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Morte del carabiniere Mario Cerciello Rega a Roma
3 Febbraio 2021
17:51

Omicidio Cerciello, Hjorth: “Bendato per quasi un’ora, mi dicevano hai i minuti contati”

Gabriel Natale Hjorth interrogato davanti ai giudici della Corte d’Assise per l’omicidio in concorso del vicebrigadiere Cerciello Rega ha raccontato che in caserma i carabinieri gli hanno detto: “Hai i miluti contati”, di essere rimasto bendato per circa mezz’ora, quasi un’ora e che quattro o cinque di loro gli sono sliti sopra per ammanettarlo.
A cura di Alessia Rabbai
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Morte del carabiniere Mario Cerciello Rega a Roma

"Mi hanno portato in caserma, ammanettato e bendato. Sono rimasto con la benda sugli occhi per mezz'ora, forse una ora. Mi dicevano ‘hai i minuti contati'". Sono le parole di Gabriel Natale Hjorth, uno dei due ventenni americani, comparso oggi davanti ai giudici della Corte d'Assise in Aula nel processo per l'omicidio di Mario Cerciello Rega. Hjorth, insieme a Finnegan Lee Elder, materialmente esecutore del delitto, sono imputati per la morte del vicebrigadiere dei carabinieri ucciso a coltellate la notte del 26 luglio del 2019 nel quartiere Prati a Roma. Il ragazzo ha raccontato la sua versione dei fatti, dal momento della cattura all'interno dell'hotel dove entrambi soggiornavano, pronti per ripartire Oltreoceano, a quanto accaduto tra le mura della caserma. "Abbiamo sentito dei rumori alla porta della camera dell'albergo (l'hotel Le Meridien ndr). Io ed Elder pensavamo potesse essere la cameriera, invece sono entrati diversi uomini, alcuni in divisa, con le pistole in mano ci hanno fatto spogliare, faccia a terra, ci hanno fatto alcune foto coi telefonini e ci hanno detto di andare con loro". Ha spiegato il ragazzo, che nelle sue dichiarazioni ha anche raccontato davanti ai giudici di aver visto l'amico "Elder lavare il coltello e di averlo aiutato a nasconderlo".

"Erano in cinque sopra di me per ammanettarmi"

Attimi concitati quelli successivi al fermo di cui parla Hjorth davanti ai giudici: "Mi hanno messo una tovaglia in testa e mi hanno caricato in auto. Siamo arrivati in caserma e mi hanno portato in un ufficio, mi hanno buttato a terra, ammanettato e qualcuno da dietro mi ha bendato. Erano in quattro o cinque sopra di me, mi trattavano come se stessi facendo resistenza". E ha aggiunto: "Dopo mezz'ora mi hanno tolto la benda, davanti a me c'era Varriale che mi chiese se lo riconoscevo. Ero in pessime condizioni, stanco, spaventato e mi sentivo svenire. Uno dei carabinieri mi ha detto che se gli davo il pin per sbloccare il mio telefonino mi avrebbe tolto le manette. Poi mi hanno portato in un'altra stanza per l'interrogatorio".

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