Carlos escluso dal concorso Atac: “22 anni fa mi fermarono per un po’ di fumo, perché devo pagare ancora?”

Scartato dalle selezioni per autisti Atac perché ventidue anni fa era stato trovato in possesso di 16 grammi di hashish. Una lunga esperienza nel settore non è bastata a Carlos D'Alessandro, già conducente all'estero prima e a Roma poi per le linee periferiche coperte dalla Atr Mobility, per cercare di ottenere il posto di operatore d'esercizio della municipalizzata dei trasporti capitolina, con cui in passato aveva già lavorato.
"Sembrava di essere di nuovo al processo"
Il concorso, lanciato a gennaio 2026, prevedeva l'invio della documentazione per partecipare entro il 14 dello stesso mese. Atac, che in quanto azienda pubblica si riserva il diritto di chiedere al candidato tutte le informazioni sulle sue vicende giudiziarie, aveva già ricevuto il carteggio dell'uomo, compresi il casellario giudiziale e i carichi pendenti. D'Alessandro, oggi quarantaseienne, attualmente non è implicato in alcun processo e per quella bravata compiuta quando di anni ne aveva 24 il giudice gli aveva concesso la pena sospesa e il beneficio di non menzione nella fedina penale, per favorire il reinserimento sociale e proteggere le sue opportunità lavorative.
Ma per l'azienda di mobilità non era sufficiente, così Atac il 20 aprile ha organizzato un colloquio con il candidato, non prima di avergli chiesto di inviare la visura storica del casellario reperita a sue spese, viste le "difficoltà nel reperire la documentazione giudiziaria", ha raccontato D'Alessandro a Fanpage.it: al colloquio "sembrava come se si fosse riaperto il processo. L'esaminatore mi faceva domande tipo ‘ma quella sera che cosa hai fatto?', ‘sono venuti i carabinieri a casa?'. Alla fine mi hanno comunicato via email che non mi avrebbero preso, senza fornire alcuna spiegazione".
"Il costo di una bravata pagato 22 anni dopo"
Nel 2000 D'Alessandro ha scoperto di essere malato di tumore: "A 17 anni ero partito volontario dell'esercito. Mi ero arruolato nei Lagunari. Ho fatto il giro di tanti campo a fuoco, compreso il poligono di Capo Teulada, in Sardegna — dove la dispersione di metalli pesanti e nanoparticelle derivanti dalle esplosioni è altissima. A 20 anni ho scoperto di avere un tumore maligno ai linfonodi". Da qui l'idea: "In quel periodo mi avevano consigliato anche hashish e marijuana per alleviare i dolori. Nel 2001 sono guarito, ma una sera, tre anni più tardi, i carabinieri mi hanno fermato con del fumo addosso".
Il giovane D'Alessandro è finito così a processo, patteggiando una condanna a quattro mesi per spaccio di lieve entità. Nel 2005, il giudice gli ha concesso la pena di 4 mesi con la condizionale, che ha portato all'estinzione di quel reato dopo 5 anni. Crescendo, l'uomo si è formato come autista nel settore dei trasporti pubblici, all'estero e in Italia: dal 2017 al 2022 ha lavorato in Olanda, dal quale è rientrato a febbraio dello stesso anno per poi lavorare a Roma con l'ex Tpl, oggi Atr Mobility. Con quella azienda ha svolto anche lavoro interinale in Atac fino al febbraio 2023: "Loro hanno già un fascicolo su di me, la selezione era identica e hanno già visto come lavoro. Ho anche la loro divisa", riferisce il quarantaseienne.
Dopo la fine di quell'esperienza in Atac, D'Alessandro è andato a vivere in Brasile, dove è rimasto fino al marzo 2025 e dove ha conseguito un'ulteriore patente per il trasporto pubblico locale (Tpl). "Lavorare lì era molto pericoloso — ha detto ancora Carlos, che ha deciso di tornare in Italia e dal novembre 2025 ha un contratto a tempo indeterminato con Atr. "Nella mia carriera ho guidato mezzi tra i 18 e i 25 metri, parlo tre lingue: l'inglese, l'olandese e il portoghese. Sono tornato perché amo il mio Paese e qui ho la mia famiglia, ma il lavoro non mi manca, anche pagato meglio. In Olanda prendevo 2.600 euro, qui 1.400. Per me, da romano, semplicemente sarebbe stato bello lavorare in Atac", ha concluso l'autista.

"Mi sento discriminato dal mio Paese"
D'Alessandro non ha nascosto la sua amarezza: "Ho servito il mio paese per tre anni, sono stato malato e adesso mi ritrovo che posso lavorare in altri Paesi ma non in Italia, oppure devo lavorare per una ditta minore che fa le stesse cose dell'Atac". Un trattamento che per il quarantaseienne non viene riservato a tutti: "Mentre ero praticamente sotto interrogatorio, ho chiesto se anche ad altri candidati fosse stato organizzato un colloquio come il mio, ma l'esaminatore mi ha risposto che loro hanno la possibilità di chiedere questi documenti solamente nella Regione Lazio. È assurdo, mi sono sentito discriminato", è stata la constatazione dell'uomo, che ha aggiunto: "Il fine ultimo del sistema penale dovrebbe essere il reinserimento nella società e invece io vengo punito per una cavolata fatta 22 anni prima e dal quale sono lontanissimo oggi come persona".
