"Facciamo pochi metri, sotto la farmacia di via Cossa. Notiamo subito due soggetti, uno con la felpa nera con cappuccio calato e l'altro lo stesso ma con la felpa viola. Non facevano nulla. È una cosa di pochi secondi. Attraversiamo e li avviciniamo frontalmente. Tiro fuori il tesserino e dico ‘Carabinieri'. Mi sono qualificato, come sempre. E lo stesso ha fatto Mario". Inizia così la testimonianza di Andrea Varriale, il collega di Mario Cerciello Rega in servizio insieme a lui la notte dell'omicidio. "Loro ci hanno aggrediti subito. Non abbiamo visto che erano armati. Io vengo preso al petto e in breve mi rotolo a terra con il soggetto. Sono spalle sul marciapiede quando sento Mario gridare, lamentarsi, con una voce strana. Urlava ‘fermati, fermati, siamo carabinieri'".

L'accoltellamento di Cerciello e l'arresto degli americani

La lotta non dura molto, pochi secondi. Varriale sente Cerciello gridare e capisce che c'è qualcosa che non va, che la loro non è stata solo una colluttazione a mani nude. "Ero preoccupato per le urla di Mario. Alzo la testa e vedo lui in piedi che mi dice ‘mi hanno accoltellato‘ e poi crolla a terra. Mi sono tolto la maglietta e ho provato a tamponare la ferita, ma il sangue usciva a fiotti. Ho chiamato subito la centrale per chiedere un'ambulanza". Intanto i due americani sono scappati. Si rifugeranno nella camera d'albergo che avevano affittato, dove poi saranno arrestati qualche ora dopo. Il coltello usato per l'aggressione era nascosto nel controsoffitto della stanza.

Suocero di Cerciello sviene in aula

Durante l'udienza il pm ha fatto ascoltare l'audio della telefonata di Andrea Varriale alla centrale. Nel sentire i gemiti di Cerciello accoltellato a morte, il suocero del militare ha accusato un malore ed è svenuto. Urla disperate sono subito riecheggiate nell'aula. "Papà, papà… Non pure tu, non mi lasciare…", ha gridato Rosa Maria Esilio, moglie del militare. L'udienza è stata sospesa per consentire l'intervento del medico interno del Tribunale, che ha soccorso l'uomo.