dalle sospensioni dei ritiri da parte di Corepla (Consorzio Nazionale per la Raccolta, il Riciclo e il Recupero degli Imballaggi in Plastica) in un momento in cui la filiera nazionale del riciclo è in forte difficoltà. I primi cittadini hanno scritto venerdì 4 settembre alla presidente del Consiglio Giorgia Meloni, al presidente della Regione Lazio Francesco Rocca e all’Anci chiedendo un intervento urgente. Due giorni prima anche la consigliera regionale Marietta Tidei di Italia Viva ha presentato un’interrogazione a Rocca e all’assessore ai Rifiuti, Fabrizio Ghera. Il timore è che gli impianti arrivino presto alla saturazione, con la plastica che continua a essere raccolta ma senza avere più una destinazione certa. E presto potrebbero verificarsi disagi per i cittadini.

"Il problema che molti Comuni stanno incontrando nello smaltimento della plastica sta assumendo dimensioni sempre più preoccupanti e non può essere scaricato sulle singole amministrazioni locali", commenta a Fanpage.it la consigliera Tidei. "È necessario che il Governo recepisca rapidamente le sollecitazioni arrivate anche dalla Conferenza delle Regioni e intervenga con indicazioni chiare e soluzioni concrete".

Perché la filiera della plastica si è inceppata

Gli impianti ricevono la plastica della raccolta differenziata, la selezionano e la preparano per essere reimmessa sul mercato. Ma oggi trovare compratori è diventato sempre più difficile. La plastica vergine proveniente da Paesi extraeuropei viene venduta a prezzi più bassi e il materiale riciclato prodotto in Italia diventa meno appetibile. La domanda cala, i magazzini si riempiono e gli impianti che dovrebbero ricevere nuovi carichi restano senza spazio. È questa la situazione denunciata dai sindaci, secondo cui Corepla, uno dei consorzi che si occupa della raccolta e del riciclaggio della plastica, sta incontrando difficoltà a garantire il ritiro completo e regolare dei quantitativi conferiti.

Sette Comuni rischiano di non sapere più dove portare la plastica

I sette sindaci hanno fatto sapere di essere stati già informati dell’impossibilità di conferire con regolarità i quantitativi raccolti "già dalla prossima settimana". Il servizio porta a porta o stradale, quindi, può continuare, ma rischia di incepparsi nel passaggio successivo: una volta caricata sui mezzi, la plastica deve essere portata in impianti che potrebbero non avere più spazio per riceverla.

"Al momento risultano problemi solo al gestore, che sta avendo più complicazioni nella raccolta, ma dalla prossima settimana potremmo averne anche noi" dice Vincenzo Marcorelli, sindaco di Rignano Flaminio, a Fanpage.it. Il Comune sta quindi valutando di chiedere la collaborazione dei residenti già prima che l’emergenza arrivi. "Chiederemo, dove possibile, di cercare di ridurre la produzione di rifiuti plastici, privilegiando prodotti con meno imballaggi, prodotti sfusi, contenitori riutilizzabili, acqua di rete e borse riutilizzabili; e di schiacciare e comprimere bottiglie, flaconi e altri imballaggi, così da occupare meno spazio", illustra Marcorelli.

Il timore dei sindaci è che, senza una soluzione rapida, la saturazione degli impianti possa interrompere la continuità della raccolta e aprire anche un problema igienico e ambientale. Il rischio di accumuli incontrollati di rifiuti sul territorio, oltre che di problemi di sicurezza negli stessi impianti ormai vicini al limite, c'è. "I Comuni non possono essere lasciati soli ad affrontare una criticità che riguarda l’intero sistema della raccolta e del trattamento dei rifiuti – aggiunge la consigliera Tidei -. Anche la Regione deve fare la propria parte, ma è soprattutto dal livello nazionale che devono arrivare regole certe e una risposta strutturale, prima che le difficoltà di oggi si trasformino in una vera emergenza".

Il rischio è che il conto finisca sulla Tari

Alla difficoltà logistica se ne aggiunge una economica. Se gli impianti utilizzati oggi non riuscissero più ad accogliere la plastica, i Comuni dovrebbero cercare altre strade: nuovi siti di stoccaggio, trasporti più lunghi o trattamenti alternativi. Tutte soluzioni che avrebbero un costo extra.

Ed è proprio qui che i sindaci chiedono garanzie. Nella richiesta di un incontro urgente inviata a Governo, Regione e Anci sottolineano che gli eventuali costi straordinari non possono essere trasferiti in automatico sui bilanci comunali e, di conseguenza, sui cittadini. Chiedono quindi risorse regionali e nazionali per coprire le spese dell’emergenza ed evitare che la crisi della filiera del riciclo si trasformi in una nuova voce sulla Tari. Con uno scarico, quindi, sui cittadini.

Il rischio è che la situazione si trasformi in un paradosso: dopo tanti sforzi di famiglie e Comuni per implementare la raccolta differenziata e rafforzare la cultura del riciclaggio, anche per un vantaggio economico, potrebbero subire una stangata proprio dal mal funzionamento economico di questa filiera.

I sindaci chiedono alla Regione di prendere in mano l’emergenza

Quello che chiedono adesso i sette Comuni è di non essere lasciati soli e d'istituire un tavolo urgente con Regione, amministrazioni locali, Enti d’Ambito, gestori, impianti, COREPLA e CONAI (Consorzio Nazionale Imballaggi), così da avere una regia unica e non lasciare ogni sindaco a cercare da solo una soluzione. Chiedono inoltre di individuare impianti alternativi, aumentare dove possibile e per un periodo limitato gli spazi di stoccaggio e stabilire una procedura uguale per tutti per gestire la plastica che non viene ritirata.

A Rocca e Ghera chiedono anche di fare pressing sul Governo per un intervento sulle politiche economiche che regolano il mercato della plastica riciclata e sull’ingresso in Italia di materiale proveniente dall’estero. "Servono misure come dazi su importazione di plastica dalla Cina o incentivi per l'utilizzo di plastica riciclata, o questo diventerà – e già lo è – un problema che riguarderà la totalità dei comuni d'Italia", commenta il sindaco di Fiano Romano,  Santonostaso.

L’ultima ipotesi: mandare la plastica al termovalorizzatore

Nel documento dei sette Comuni compare anche una soluzione che gli stessi sindaci definiscono "un grave e significativo arretramento sotto il profilo ambientale". Se Corepla non riuscisse a riprendere i ritiri e non fossero disponibili altri impianti o spazi di stoccaggio, chiedono di valutare in via d’emergenza la termovalorizzazione, quindi l'incenerimento, della plastica in eccesso. Una strada da utilizzare soltanto come ultima risorsa per evitare che i materiali continuino ad accumularsi negli impianti o, peggio, nei centri abitati. L'ultima opzione percorribile per evitare che montagne di plastica riempiano le strade della provincia di Roma.

autopromo immagine
Più che un giornale
Il media che racconta il tempo in cui viviamo con occhi moderni
api url views