Oltre 100 bambini ucraini in fuga dalla guerra giocano e imparano l’italiano in parrocchia

Tutto è iniziato con l'accoglienza di una cinquantina di bambini ucraini e delle loro mamme a partire dalla giornata del 21 marzo scorso, quando la parrocchia di Santa Maria delle Grazie di Trionfale ha organizzato delle attività pomeridiane dal lunedì al venerdì.
Nel giro di una settimana, però, come si legge in un articolo di oggi de il Corriere della Sera, i bambini e le bambine dai 6 ai 17 anni ospiti tutti i pomeriggi sono arrivati ad un centinaio. "Sono in salvo dalla guerra, ma per loro è triste stare chiusi in casa tutto il giorno a vedere in tv le immagini del loro Paese distrutto – ha spiegato il parroco don Antonio Raimondo Fois – Così abbiamo deciso di far qualcosa."
L'accoglienza della parrocchia
Nella chiesa di Santa Maria delle Grazie, a due passi dalla stazione della metropolitana A di Cipro, fra viale Vaticano e l'ospedale Oftalmico, i piccoli e le piccole in fuga dall'Ucraina, insieme alle loro madri, si incontrano e fanno merenda. I più piccoli giovano, anche a pallone sfruttando il grande campo di calcio della chiesa e tutti e tutte fanno lezioni di italiano.
"Ci mancano i volontari per insegnare l’italiano dall’ucraino. Finora ci siamo appoggiati all’associazione “Prestigio ucraino”, che prima della guerra insegnava la lingua dei genitori ai bambini nati qui che rischiavano di parlare solo l’italiano. Ma ora ho chiesto alla Comunità di Sant’Egidio se hanno qualcuno da mandarci", ha dichiarato il parroco, spiegando perché non è stato ancora possibile estendere gli appuntamenti anche al sabato.
La scuola per i bambini e i profughi ucraini
Molti dei giovani che partecipano agli appuntamenti pomeridiani adesso abitano nella zona, ospiti da famiglie in cui spesso madri e nonne lavorano come badanti: i più piccoli vanno a scuola qui, mentre gli adolescenti seguono le lezioni in didattica a distanza con i docenti ucraini. "Vorrei che si collegassero da qui, ma la nostra rete non è abbastanza forte. È bene che si ritrovino fra coetanei, parlino la loro lingua, condividano l’esperienza della guerra e della fuga da casa, poi nascono anche amicizie coi nostri ragazzi. E al resto provvede la parrocchia", ha continuato il parroco.
La parrocchia, infatti, si occupa di offrire loro la merenda, cucinata dalle mamme del quartiere; il materiale scolastico e l'animazione per i più piccini: tutto ciò è possibile anche grazie al gruppo di volontarie laiche dell’opera di San Vincenzo de Paoli, già attive prima del Covid.
L'esperienza della guerra
La parrocchia, inoltre, ha messo a disposizione dei profughi ucraini anche un gruppo di psicologi: "Sono disponibili a fare terapia di gruppo, con l’aiuto di interpreti, anche ai piccoli, penso che sarà molto utile – ha spiegato il parroco – I visi delle madri sfollate stringono il cuore, hanno negli occhi la tristezza e la paura, i bambini arrivano qui imbronciati e intimiditi, poi si sciolgono e iniziano a ridere e giocare."