Finnegan Lee Elder, il ventunenne americano che la notte del 26 luglio 2019 ha ucciso il vicebrigadiere dei carabinieri Mario Cerciello Rega, è stato giudicato capace di intendere e di volere. Il giovane, che è stato sottoposto a perizia psichiatrica dal Tribunale di Roma, è quindi imputabile e perfettamente in grado di affrontare il processo. I periti nominati dalla Corte d'Assise, i professori Stefano Ferracuti e Vittorio Fineschi, hanno spiegato che nonostante Elder sia una "persona che presenta un disturbo di personalità borderline-antisociale di gravità medio elevata, una storia di abuso di sostanze (in particolare Thc) e un possibile disturbo post-traumatico da stress", al momento dell'omicidio era perfettamente capace di intendere e di volere. "Non è possibile dimostrare che la condizione mentale accertata nell'Elder abbia compromesso la libera capacità decisionale del soggetto al momento del compimento dell'azione delittuosa: riteniamo perciò che il signore sia da valutarsi come imputabile all'epoca dei fatti". Secondo gli esperti, "non si rileva la presenza di un nesso di causalità accertabile con il dovuto rigorismo medico legale tra la condizione clinica identificata e la condotta antigiuridica per la quale è processato".

Varriale: "Abbiamo detto di essere carabinieri"

Proprio oggi si è tenuta un'udienza del processo in cui sono imputati Gabriel Natale Hjorth e Finnegan Lee Elder per l'omicidio del carabiniere. Oggi Andrea Varriale ha presentato la sua testimonianza, raccontando i momenti precedenti e successivi alla colluttazione con i due ragazzi americani. "Facciamo pochi metri, sotto la farmacia di via Cossa – spiega Varriale – Notiamo subito due soggetti, uno con la felpa nera con cappuccio calato e l'altro lo stesso ma con la felpa viola. Non facevano nulla. È una cosa di pochi secondi. Attraversiamo e li avviciniamo frontalmente. Tiro fuori il tesserino e dico ‘Carabinieri'". Ed è a quel punto che i due giovani si sarebbero lanciati sui carabinieri, ingaggiando una lotta con loro. "Ero preoccupato per le urla di Mario. Alzo la testa e vedo lui in piedi che mi dice ‘mi hanno accoltellato‘ e poi crolla a terra. Mi sono tolto la maglietta e ho provato a tamponare la ferita, ma il sangue usciva a fiotti. Ho chiamato subito la centrale per chiedere un'ambulanza". Quando in aula il pubblico ministero ha fatto ascoltare l'audio della telefonata, il suocero di Cerciello si è sentito male ed è svenuto. L'udienza è stata sospesa per permettere l'intervento del medico.

I tentativi di suicidio di Elder

Secondo quanto riportato nella perizia, Finnegan Lee Elder avrebbe tentato il suicidio quattro o cinque volte da quando aveva dodici anni. Lo ha dichiarato il ragazzo stesso ai periti, spiegando che avrebbe "iniziato a presentare idee di morte e di volerla ‘farla finita' fin dai 12 anni". A 14 anni si sarebbe tagliato le vene ma in modo superficiale, tanto che non è stato nemmeno ospedalizzato. "Un'altra volta avrebbe compiuto atti analoghi con ospedalizzazione, sempre durante l'adolescenza. Ha giocato alla Roulette Russa con una calibro 32 senza uno specifico motivo facendo più di un tentativo. Ha sempre rifiutato l'aiuto psichiatrico perché convinto che l'erba fosse sufficiente ad aiutarlo al punto da sviluppare in diverse occasioni una sindrome da cannabinoidi con iperemesi (la condizione è descritta nei grandi fumatori di marijuana) che lo avrebbe condotto ad oltre 50 ospedalizzazioni per l'iperemesi. Il signore afferma che tutte le volte che cessava l'assunzione di cannabinoidi le idee suicidarie diventavano estremamente intense e pervasive e che per questo è convinto che l'unica terapia adeguata per lui sia il THC". Prima di andare in Italia, Elder si era recato da solo in Germania "in una condizione di depressione intensa", trovandosi male. Per questo sarebbe poi andato in Italia a trovare il suo amico.