Quattromila carte da collezione anche dei Pokémon false vendute come originali: maxi sequestro a Roma est
Circa quattromila carte da gioco da collezione contraffatte, tra le quali dei Pokémon, gadget e articoli di merchandising. Prodotti falsi che venivano venduti come originali, ingannando i clienti. È la merce che nella mattinata di oggi, mercoledì 16 settembre, gli agenti della polizia locale di Roma Capitale hanno sequestrato in sei negozi nel V Municipio. Sono sette le persone denunciate, tutte di nazionalità cinese e di età compresa tra i ventinove e i sessant'anni, che dovranno rispondere dei reati di contraffazione e ricettazione; per una di loro è stata inoltre contestata l’ipotesi di frode in commercio.
Il sequestro è il risultato delle indagini degli agenti del V Gruppo Prenestino partite da alcune segnalazioni di clienti. Accorgendosi che alcuni negozi della periferia est della Capitale vendevano carte da gioco da collezione, gadget e merchandising contraffatti, sono partite le verifiche. Attraverso dei sopralluoghi e attività di osservazione gli agenti hanno individuato una serie di negozi dove fare degli accertamenti.
Dai controlli è emerso che la merce venduta come originale in realtà non lo era. Si tratta di prodotti che presumibilmente erano destinati anche alla vendita online. Anche il titolare del marchio, che gli agenti hanno contattato per fare i controlli, ha confermato che non erano autentici. Rispetto agli originali, i prodotti falsi si riconoscevano per la stampa meno nitida, gli inchiostri diversi e alcune differenze nelle grafiche e nei caratteri.
Tra le circa quattromila carte da gioco sequestrate ci sono diversi marchi e prodotti di intrattenimento, compresi Pokémon e carte del gioco "Uno", oltre a numerosi gadget e articoli di merchandising raffiguranti personaggi di celebri cartoni animati. Gli investigatori cercano inoltre di capire quale fosse la destinazione dei prodotti nel mercato online. Forse siti e piattaforme specializzate, dove i prodotti sarebbero stati proposti come originali, senza rendere riconoscibile la loro provenienza.