19 Ottobre 2021
10:11

Maddalena Urbani morta per overdose: condannato lo spacciatore

Rajab Abdulaziz, il 64enne siriano all’interno della cui abitazione è stata trovata morta Maddalena Urbani lo scorso 27 marzo, è stato condannato a due anni e otto mesi di reclusione per detenzione di sostanze stupefacenti a fini di spaccio. È indagato anche per omicidio volontario con dolo eventuale.
A cura di Alessia Rabbai

Due anni e otto mesi di reclusione è la condanna per Rajab Abdulaziz, il sessantaquattrenne siriano, ritenuto responsabile di detenzione di sostanze stupefacenti ai fini di spaccio. Questo è quanto stabilito dal giudice, come riporta Il Corriere della Sera, al termine del processo che si è celebrato con il rito abbreviato. Il pusher, che si trova in carcere, dopo che il Tribunale del Riesame ha respinto la richiesta di scarcerazione avanzata dal legale, è l'uomo a casa del quale è stata trovata morta Maddalena Urbani, figlia del medico Carlo Urbani, che nel 2003 scoprì la Sars. La giovane, com'è emerso dai risultati dell'autopsia, è stata uccisa da un'overdose. Nell'abitazione in via Vibio Mariano sulla Cassia le forze dell'ordine hanno rinvenuto otto dosi di eroina. Il sessantaquattrenne, assistito dall'avvocato Andrea Palmiero, è indagato anche con l'accusa di omicidio volontario in concorso con dolo eventuale. Maddalena, ne è convinta la Procura con il pubblico ministero Pietro Pollidori, sarebbe stata lasciata morire senza chiamare i soccorsi.

Maddanela Urbani morta per overdose

I tragici fatti che hanno portato alla morte di Maddalena Urbani risalgono al 27 marzo scorso e sono avvenuti nel territorio del quadrante Nord della Capitale. La ventenne è arrivata a Roma da Perugia insieme ad un'amica, la coetanea Kaoula El Hauozi, che ha incontrato un uomo in zona San Giovanni, che sarebbe uno spacciatore. Un incontro che a richiederlo, secondo quanto emerso finora in sede d'indagine, sarebbe stato proprio Abdulazi, il quale i due lo hanno raggiunto e all'interno del quale Maddalena è stata trovata senza vita. Nonostante la ventenne stesse male nessuno dei due avrebbe fatto nulla per aiutarla, né chiamato un'ambulanza, ma l'avrebbero lasciata morire. Il sessantaquattrenne allora stava scontando gli arresti domiciliari nell'appartamento della Cassia, al suo interno le forze dell'ordine a seguito di perquisizione hanno rinvenuto la droga. Anche l'amica di Maddalena risulta indagata, con l'accusa di omcidio volontario con dolo eventuale.

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