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La morte di Ciro Esposito il 3 maggio 2014: dalla sparatoria alla condanna di Daniele De Santis

Ciro Esposito fu ucciso poco prima della finale di Coppa Italia tra Fiorentina e Napoli che si giocò a Roma nel maggio 2014. Per il suo omicidio è stato condannato a 16 anni Daniele De Santis.
A cura di Enrico Tata
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Ciro Esposito è morto alle 6.21 del 25 giugno 2014. Era ricoverato da cinquanta giorni nel reparto di Rianimazione del Policlinico Gemelli di Roma. Il tifoso del Napoli fu ucciso poco prima della finale di Coppa Italia tra Fiorentina e Napoli che si giocò a Roma nel maggio 2014. Per il suo omicidio è stato condannato a 16 anni Daniele De Santis. La Corte di Cassazione, terzo grado di giudizio, ha confermato la sentenza di secondo grado e ha escluso la legittima difesa: non sparò per difendersi, ma mirò ad altezza uomo. In primo grado era stato condannato a 26 anni di reclusione.

L'assalto degli ultras e gli spari prima di Napoli-Fiorentina

I fatti risalgono al 3 maggio 2014, a poche ore dall'inizio della finale di Coppa Italia tra Napoli e Fiorentina. Un corteo di tifosi del Napoli in viale di Tor di Quinto viene provocato da alcuni ultras. Vengono esplosi petardi, i due gruppi vengono a contatto e vengono sparati alcuni colpi di pistola. Ciro Esposito, tifoso del Napoli di 31 anni, resta ferito e viene ricoverato in condizioni gravissime. All'interno dell'Olimpico i tifosi spingono per non giocare la partita, con l'ultras del Napoli ‘Genny ‘a Carogna' che porta avanti una trattativa con la polizia.

Chi è Daniele De Santis, l'ultras romano detto "Gastone"

Due giorni Dopo Daniele De Santis, detto ‘Gastone', ultras della Roma di 48 anni, viene accusato di tentato omicidio, porto abusivo di armi e rissa. È stato lui a sparare il colpo che ha ucciso Ciro Esposito, secondo gli inquirenti. Qualche anno prima, nel 2004, si era reso protagonista di un altro episodio famoso: insieme ad altri ultras interruppe il derby di Roma perché si diffuse la falsa notizia di un bimbo ucciso da una camionetta della polizia. In Curva Sud, come detto, era conosciuto come ‘Gastone'.

Chi era Ciro Esposito, l'ultras napoletano morto dopo 53 giorni di agonia

Ciro Esposito viveva a Scampia, Napoli. Il ragazzo gestiva insieme ai fratelli un piccolo autolavaggio, aperto grazie al papà, di professione aiuto infermiere. Dopo la terza media Ciro aveva lasciato la scuola e da diversi anni era fidanzato con Simona. Il Napoli era la sua passione, ma non era iscritto ad alcun gruppo ultras. È morto, come detto, all'età di 31 anni.

"Dovevo morire io, invece è morto lui. Non ci posso pensare che è morto. Più che altro non ci voglio credere", disse De Santis dopo aver appreso della morte di Ciro.

I funerali di Ciro Esposito a Scampia

I funerali di Ciro Esposito si sono tenuti il 27 giugno 2014 a Scampia. In piazza Grandi Eventi fu allestita una tendostruttura per ospitare la cerimonia che si svolse con il rito evangelico. Almeno 20mila persone resero omaggio al ragazzo scomparso.  "Che il sacrificio di Ciro non sia vano e possa portare solo pace, gioia e amore. Spero che la memoria di Ciro possa portare pace e amore ai tifosi di tutta Italia", disse la mamma.

L'autopsia "Colpi esplosi ad altezza uomo"

I risultati dell'autopsia eseguita sul cadavere di Ciro evidenziarono come il proiettile fosse "passato in mezzo alle costole per poi conficcarsi nella colonna vertebrale". Il perforò un un polmone e si fermò alla spina dorsale. Quel colpo fu sparato, concluse poi la Cassazione nella sentenza definitiva, ad altezza d'uomo.

La condanna in primo grado per Daniele De Santis

In primo grado i pm chiesero l'ergastolo per Daniele De Santis. I giudici della terza Corte d'Assise di Roma si riunirono in camera di consiglio per circa quattro ore e decisero di condannare ‘Gastone' a 26 anni di reclusione. "La pena inflitta è congrua e giusta, per De Santis non provo odio perché l'ho perdonato", le parole della mamma di Ciro dopo la lettura della sentenza.

Gli adesivi contro Ciro e la sparizione della targa a Roma

Nel 2016 comparvero alcuni adesivi ingiuriosi nel pre partita di Napoli-Roma in programma allo stadio di Napoli. "Tutti in giro tranne Ciro", lo slogan firmato ‘Mondo Ultrà". "Ci sono ancora persone che continuano ad ingiuriare il nome di Ciro, che continuano a buttare fango su lui e la sua famiglia. A queste persone noi continuiamo a rispondere con messaggi di pace e di amore", denunciò l'associazione Ciro Vive. Sempre nel 2016 la lapide in memoria di Ciro deposta nel quartiere romano di Tor di Quinto fu ricoperta con della vernice rossa.

 La Corte D'Appello riduce la condanna a 16 anni

La Corte d'Appello condannò a 16 anni De Santis. Questo perché l'ultras fu assolto dal reato di rissa e perché i giudici hanno escluso l'aggravante dei futili motivi. Dopo la lettura della sentenza la mamma di Ciro Esposito, Antonella Leardi dichiarò: "Mio figlio è stato ucciso un'altra volta". Per i giudici non si trattò di un agguato al bus degli ultras napoletani, ma di "una scomposta azione dimostrativa".

 La Cassazione conferma la condanna di Daniele De Santis

Nel 2018 la Corte di Cassazione conferma la condanna a 16 anni per De Santis e respinge il ricorso dei suoi avvocati contro il verdetto d'appello. Secondo i giudici di Cassazione, da un lato "De Santis aveva provocato la situazione di pericolo e dall’altro aveva assunto una reazione non proporzionata all’offesa. Pur potendo puntare l’arma o sparare in aria, non l’aveva fatto e risulta avere esploso colpi ad altezza d’uomo (cinque in rapida successione) dei quali quattro andarono a segno".

De Santis, hanno ricostruito i giudici, "si trovava a fronteggiare un gruppetto sparuto, di tifosi disarmati e a mani nude, là dove egli era, al contrario, l’unico ad avere la disponibilità di una pistola". Quella pistola fu usata "deliberatamente". De Santis se ne servì "non per dissuadere i soggetti che si avvicinavano. Né la mostrò o sparò in aria nell’esclusivo tentativo di intimorirli. Sparò cinque volte; ripetutamente e ad altezza d’uomo".

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