Paziente cardiopatico viene dimesso dall’ospedale, appena torna a casa muore di infarto: “Per i medici era artrosi”

Era stato dimesso poco prima dall'ospedale, ma quando è tornato a casa per lui non c'è stato niente da fare. È quanto accaduto a un uomo di 72 di Tarquinia, paziente cardiopatico, che, dimesso dall'ospedale, ha fatto appena in tempo a raggiungere la casa e a varcare la soglia della sua abitazione prima di perdere la vita per un infarto. I medici avrebbero scambiato il principio di infarto per artrosi.
I fatti risalgono al 3 febbraio del 2021. Per quanto accaduto due medici, che in quella tragica giornata si trovavano in turno in ospedale, sono finiti a processo per omicidio colposo. Si tratta di due cardiologi dell'ospedale Santa Rosa di Viterbo.
Il processo per la morte del 72enne cardiopatico a Viterbo
A quattro anni dai fatti, nel processo per omicidio colposo sono imputati i due medici cardiologi, un sessantaduenne e una quarantanovenne, difesi dagli avvocati Alfredo Perugi e Giuliano Migliorati. I due si trovavano in turno durante il ricovero e le dimissioni dell'uomo. Parte civile una familiare del settantaduenne, assistita dall’avvocato Fabio Viglione del foro di Roma.
Secondo l'accusa i medici avrebbero attribuito i dolori lamentati dall'uomo all'artrosi e non avrebbero effettuato il dosaggio della troponina il 16 e il 17 gennaio 2021, senza accertare le risultanze elettrocardiografiche né i valori elevati di troponina del 18 e 19 gennaio.
"Un lavoro più attento avrebbe potuto confermare la diagnosi iniziale di infarto, serviva un approfondimento diagnostico ed, eventualmente terapeutico del tipo coronoangiografia", è l'ipotesi avanzata dal pubblico ministero Flavio Serracchiani, presente in aula ieri davanti alla giudice Ilaria Inghilleri. Nell'ultima udienza sono stati riicevuti i consulenti della Procura, il professor Massimo Delfino medico internista che ha effettuato l’autopsia col medico legale Benedetta Baldari.
Le dimissioni e la morte del 72enne: cosa è successo
Il settantaduenne era stato trasferito nell'ospedale di Viterbo dal pronto soccorso Tarquinia con una sindrome coronarica acuta. "Era un paziente cardiopatico, gli era già stato applicato uno stent. Era obeso e diabetico: i diabetici hanno poco dolore al torace per cui possono possono risultare falsi asintomatici – ha dichiarato in aula il professor Delfino, come riporta Tuscia Web.eu – Forse non si sarebbe salvato con una coronarografia, ma almeno si sarebbe potuto attribuire i dolori all'infarto e non all'artrosi".
Il 27 gennaio l’ecocardiogramma evidenziava un'ulteriore compromissione della frazione di elezione e una ipocinesia del ventricolo sinistro. Anche il giorno prima della morte, avvenuta il 2 febbraio per infarto del miocardio non appena giunto a casa, l’esame elettrocardiografico evidenziava che non si poteva escludere un infarto anteriore".