Venerdì è il giorno del consueto aggiornamento sul monitoraggio dell'epidemia a cura dell'Istituto Superiore di Sanità e del ministero della Salute. E venerdì potrebbe essere il giorno in cui il Lazio, unica grande regione italiana ad essere rimasta sempre in zona gialla, potrebbe finire per la prima volta in zona arancione. A preoccupare la regione amministrata da Nicola Zingaretti, non tanto per questa settimana, ma più per la prossima, sono tre aspetti che potrebbero influire, in negativo, sull'andamento dei contagi: la riapertura delle scuole fissata per il 18 gennaio, il possibile peggioramento dei dati come risultato del mancato rispetto delle regole durante le feste natalizie e, paradossalmente, le riaperture consentite in zona gialla. Come ha ammesso lo stesso assessore regionale alla Sanità, Alessio D'Amato: "Questo giallo non è un liberi tutti, ma paradossalmente ci impone ancora più rigore, più attenzione. Essendo rimasti sempre in fascia gialla non abbiamo beneficiato, paradossalmente, delle limitazioni che hanno aiutato altre regioni arancioni o rosse". Secondo D'Amato "la curva dei contagi ha una direzione verso l'alto, ma può essere ancora gestita. Dipende molto dal rigore dei comportamenti".

Perché le altre regioni sono finite in zona arancione

Con il decreto legge dello scorso 5 gennaio il governo ha rivisto i criteri di assegnazione delle ‘colorazioni' per le regioni e il prossimo provvedimento, che è allo studio e sarà in vigore dal prossimo 16 gennaio, potrebbe ulteriormente inasprire tali parametri e rendere più facile l'inserimento in zona rossa. Per il momento i criteri su cui concentrare l'attenzione, basati comunque sui ventuno indicatori scelti dall'Iss per monitorare l'andamento dell'epidemia, sono tre: la classificazione del rischio, il tasso di incidenza dei casi ogni 100mila abitanti e lo scenario che descrive la situazione nella regione presa in esame.

Prendendo in esame le considerazioni dei membri della cabina di regia, il ministro della Salute, Roberto Speranza, ha firmato l'8 gennaio un'ordinanza con cui ha disposto l'inserimento in zona arancione di queste regioni: Calabria, Emilia Romagna, Lombardia, Sicilia e Veneto. Come si può osservare dalla tabella in basso, Lombardia ed Emilia Romagna sono classificate come scenario di tipo 2, con rischio alto ed indice Rt superiore a 1. Per questo, quindi, sono state inserite in zona arancione. La Calabria, pur avendo un rischio ‘moderato', ha un Rt superiore a 1 e uno scenario di tipo 2, mentre il Veneto, pure avendo un Rt di poco inferiore a 1 (come è il caso del Lazio, per esempio), ha un elevato tasso di incidenza di casi ogni 100mila abitanti (927 contro, per esempio, i 303 del Lazio). Diversa la situazione della Sicilia, per la quale le autorità regionali hanno chiesto espressamente al governo di "valutare la possibilità di adottare misure più restrittive in considerazione della progressione dell’epidemia".

I dati che preoccupano il Lazio: dall'indice Rt alla classificazione del rischio

Sull'analisi di questi parametri, quindi, si baserà la decisione sull'inserimento, del Lazio in zona arancione oppure no. Nell'ultima rilevazione l'indice Rt della regione della Capitale si attestava a 0.99, con intervallo inferiore a 0.81 e superiore a 1.22, la classificazione complessiva del rischio era alta e lo scenario era di tipo 1. È possibile, anzi probabile, in virtù dell'aumento dei casi, che l'Rt possa superare quota 1 (la soglia di sicurezza. Con Rt superiore a 1 significa che l'epidemia è in fase espansiva). Nell'ultimo rilevamento, in cui si faceva riferimento al periodo compreso tra il 28 dicembre e il 3 gennaio, erano stati diagnosticati 9422 casi, mentre nella settimana che verrà analizzata nel prossimo monitoraggio sono stati quasi duemila in più (11374). A preoccupare il Lazio è anche l'aumento dei focolai, che per stessa ammissione dell'assessore D'Amato sono raddoppiati in una settimana.

Continuano ad essere alti, infine, i tassi di occupazione dei letti nei reparti ordinari e nei reparti di terapia intensiva (34 per cento per quanto riguarda quelli di terapia intensiva, 4 punti sopra la soglia di sicurezza, e 44 per cento per i ricoveri ordinari, 4 punti sopra la soglia di sicurezza). Da fine dicembre a oggi nel Lazio questi tassi sono aumentati leggermente (come si vede nella figura 2. Dati Agenas). Il Lazio, quindi, è in bilico: potrebbe passare in zona arancione, ma potrebbe anche rimanere in zona gialla. Attenzione, però: è per la fine della prossima settimana, come ha dichiarato anche il presidente del Comitato Tecnico Scientifico, Agostino Miozzo, che potremo giudicare quanti ‘danni' hanno fatto le festività natalizie. È fra una settimana che potrebbe cominciare davvero la ‘terza ondata' della pandemia nel nostro Paese e allora il passaggio del Lazio in zona arancione, anche in virtù delle nuove regole che potrebbe varare il governo, appare praticamente scontato.

Tasso ricoveri ordinari nel Lazio
in foto: Tasso ricoveri ordinari nel Lazio