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Elezioni comunali Roma 2021
26 Maggio 2021
11:47

Michetti, il candidato di Meloni che strizza l’occhio ai no vax e dice: “Non si muore solo di Covid”

L’avvocato Enrico Michetti: è il nome proposto da Giorgia Meloni agli alleati del centrodestra per il candidato a sindaco di Roma. L’accordo non è ancora chiuso perché sul professore qualche dubbio c’è. Michetti è direttore e fondatore della ‘Gazzetta amministrativa’, una rivista che si occupa di pubblica amministrazione. A Roma, però, è diventato noto grazie ai suoi interventi a Radio Radio, un’emittente locale romana che si occupa soprattutto di calcio.
A cura di Enrico Tata
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L'avvocato Enrico Michetti: è il nome proposto da Giorgia Meloni agli alleati del centrodestra per il candidato a sindaco di Roma. L'accordo non è ancora chiuso perché sul professore qualche dubbio c'è. Docente a contratto di diritto pubblico e dell'innovazione amministrativa all'Università di Cassino, Michetti è direttore e fondatore della ‘Gazzetta amministrativa', una rivista che si occupa di pubblica amministrazione. A Roma, però, è diventato noto grazie ai suoi interventi a Radio Radio, un'emittente locale romana che si occupa soprattutto di calcio. Quattro anni fa curava una rubrica di storia in cui parlava di tutto: dallo scioglimento del Pci a quello della Democrazia cristiana, dalla strage di Ustica a Tangentopoli, dal mostro di Firenze all'assassinio del commissario Calabresi.

Gli interventi a Radio Radio: "Sapete quanta gente muore di tumore? Non c'è solo il Covid"

Il direttore di Radio Radio, Ilario Di Giovambattista, ha sostenuto e sostiene la cura del professor Di Bella, il metodo, privo di riscontri scientifici, che promette di curare il cancro. Ospita anche una trasmissione in cui interviene l'editore della radio, Fabio Duranti, che spesso strizza l'occhio a posizioni no mask e no vax e comunque fortemente critiche con la gestione dell'emergenza Covid in Italia. Nello stesso spazio non è inusuale ascoltare anche il parere del professor Michetti: i suoi interventi sono moderati rispetto a quelli del conduttore-editore, ma qualche volta si lascia andare a dure considerazioni sulla gestione dell'epidemia. Così diceva a ottobre, per esempio, prima dell'inizio della seconda ondata in Italia: "È diventato ridicolo, si parla soltanto di questa influenza – particolarmente grave, per carità di Dio, in casi acuti – ma che di questo virus si faccia un programma di governo che altrimenti non avrebbe ragione di esistere è paradossale. Capisco che la vicenda è grave ma sapete quante gente muore d’infarto? Sapete quanta gente muore di tumore? Quanta gente muore di ischemie? Sapete quanta gente muore di incidenti stradali? Non è che si muore soltanto di Covid". E aggiunge ancora: "Stanno facendo una politica del terrore, perché il terrore è l’unico programma di questo governo. Basta andare sul televideo e noterete che il 90% dell’informazione è tutta sul Covid".

In un'altra occasione, per esempio, ha parlato del concetto di patria e ha dichiarato che l'Italia è in mano a "odiatori della patria": "Noi abbiamo subito l'influenza di una corrente di pensiero distruttiva di tutto quello che erano le istituzioni, del sentimento nazionale, del sano sentimento nazionale, dell'orgoglio patrio. Una larga maggioranza (ma silente) del Paese invece si sente profondamente italiana, ama la Patria, soltanto che è sopraffatta dalla violenza, dalla protervia, dall'arroganza di una minoranza saccente che ci vuole imporre la non-italianità, l'omologazione. Ed è solo più superba e più arrogante, perché quelli che amano la Patria hanno il difetto di essere cittadini per bene".

L'ultima gaffe: "Saluto romano era più igienico"

La Repubblica in edicola oggi riporta altre frasi pronunciate in radio dal professore romano in un articolo firmato da Lorenzo D'Albergo. Eccone una sul saluto romano: "Se per qualcuno è rievocativo del nazismo o del fascismo, è un problema suo. I romani quando inventavano le cose rasentavano la perfezione. Salutavano in quel modo perché era il modo più igienico".

I dubbi del centrodestra su Michetti

Insomma, anche a destra qualche dubbio sul professore c'è. Al termine del vertice di due giorni fa i leader della coalizione hanno diramato una nota stampa in cui si dice che verrà privilegiato un candidato espressione della società civile. L'accordo su Michetti, però, ancora non c'è, e Forza Italia ha tentato di proporre il nome della giudice Simonetta Matone: "Non c'è solo Michetti, c'è la anche la giudice Matone, molto conosciuta in città", ha dichiarato infatti Antonio Tajani. E oggi anche Matteo Salvini ha insistito sull'ipotesi del magistrato: "Michetti è certamente un nome valido come quello di Simonetta Matone, apprezzata giurista che con il suo lavoro ha salvato tanti bambini e ragazzi da abusi e violenze, premiata come Donna dell’Anno nel Lazio nel 2005". Forza Italia e Lega proveranno a spingere per quest'ultima, ma l'impressione è che, almeno a Roma, l'ultima parola debba spettare proprio a Giorgia Meloni. Se non ci sarà alcun accordo su un nome civico, tornerebbero in campo le ipotesi politiche: Maurizio Gasparri per Forza Italia, Fabio Rampelli per Fratelli d'Italia e Antonio Maria Rinaldi per la Lega.

Lo stesso Gasparri ha commentato così ai microfoni di Fanpage.it l'eventuale candidatura di Michetti: "Io non conosco Michetti, non sono in grado di esprimere un giudizio. Avendo io una cultura classica della politica, penso che alcune prove elettorali vengano affrontate sulla base della conoscenza dei candidati da parte dei cittadini. Anche se è vero che con i 5 Stelle non è stato così. Gli elettori a Roma votarono per il Movimento, non per Virginia Raggi".

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