In carcere 500 euro per un telefono: dopo il caso del detenuto torturato, s’indaga sul giro di cellulari e droga

Cinquecento euro: questo il prezzo per un cellulare in carcere, con internet, Whatsapp e tutti i più moderni sistema di messaggistica e social per parlare con l'esterno. Dispositivi intestati a terzi per evitare di essere scoperti, e che vengono recapitati o tramite drone o tramite corriere. Questo quanto stanno scoprendo gli investigatori che indagano sul caso dell'uomo che ha denunciato di essere stato torturato da alcuni detenuti nel carcere di Regina Coeli per essersi rifiutato di nascondere un telefono nella sua cella. Un caso che ha aperto un altro filone di indagine parallelo, e che riguarda proprio lo smercio di telefonini all'interno del carcere. Una cosa nota e risaputa, ma che adesso potrebbe avere una svolta nello scoprire come funziona effettivamente la filiera e come opera chi c'è dietro.
A riportarlo è Il Corriere della Sera. La vicenda è nata dalla denuncia di un detenuto, che ora non si trova più in carcere e che preferisce rimanere anonimo, che ha raccontato di un sequestro nella sua cella, dove è avvenuto anche un tentativo di estorsione ai danni della madre. Altri detenuti, che aveva sentito parlare dell'arrivo di cellulari e droga "tramite lancio", gli avevano chiesto di nascondere un telefono nella sua cella. Lui, non volendo guai, ha rifiutato. Ed è allora che l'avrebbero cominciato a colpire con calci e pugni.
"Uno ha chiamato mia madre al cellulare e mi ha imposto di chiederle di mandare i soldi tramite una ricarica poste pay", ha poi aggiunto, parlando quindi anche di un tentativo di estorsione. La madre però, non pensava fosse possibile stesse succedendo una cosa del genere sul serio, e quindi non ha assecondato le richieste dei torturatori. Che, però, avrebbero continuato a seviziare il figlio, picchiandolo e facendogli "dei tagli sulla gamba destra tramite coltelli rudimentali".
Le cose però, non sarebbero finite lì. "Mi hanno legato al letto con delle lenzuola fissate al petto e ai piedi. La sera mi hanno di nuovo colpito "sia a mani nude che con bastoni nella gamba e soprattutto nella testa".