Nei reparti Covid degli ospedali romani ci sono pazienti bisognosi di cure e che davvero non potrebbero stare altrove, ma anche persone ormai clinicamente guarite o che non possono, per condizioni familiari o economiche, per paura o per mancanza di assistenza domiciliare, aspettare la completa guarigione nelle loro abitazioni. La Regione Lazio è una delle regioni italiane con il maggior tasso di ospedalizzazione e la spiegazione è proprio questa: alcuni pazienti potrebbero essere trasferiti presso altre strutture dedicate, ma per mancanza di queste (in numero sufficiente), si preferisce tenerli in ospedale. Per risolvere questo problema e, di conseguenza, liberare quanti più posti nei reparti ordinari, nelle scorse settimane la Regione, come già era stato fatto durante la fase più dura della prima ondata, ha reso operativi 500 posti in strutture alberghiere private "per i casi clinicamente guariti e per chi non ha modo di svolgere la quarantena". Nelle prossime ore, informava ieri l'assessore D'Amato nel consueto bollettino sull'andamento dei contagi saranno operativi "150 ulteriori posti nelle strutture alberghiere protette".

In un'intervista rilasciata qualche giorno fa al Corriere della Sera, l'immunologo e responsabile del Day Hospital di Immunoinfettivologia del Policlinico Umberto I Roma, Francesco Le Foche, aveva dichiarato sul punto: "In questa fase le uniche difficoltà riguardano le persone positive che devono restare in reparto in quanto non hanno abitazioni sicure dove trascorrere l’isolamento. Servono in questa fase degli alloggi alternativi in modo da non ridurre la disponibilità dei posti letto che devono restare liberi. Le Regioni si devono attrezzare".

In arrivo anche nuovi ospedali dedicati interamente a pazienti Covid

La mancanza di strutture alternative, nonostante le dichiarazioni di Le Foche, non è l'unico problema che stanno affrontando i vertici regionali: i posti letto, per ora, ancora non mancano e la Regione ha attivato complessivamente oltre 2.900 posti ospedalieri (escluse le strutture alternative), di cui oltre 500 di terapie intensive. Per non sovraccaricare ulteriormente strutture che non sono dedicate solo a pazienti Covid, nei prossimi giorni l'assessore D'Amato cercherà di stringere accordi simili a quello sottoscritto con l'istituto clinico Casalpalocco, diventato ‘Covid Hospital 3' e struttura ‘spoke' (collegata e subordinata) dell'Istituto Spallanzani di Roma.