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Morto a 15 anni in moto a Viterbo, chiuse le indagini: due funzionari comunali rischiano il processo

Per la procura il 15enne perse il controllo della moto a causa delle gravi sconnessioni su viale Trieste e della segnaletica insufficiente.
Il tratto di viale Trieste dove è morto il 15enne Leonardo Cristiani
Il tratto di viale Trieste dove è morto il 15enne Leonardo Cristiani

Il pubblico ministero Massimiliano Siddi ha chiuso le indagini sulla morte di Leonardo Cristiani, il ragazzo di 15 anni morto il 9 giugno scorso a Viterbo in un incidente mentre era in sella alla sua moto. A rischiare il processo per omicidio stradale colposo sono Luca Cosimi e Stefano Salvatori, due funzionari del Comune, in quanto sarebbero responsabili della mancata manutenzione del tratto di viale Trieste dove Cristiani ha perso la vita.

"Sulla strada sconnessioni e segnalazione inadeguata"

Secondo il pm, i due non avrebbero fatto installare un'adeguata segnalazione così da evitare "ogni situazione di pericolo o di insidia esistente". Sulla strada, all'altezza del civico 109 in direzione La Quercia, ci sarebbero state "sconnessioni e profonde fessurazioni" che avrebbero portato il 15enne a perdere il controllo del proprio motociclo Beta C4 e scontrarsi contro un albero.

Chi doveva vigilare sulle condizioni del manto stradale e sulla presenza dei giusti cartelli che potevano indicare un pericolo, sarebbero stati i due funzionari. Cosimi in quanto di dirigente del sesto settore e Salvatori come responsabile del servizio manutenzione rete stradale e arredo urbano. Chiesta, invece, l'archiviazione per l'assessore ai lavori pubblici Stefano Floris, in un primo momento indagato insieme a Cosimi.

Le indagini sul manto stradale

Salvatori, 46 anni di Viterbo, è assistito dall'avvocato d'ufficio Ornella Rufini, mentre Cosimi, architetto di Montefiascone, dal legale Giuseppe Picchiarelli. L'accusa di omicidio stradale colposo in concorso, secondo la procura, sarebbe aggravato da negligenza, imprudenza e imperizia.

Per eseguire le indagini, il tratto di viale Trieste di 30 metri dove è morto il ragazzo è rimasto sotto sequestro per mesi. Nel corso di due sopralluoghi, il 17 giugno e il 15 luglio, attraverso l'utilizzo di un drone e un laser scanner 3D il manto è stato analizzato nel dettaglio per fornire tutti gli elementi utili alla perizia dell'ingegnere Mario Scipione.

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