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Finanziere cacciato a 60 anni dalla sua casa a Collina delle Muse: sfratto sospeso dopo mezz’ora

La sospensione arriva quando l’ufficiale giudiziario ha già eseguito lo sfratto. Ora il finanziere Massimiliano Rossetto si trova in un limbo per riottenere le chiavi.
A cura di Gabriel Bernard
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Il finanziere Massimiliano Rossetto
Il finanziere Massimiliano Rossetto

Il giorno dopo lo sfratto la situazione del finanziere Massimiliano Rossetto è ferma, non solo è fuori casa, ma è intrappolato in un'impasse giuridica che rende impossibile qualsiasi soluzione immediata. Perché se da un lato l'ufficiale giudiziario eseguiva il rilascio dell'immobile, contemporaneamente il giudice si stava pronunciando sull'istanza presentata i giorni scorsi, concedendo la sospensione dello sfratto.

"Legalmente siamo in uno stallo alla messicana", spiega l'avvocata Jenni Degliotti. "Da un lato c'è la società Boccea Gestioni Immobiliari che, alla luce del provvedimento del giudice, non potrebbe rientrare nel possesso dell'immobile. Dall'altro c'è Rossetto, che invece potrebbe rientrarvi. In mezzo c'è l'ufficiale giudiziario, che ha consegnato le chiavi, ma dovrebbe consentire il rientro. Non può farlo e quindi si crea uno stallo perfetto".

Massimiliano Rossetto le aveva provate tutte. Si è rivolto agli avvocati, ha mostrato i documenti dei pagamenti, ha scritto a Regione, Comune, Prefettura, Tribunale, Corte d’appello e così via. E l'aveva sottolineato nella mail: "L'ufficiale giudiziario non rinuncerà all'esecuzione senza un nuovo provvedimento del giudice, pur consapevole dell'infondatezza del titolo notificato; tuttavia, visti i tempi estremamente ristretti, tale provvedimento difficilmente perverrà prima del 23 aprile". Invece il provvedimento è arrivato al photo finish costringendo Massimiliano a lasciare casa, mettersi in macchina e raggiungere la figlia a L'Aquila.

La questione è complessa e articolata. Il progetto nella zona denominata Collina delle Muse, promosso da Regione e Roma Capitale con l'obiettivo di garantire un alloggio a chi lavora per lo Stato e si occupa del contrasto alla criminalità organizzata, prende avvio nel 2004 e gli immobili vengono realizzati da Boccea Gestioni Immobiliari. Successivamente si intrecciano una serie di passaggi burocratici, tra ricalcoli delle tariffe di locazione e proroghe dei contratti. La società, nel frattempo, respinge tutte le richieste sia di vendita degli immobili agli inquilini sia il rinnovo degli affitti con il vecchio canone.

"Il suolo è di proprietà del Comune, mentre le mura sono formalmente della Boccea, che però ha solo un diritto di superficie", spiega l'avvocata Degliotti. "Se il Comune avesse dichiarato la decadenza della convenzione, questo diritto sarebbe venuto meno e gli immobili sarebbero tornati nella disponibilità pubblica. Questo avrebbe probabilmente aiutato le 54 famiglie, che non si sarebbero più dovute interfacciare con la società ma con il Comune, che avrebbe potuto mantenere i contratti".

Una situazione denunciata anche dall'Associazione Inquilini e Abitanti (Asia USB) che in una nota ha affermata come "tutto avviene nell'indifferenza di Roma Capitale, della Regione Lazio, del Ministero delle Infrastrutture, della Prefettura di Roma. E nessuno ha fatto rispettare le prescrizioni di legge sottoscritte nelle convenzioni, attuato i controlli o applicato le sanzioni previste dalle legge".

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