Il 28 aprile scorso è atterrato a Fiumicino l'ultimo aereo proveniente dall'India prima dell'entrata in vigore dell'ordinanza firmata dal ministro della Salute, Roberto Speranza. Il 9 per cento di coloro che erano a bordo, tra passeggeri ed equipaggio, è risultato positivo al coronavirus (23 persone in tutto). Altri si sono positivizzati durante la loro permanenza in un Covid hotel di Roma. L'Istituto Spallanzani ha sequenziato i tamponi per individuare eventuali mutazioni del virus e un solo passeggero è risultato positivo alla cosiddetta variante indiana, mentre altri 12 hanno mostrato diverse mutazioni del ceppo originale del virus Sars-CoV-2. Il direttore sanitario dell'Istituto Nazionale per le Malattie Infettive, Francesco Vaia, ha dichiarato oggi che alcune di queste mutazioni non sono più gravi, bensì ‘benigne' e meno pericolose anche rispetto al virus senza mutazioni.

La cosiddetta ‘variante indiana' del virus Sars-Cov-2

Nel mese di aprile 2021 in India è stata identificata una nuova variante in corrispondenza di un vertiginoso aumento dei contagi e delle morti. La cosiddetta ‘variante indiana' è stata denominata B.1.617 ed è caratterizzata da due mutazioni chiave nella proteina spike (L452R e E484Q). Per il momento, tuttavia, nessuno studio scientifico ha dimostrato né una maggiore diffusività o letalità legata a questa variante, né una sua capacità di evasione all'effetto dei vaccini. "Man mano che l’attività di sorveglianza genomica si rafforzerà, è lecito ipotizzare che emergeranno sempre nuove evidenze di varianti virali", spiega l'Istituto Spallanzani.

Vaia: "Scoperte varianti meno pericolose su persone rientrate dall'India"

Il direttore Vaia ha ribadito in un'intervista rilasciata al Messaggero che "non tutte le mutazioni del coronavirus peggiorano la situazione. Anzi. Ne abbiamo appena tracciate alcune ‘benigne' tra gli indiani rientrati: è un ceppo meno grave di quello prevalente nel nostro Paese". Secondo il responsabile sanitario dello Spallanzani "il nemico è il virus, non le varianti. Le mutazioni ci aiutano a capire come avere strumenti sempre adatti a fronteggiare la pandemia. Ma non ci devono spaventare. La ragazza positiva alla sudafricana è in via di guarigione, la situazione è sotto controllo. Tra gli indiani rientrati abbiamo scoperto, col nostro sequenzimetro, alcune mutazioni ‘benigne, meno gravi dal punto di vista della contagiosità e della patogenicità. Questo è positivo, significa che il virus può mutare in forme meno invalidanti".

Le varianti del coronavirus in Italia

L'ultimo studio sulle varianti in Italia è stato pubblicato lo scorso 30 aprile dall'Istituto Superiore di Sanità ed è aggiornato a dati risalenti al 15 aprile. La prevalenza della cosiddetta ‘variante inglese', denominata B.1.1.7, era al 91.6 per cento, in crescita rispetto all'86,7 per cento rilevato il 30 marzo. La prevalenza di quella ‘brasiliana' è del 4,5 per cento, mentre era al 4 a fine marzo. Sono stati riscontrati casi di ‘variante indiana' (nella ricerca si parla di un solo caso, poiché quello scoperto nel Lazio è stato ufficializzato in seguito) e 11 di variante ‘nigeriana'.