“Potere alle donne? Facciamole nascere”: l’ennesima vergogna antiabortista per le strade di Roma

"Potere alle donne? Facciamole nascere! #8marzo". Questo il testo del nuovo cartellone apparso a Roma, a Villa Carpegna, Circonvallazione Aurelia, poco prima di via Gregorio VII. L'ennesima provocazione dell'associazione cattolica Pro Vita, non a caso piazzata a pochi giorni dall'8 marzo, giornata che da anni è sinonimo di lotta e rivendicazione del movimento transfemminista globale. Da subito sono fioccate le proteste per il manifesto, affisso su uno spazio con il logo del Comune di Roma, con centinaia di donne che ne stanno chiedendo la rimozione, dato il contenuto offensivo. A spiegarci il contenuto del manifesto è ancora una volta un uomo, Jacopo Coghe, portavoce dell'associazione. Coghe sostiene che sia la risposta "all'accusa di essere nemici delle donne rivolta a Pro Vita & Famiglia lo scorso 10 febbraio durante un’audizione al Parlamento Europeo". "Come per ogni essere umano – dice Coghe – il primo diritto di una donna è quello alla vita". Asserisce poi che "ogni anno nel mondo l’aborto stermina milioni di donne nel grembo materno solo perché sono donne", e attacca le femministe "perché non protestano".
A Roma, ma in quella zona soprattutto, i manifesti di Pro Vita sono una costante: ciclicamente vengono imbrattati, e l'associazione ne affigge di nuovi. In totale spregio alla legge 194, che garantisce il diritto di ogni donna a interrompere una gravidanza quando non desiderata. Certo, non bisogna stupirsi di un cartellone quando nelle strutture pubbliche viene ancora consentito a personale obiettore di coscienza di decidere se una donna può abortire o meno. Sarebbe però ora che si smettesse di colpevolizzare chi decide di ricorrere all'interruzione volontaria di gravidanza. Anzi, a quarantaquattro anni di distanza c'è bisogno di migliorare e aggiornare la legge 194 consentendo l'utilizzo della pillola RU486 a chi ne faccia richiesta, invece di prediligere l'aborto chirurgico. C'è bisogno che sia snellita la procedura burocratica per accedere all'Ivg. Va assunto personale non obiettore nelle strutture pubbliche, onde evitare che le donne trovino ostacoli nell'esercitare il loro diritto all'aborto. Questa è la vera vergogna. Ricordiamocelo sempre, e ribadiamolo ancora oggi, a quattro giorni di distanza dall'8 marzo.