Mondo di mezzo, consigliere Pd assolto dopo 11 anni: “Intorno a me sono spariti tutti, oggi Roma è cambiata”

Sono serviti undici anni per arrivare a un'assoluzione in formula piena per Francesco D'Ausilio, ex dirigente del Partito Democratico di Roma imputato in uno dei filoni del processo ‘Mondo di Mezzo'. La sentenza è stata emessa oggi giovedì 12 febbraio dai giudici dalla prima sezione del Tribunale di Roma, i quali hanno stabilito che il fatto non sussiste e che lui non c'entrava niente con il sistema di corruzione dei funzionari pubblici che vedeva al centro Salvatore Buzzi e Massimo Carminati.
Nel frattempo, però, la vita di D'Ausilio è stata sconvolta. "Non mi sento di puntare il dito contro qualcuno – commenta a Fanpage.it -, ma segnalo che queste situazioni possono accadere, ma che non dovrebbero, soprattutto in queste forme con tempi così lunghi".
Come si sente adesso che questa vicenda, almeno dal punto di vista legale, si è conclusa?
Oggi è ovviamente una giornata di grande gioia e di grande sollievo rispetto a una vicenda che ha attraversato la mia vita per oltre dieci anni. Mi sento sollevato e finalmente ritengo di aver ottenuto quella giustizia per la quale ho sempre nutrito profondo rispetto e che ho sempre auspicato arrivasse con questo epilogo. Certo, mi aspettavo che potesse concludersi molto prima. Il rammarico è legato alla durata irragionevole del processo, che peraltro è solo un processo di primo grado. La procura aveva già chiesto la mia assoluzione e la sentenza di oggi conferma quella richiesta. Per quanto mi riguarda, questa storia è chiusa.
E la sua vita privata come è cambiata?
La mia vita è stata completamente sconvolta. Avevo poco più di quarant’anni, era la mia prima esperienza amministrativa, facevo il capogruppo del Partito Democratico in una stagione nuova, dopo l’amministrazione Alemanno. C’erano sogni, speranze, l’idea di contribuire alla rinascita della città. Oggi, dodici anni dopo, è tutto diverso. Ho deciso di dimettermi da tutti gli incarichi, pur non avendo ricevuto alcun avviso di garanzia. Ho ritenuto che fosse il modo corretto per difendermi e ricostruire la mia onorabilità, e l’ho fatto senza alcuna rete di protezione. In questi anni mi sono difeso nel processo, non dal processo. Non ho mai inventato nulla. Ho scelto di affrontare tutto con il mio stile e la mia dignità, cercando di ricostruire la mia serenità.
Cosa ha fatto in questi anni?
Sono tornato all’università: sono uno storico dell’alimentazione e insegno in diverse università italiane ed estere. È un lavoro che mi piace molto e che ha anche una dimensione civile, perché mi consente di parlare ai giovani. È questo che mi dà la soddisfazione più grande e la sensazione di poter offrire un contributo più complessivo.
Era un dirigente del Pd ed è stato messo da parte a causa dell’inchiesta. Ha qualcosa da recriminare rispetto al trattamento extra giudiziario che il mondo pubblico, non solo politico, ha avuto nei tuoi confronti?
Ho messo da parte la rabbia e l’angoscia che mi hanno accompagnato in questi anni. Non faccio recriminazioni verso qualcuno in particolare, però registro che quando accadono queste cose purtroppo si fa il vuoto intorno a te. Spariscono persone con le quali avevi rapporti fino ai giorni precedenti, e questo è successo anche a me. L’isolamento e l’abbandono dentro una vicenda più grande di te, per la quale nessuno è preparato, sono aspetti molto duri. Dovremmo trovare modalità per non lasciare sole le persone che stanno semplicemente cercando di difendere le proprie ragioni, in attesa che un organo terzo accerti eventuali responsabilità. È questo il punto che mi sta più a cuore oggi. Vorrei, alla luce della mia esperienza, poter dare una mano a giovani amministratori locali o politici che, loro malgrado, si trovano coinvolti in vicende simili. Non parlo di assistenza legale o psicologica, quello spetta ai professionisti. Ma credo che un’esperienza come la mia possa aiutare a capire come reagire, come orientarsi, come non perdere il filo razionale delle cose. L’isolamento ti priva di riferimenti e di relazioni. Mi piacerebbe mettere a frutto questa esperienza nei prossimi mesi, ancora non so come, ma è qualcosa che sento di voler condividere.
Il periodo in cui è esploso il caso ‘Mondo di Mezzo' è stato uno dei punti più bassi della storia recente di Roma: la città commissariata, tanti problemi e questo spettro che toccava tanti ambiti della vita cittadina. Vede un cambiamento di Roma in questi anni?
Per fortuna quella stagione orrenda e terribile mi sembra alle spalle. Mi riferisco alla morbosa attenzione mediatica e alle vicende in sé, che col passare del tempo sono state anche riconsiderate e rivalutate. Indubbiamente qualcosa è accaduto in quegli anni. Oggi la situazione in città è diversa, anche dal punto di vista amministrativo. C’è l’esigenza di mettere sempre più a fuoco, da un lato, i meccanismi di partecipazione e, dall’altro, di rafforzare l’azione amministrativa. È questo che consente a una città di prosperare e di rispondere ai cambiamenti necessari. Non rivendico alcun ruolo specifico in questo processo. Da cittadino vedo che molte cose sono cambiate profondamente rispetto a quegli anni e mi auguro che si continui così.