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Morte del carabiniere Mario Cerciello Rega a Roma
16 Settembre 2020
12:42

Omicidio Cerciello, Elder in lacrime al processo: “Non mi perdonerò mai per averlo ucciso”

Finnegan Lee Elder, il giovane accusato di omicidio volontario in concorso insieme all’amico Gabriel Natale Hjort, ha chiesto di poter leggere una lettera scritta da lui all’udienza del processo di fronte la prima Corte d’Assise. “Ho tolto la vita a una persona, quella notte è stata la peggiore della mia vita”.
A cura di Natascia Grbic
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Morte del carabiniere Mario Cerciello Rega a Roma

"Voglio chiedere scusa a tutti, alla famiglia Cerciello e ai suoi amici. Al mondo intero. Quella notte è stata la peggiore della mia vita e se potessi tornare indietro per cambiare le cose lo farei ora, ma non posso". Così davanti alla prima Corte D'Assise di Roma Finnegan Lee Elder, il ventenne che la notte del 26 luglio ha ucciso con undici coltellate il vicebrigadiere dei carabinieri Mario Cerciello Rega. Nel corso dell'udienza di oggi, Elder ha chiesto di poter leggere alcune parole. "Le ho scritte io", ha dichiarato, specificando di non aver parlato prima per mancanza di coraggio.

"Spero che la famiglia possa perdonarmi"

"In carcere ho avuto la possibilità e il tempo di riflettere. Non voglio raccontare come si sono svolti gli eventi quella notte, perché già l'ho fatto nel corso degli interrogatori. Ma voglio dire che quella notte è stata la peggiore della mia vita, non perché sono in prigione, lontano da tutti. I motivi sono altri: ho tolto la vita di una persona, ho tolto un marito a sua moglie, ho rotto un legame tra fratelli. E ho tolto un figlio a sua madre. Non potrò mai perdonarmi tutto questo". E ha continuato: "Non sarò mai capace di perdonarmi per questo e non mi aspetto che la famiglia di Cerciello possa farlo oggi, sarà difficile, ma spero che un giorno potrà farlo".

"Rimorso per le sofferenze arrecate"

"Molti errori sono stati commessi quella sera. Il mio è stato il più grande – ha proseguito Elder – Vorrei tornare indietro per cambiare le cose, ma non posso. Tutto ciò che posso dire è che provo del rimorso. Ho dolore per le sofferenze che ho arrecato. Sono dispiaciuto e molto triste per ciò che è successo a Cerciello". Elder ha poi concluso dicendo che quanto accaduto la notte del 26 luglio lo ha "cambiato per sempre, e prometto di non commettere più questi errori".

L'omicidio del vicebrigadiere Mario Cerciello Rega

Finnegan Lee Elder è accusato di omicidio volontario in concorso insieme all'amico Gabriel Natale Hjorth. La sera del 26 luglio erano andati a Trastevere per comprare un grammo di cocaina, ma la trattativa è stata interrotta dall'intervento delle forze dell'ordine. Elder e Natale sono scappati e hanno portato via lo zaino di Sergio Brugiatelli, l'uomo che ha fatto da intermediario con il pusher per l'acquisto della droga. Lo spacciatore gli aveva venduto della tachipirina. I due allora hanno chiamato Brugiatelli, minacciandolo: nello zaino l'uomo aveva i documenti e le chiavi della sua abitazione. Temendo per la sua incolumità e quella dei familiari, si è rivolto ai carabinieri, che hanno messo in atto un ‘cavallo di ritorno‘. All'appuntamento con i due turisti si sono quindi presentati Cerciello e Varriale. Quest'ultimo ha poi dichiarato che, dopo essersi identificati, sono stati attaccati dai ragazzi. I due americani, invece, hanno sempre dichiarato di non aver capito di avere a che fare con due carabinieri. Ne è nata una colluttazione finita nel sangue. Mario Cerciello Rega è morto dopo undici coltellate inferte da Finnegan Lee Elder, arrestato qualche ora dopo insieme all'amico.

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