Ora Emanuele Di Porto ha gli occhi stanchi, ma il suo sguardo non fa fatica a poggiarsi sui quadri che ritraggono un tram, un mezzo di trasporto al quale deve la vita. Una vecchia circolare di Roma lo accolse per due giorni, proteggendolo dal rastrellamento dei nazisti del 16 ottobre del 1943. Secondo il rapporto Kappler quel giorno vennero arrestate oltre mille persone, tutte inviate al Collegio militare di via della Lungara. Emanuele si salvò, trascorrendo due giorni al freddo, stipato tra i sedili sporchi, tra un conducente e un bigliettaio che, a ogni capolinea, gli intimavano di restare fermo. Un ragazzo che all'epoca aveva dodici anni e che oggi, a ottantotto, si guarda indietro con sguardo commosso. "Istintivamente – dice Emanuele sulla pagina Facebook dell'Atac – volevo salvarmi e sul tram mi sono sentito subito al sicuro, grazie al bigliettaio e all’autista. I tranvieri mi hanno davvero aiutato, nonostante stessero rischiando molto. Li sentivo dire: "Aho’, guarda ‘sto ragazzino, daje ‘na mano, è ebreo".

Una storia che diventa mostra

La storia di Emanuele, salvato tra i sommersi, ha ispirato il pittore Giorgio Ortona. L'artista ha voluto dedicare un omaggio all'uomo salvato dall'Atac, attraverso una mostra in suo onore, dal titolo "Emanuele salvato dall'Atac". "Mi sono ritrovato non davanti a una forma, ma davanti a una storia. Una storia invidiabile, nel senso che in lui vedi una ricchezza che noi non abbiamo", ha dichiarato l'artista in un'intervista a Radio Radicale. Al polo museale dell'Atac sarà dunque possibile ammirare fino all'8 aprile oltre venti dipinti a olio, che raffigurano l'evoluzione dei racconti e della vicenda di Emanuele. L'ingresso è gratuito, con orari che vanno dal lunedì al sabato dalle ore 9 fino alle 15:30.