“Lavoro da più di trent’anni per il Ministero dell’Interno, oggi faccio fatica a vivere: cosa ho sbagliato?”

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Cristiano, funzionario del ministero dell’Interno dal 1992, racconta a Fanpage.it come caro vita, debiti e spese sanitarie abbiano eroso negli anni la stabilità economica della sua famiglia.

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L'inflazione e il carovita erodono lentamente fino a mettere a rischio posizioni di persone che mai avrebbero pensato di potersi ritrovare in una situazione a ridosso della povertà. Posizioni che dall'esterno possono sembrare solidissime, ma che, fra le sfide e le sfortune che la vita può mettere sul cammino, finiscono per diventare precarie. È la storia che Cristiano, entrato al Ministero dell'Interno come funzionario informatico nel 1992 "con tanti buoni propositi", racconta a Fanpage.it. Oggi lui e il suo compagno devono inventarsi qualcosa per arrivare a fine mese. "Mi capita di dover cercare aiuto tra le persone che ho vicino. Mi rivolgo ai miei genitori o ai vicini nel palazzo – aggiunge Cristiano -. Ma non è facile trovare solidarietà, neanche nei posti dove te l'aspetteresti come le parrocchie".

Eppure le prospettive per lui sembravano altre. "All'epoca, negli anni Novanta, avevo un buono stipendio e riuscivo a vivere bene. Nel corso degli anni sono riuscito anche a comprare casa a Roma e una casa a Torvaianica". Poi il suo stipendio reale, confrontato con il costo della vita, a fronte delle varie crisi economiche che si sono succedute, a iniziato a precipitare. Secondo le ultime stime (ancora preliminari) dell’Istat, a settembre 2026 i prezzi al consumo sono aumentati del 4,2 per cento in un anno. Una crescita a cui l'aumento degli stipendi dei dipendenti pubblici non starebbe dietro. "Oggi, considerando anche le trattenute per i prestiti che ho dovuto chiedere negli anni, senza straordinari mi rimangono circa 1360 euro al mese. Con gli straordinari riesco ad arrivare intorno ai 1500 euro".

"In altri ministeri pagano di più per lo stessa funzione. Perché?"

Oltre al mancato adeguamento, Cristiano contesta anche una questione contrattuale: "Ci sono differenze importanti tra un'amministrazione e l'altra – spiega -. Al Ministero dell'Interno abbiamo un'indennità di amministrazione più bassa rispetto, per esempio, a Giustizia, Economia e altri enti. Ho un amico che lavora in Provincia e, a parità o quasi di livello, prende un'indennità che è il doppio della mia. Lavorare al Ministero dell'Interno per chi è civile – si sfoga – è da fame. Perché non sono né prefetto né dirigente, purtroppo l'avrei voluto essere. Sono laureato in sociologia, ho fatto un master in management pubblico, però non mi hanno fatto mai progredire. Forse chi stava in alto preferiva altri".

La situazione economica aggravata dalla malattia del compagno

Sulla situazione economica di Cristiano e del suo compagno pesa molto anche storia sfortunata, a livello lavorativo e di salute, di quest'ultimo. "Lavorava nel settore dell'estetica e dei massaggi. Prima era dipendente per altri, poi ha preso in affitto un piccolo spazio e acquistato un'attività di estetica sulla Tiburtina", racconta. "I primi anni è andato bene poi è arrivato il Covid. Nel 2020 e nel 2021 la clientela era diminuita e mantenere il negozio era diventato molto pesante, anche per il costo dell'affitto. Alla fine ha dovuto chiudere".

Per avviare e sostenere l'attività del compagno Cristiano aveva anche chiesto dei prestiti. I debiti hanno, però, iniziato a pesare come macini sui conti della coppia, rimasta con una sola entrata. "Il mio compagno ha una patologia rara, l'idrosadenite suppurativa, un'infiammazione cronica della pelle che gli crea problemi soprattutto alle gambe e alle ascelle. In alcuni periodi ha difficoltà anche a muoversi". Da circa due anni segue una terapia sperimentale che ha portato qualche miglioramento, ma il problema non è risolto. "Questa condizione gli impedisce di tornare al lavoro che faceva prima come massaggiatore". E si aggiungono spese sanitarie, i ticket, le creme e tutto ciò che serve per affrontare la malattia. Un altro costo importante che grava su uno stipendio fermo al 1992.

"Chiedo aiuto ai miei genitori e ai miei vicini"

"Questa settimana, dopo aver pagato le spese, mi sono rimasti 250 euro", prosegue il racconto di Cristiano, che sembra aver perso le speranze che la situazione possa migliorare. "Mi capita di chiedere aiuto alle persone che conosco e, in alcune occasioni, anche a mio padre. Cerco di evitarlo perché anche i miei genitori hanno avuto molte spese, soprattutto per i problemi di salute di mia madre e per la riabilitazione dopo un'operazione al ginocchio. Però qualche volta non ho alternative".

Così le prospettive di una vita, se non agiata, tranquilla si sono lentamente incrinate. Un simbolo di questo declino è la casa al mare a Torvaianica. "Fino a due anni fa riuscivamo ancora ad andarci, mentre quest'anno abbiamo pensato di affittarla anche solo per qualche settimana, in modo da ricavare qualcosa. Abbiamo provato anche ad affittarla per periodi più lunghi, ma finora non siamo riusciti a trovare una soluzione stabile. Anche poche centinaia di euro in questo momento per noi farebbero la differenza", aggiunge.

"Ho studiato tanto e lavoro da trent'anni, cosa ho sbagliato?"

In generale la sensazione che traspare parlando con Cristiano è quella di un tradimento. Quello nei confronti delle aspettative di una generazione. "Lavoro da più di trent'anni per lo Stato, sono un funzionario del ministero dell'Interno, ho studiato, mi sono laureato e ho fatto anche un master, ma oggi con un solo stipendio faccio fatica. Ogni mattina prendo la metropolitana e l'autobus per andare a lavoro e penso agli stipendi di altre categorie o di altre amministrazioni – conclude Cristiano -. Mi chiedo: che cosa ho sbagliato?".

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