Il suocero di Mario Cerciello Rega è svenuto in aula mentre il pubblico ministero stava facendo ascoltare l'audio della telefonata registrata immediatamente dopo l'aggressione. Urla di disperazione della figlia e della vedova di Cerciello, che ha iniziato a gridare: "Papà, papà… Non pure tu, non mi lasciare…". L'udienza è stata immediatamente sospesa per consentire l'intervento del medico interno al Tribunale, che ha soccorso l'uomo. A riferire questa mattina al processo il collega che quella sera era di pattuglia insieme a Cerciello, Andrea Varriale. È stato lui a chiamare i soccorsi mentre il vicebrigadiere era agonizzante a terra: nell'audio della telefonata, si sentono i gemiti di dolore del militare colpito con undici coltellate da Finnegan Lee Elder. È a quel punto che il suocero si è sentito male ed è svenuto, non reggendo al dolore provato nel sentire il genero mentre stava morendo.

Varriale: "Ci siamo identificati e ci hanno aggrediti"

Momenti strazianti che sono seguiti alla deposizione del collega di Mario Cerciello Rega, Andrea Varriale. Quest'ultimo era con lui la notte che è stato ucciso: erano di servizio e si erano recati all'incontro con Finnegan Lee Elder e Gabriel Natale Hjorth al posto di Sergio Brugiatelli, l'uomo a cui gli americani avevano rubato lo zaino dopo aver provato ad acquistare della cocaina. "Ci avviciniamo frontalmente ai due e tiriamo fuori il tesserino dicendo che eravamo Carabinieri – spiega Varriale in aula – Dopo esserci qualificati ho riposto in tasca il tesserino. Mario ha fatto la stessa cosa. Abbiamo fatto quello che facciamo sempre. Loro non avevano nulla in mano. Noi andavamo ad identificare due persone. I due ci hanno immediatamente aggrediti: io fui preso al petto da Natale e rotolammo in terra. Allo stesso tempo sentivo Cerciello che urlava ‘fermati carabinieri', aveva una tono di voce provato".

L'accoltellamento del carabiniere e la chiamata ai soccorsi

Durante la colluttazione Finnegan Lee Elder ha tirato fuori un coltello e l'ha affondato undici volte nel corpo di Cerciello. Dopodiché è fuggito insieme a Gabriel Natale Hjorth, andandosi a rifugiare nella sua stanza d'albergo. A quel punto Varriale si è gettato sul collega, cercando di tamponare la ferita in attesa dell'arrivo dei soccorsi. "Tutto è durato pochi secondi. Io lascio andare il mio aggressore perché ero preoccupato per le urla di Mario. Alzo la testa e vedo lui in piedi che mi dice ‘mi hanno accoltellato' per poi crollare per terra. Mi sono quindi tolto la maglietta e ho provato a tamponare la ferita, ma il sangue usciva a fiotti. Ho chiamato subito la centrale per chiedere una ambulanza".