Fentanyl a Roma, gli esperti smentiscono l’allarme: “La vera emergenza è il crack”

Immagine
Fiale di Fentanyl (Lapresse)
Serd, polizia e unità di strada non segnalano alcuna diffusione del Fentanyl nella Capitale. Gli operatori indicano invece nel crack il problema più grave e in crescita.

Sono bastati pochi video di persone che si muovono lente, piegate in due, che si appoggiano ai semafori in un evidente stato di dissociazione per lanciare l'allarme di una nuova pericolosissima droga arrivata nelle strade di Roma: il Fentanyl. Questo oppioide, usato negli ospedali per le terapie del dolore e cinquanta volte più potente dell'eroina, ha mietuto centinaia di migliaia di vittime negli Stati Uniti. Ma la realtà è che nella Capitale un "problema Fentanyl" non c'è. "Il vedere gente ridotta in quello stato non è una prova che sia colpa di questa sostanza", spiega a Fanpage.it il professor Massimo Barra, fondatore di Villa Maraini, Agenzia Nazionale della Croce Rossa Italiana per le Dipendenze Patologiche, e Presidente Emerito Croce Rossa Italiana. "Nelle nostre analisi non lo abbiamo ancora trovato". Come confermato anche da altre associazioni che operano con unità di strada, invece, sta crescendo l'onda dell'epidemia di crack che sta falcidiando in particolare i quartieri della periferia Est.

Nessun sequestro né caso di overdose da Fentanyl a Roma

La nuova droga, con un nome esotico, finisce comunque al centro delle chiacchiere, alimentati dalle forti immagini che arrivano dalle città degli Stati Uniti e del Canada. Una paura che si intreccia e si alimenta con le legittime preoccupazioni per la sicurezza e l'indignazione per l'abbandono delle periferie. Sentimenti giusti che trovano il loro sfogo nelle piazze come quella andata in scena a Tor Sapienza, nel V Municipio, la sera di giovedì 24 settembre. Fra l'incuria e la povertà, però, al momento il Fentanyl non si sta diffondendo.

Immagine
La manifestazione dei cittadini di Tor Sapienza (foto da Facebook)

I Servizi per le Dipendenze (Serd) dell'Asl Roma 2, competente per il territorio, non hanno in cura nessun paziente per l'uso o l'abuso dell'oppioide. Mentre gli uffici investigativi della polizia non registrano sequestri della sostanza sul territorio capitolino, né notizia di persone intossicate o decedute per la sua assunzione. "Il Fentanyl così come c’è in America, qui non c’è", aggiunge Massimo Berra. "Oggi abbiamo incontrato circa 120 persone e, secondo noi, nessuna era sotto questa sostanza" continua il fondatore di Villa Maraini, fondazione che fornisce un insieme di servizi per la cura e la riabilitazione da droghe, abuso di alcol, gioco d’azzardo e nuove dipendenze. "Se arriverà, saremo i primi a incontrarlo, a denunciarlo e a segnalarlo. Ma, per il momento, ci sembra un po' una paranoia".

L'allarme dopo il furto di 80 fiale all'ospedale Israelitico

Alla fine dello scorso giugno ottanta fiale del farmaco sono scomparse dalla cassaforte della farmacia dell'ospedale Israelitico di Roma. La notizia del furto, per cui sono indagati due custodi della struttura sanitaria, è stata accolta con preoccupazione anche dal Consiglio dei Ministri, di cui era stata convocata una riunione d'emergenza, ma aveva dato origine anche molte speculazioni. Su tutte quella sul fatto che dal quantitativo di oppioide trafugato sarebbe stato possibile confezionare decine di migliaia – un numero molto superiore a quello reale – di dosi pronte a riempire le strade delle città italiane.

Ma, su una possibile diffusione, chi lavora con i soggetti con dipendenza aveva già alzato le antenne molto tempo fa. Come Emanuele Perrone, terapeuta di unità di strada e responsabile dell'area dipendenze e consumi della cooperativa sociale Parsec. "Abbiamo acquistato le strisce per il rilevamento del Fentanyl già prima della pandemia di Covid e le abbiamo utilizzate per più di due o tre anni", ci racconta. "Su centinaia di somministrazioni non è mai uscita una striscia positiva". In un unico caso il test sembrava aver trovato tracce della sostanza, ma un ulteriore approfondimento non ha dato conferme. "Questo non significa che non possa esserci. Ma, sulla base di quello che osserviamo, non abbiamo gli elementi per parlare di una diffusione".

La diffusione del Fentanyl negli Stati Uniti

Un caso accertato è stato, invece, individuato e preso in cura da Villa Maraini. "Si trattava di un anestesista che lo trafugava dalla sala operatoria. Era Fentanyl ospedaliero, quindi puro", specifica il professor Barra. Un esempio che può essere utile per ricordare come questa droga sia nata come, e sia tuttora, un farmaco usato come potente antidolorifico e considerato dall'Organizzazione mondiale della sanità addirittura come "fondamentale" nelle terapie del dolore grave come quello oncologico. Negli Stati Uniti la sua diffusione è partito proprio dal mercato sanitario.

I primi a diventarne dipendenti sono stati gli anziani o persone reduci da un trauma fisico. In una seconda fase, a partire dalla prima metà degli anni 2010, i narcotrafficanti avrebbero intuito il suo potenziale. Forte di costi di produzione e trasporto molto bassi e del fatto che agisce anche con quantità minime (bastano alcuni microgrammi, quindi millesimi di milligrammi), ha iniziato a soppiantare l'eroina. Secondo uno studio dell'Università della California pubblicata sulla rivista ‘Addiction' nel 2023, i morti da overdose e abuso di Fentanyl negli Stati Uniti sono aumentati di oltre 50 volte tra il 2010 e il 2021. "Sembra che il fenomeno adesso abbia raggiunto il plateau, una fase di stallo o leggero calo", sottolinea il professor Barra. "Ma siamo arrivati a 100mila morti".

Immagine
La Fentanyl Walk dedicata ai morti per overdose a San Francisco (Lapresse)

"Non solo il Fentanyl riduce in quello stato"

Nonostante la gravità del fenomeno che si è diffuso anche in Europa, non basta il video di un uomo che non si muove o che non da segni di coscienza per trovare un dipendente dall'oppioide. "È circolata l’immagine di una persona che tremava, piegata vicino a un palo – racconta Emanuele Perrone -. Ma quella persona magari stava vomitando, prendeva psicofarmaci oppure aveva un altro problema di salute". O anche poteva essere dipendente da altre sostanze. "Tra l'altro la cosiddetta ‘droga degli zombie'", soprannome adesso affibbiato a questo oppioide, "nella letteratura scientifica è sempre stata la xilazina, che provocava un certo tipo di movimenti – spiega Perrone -. Qui invece è stato tradotto per il Fentanyl e quindi, se vedi una persona che barcolla per strada, è per quello".

La vera emergenza: il crack

Il rischio è che, concentrandosi su un fenomeno spaventoso ma che ancora non c'è, non si veda quello che è sotto gli occhi di chiunque lavori in questo ambito o viva nelle periferie romane. "Quello che si vede realmente in giro è un'epidemia di crack. Dovunque vai con le unità di strada trovi persone che fumano crack", indica Perrone. "Questa, a noi, sembra l’emergenza principale". Una visione condivisa anche da Massimo Barra. I dati di Villa Maraini piazzano la cocaina "cotta" come la sostanza numero uno nell'elenco dei consumi. "E ci preoccupa perché rispetto al crack siamo quasi impotenti", aggiunge.

Immagine
Immagine di repertorio

"Il crack è una sostanza fortissima – spiega il presidente emerito della Croce Rossa Italiana -: essendo un eccitante, più uno si fa e più sente il bisogno di farsi. E quindi puoi assumere delle quantità tali da dissociare la persona, specialmente se poi ci beve pure sopra". Inoltre, "mentre per l'eroina abbiamo il metadone", per il crack un composto per trattare le crisi d'astinenza ancora non c'è. "Vengono da noi ragazzi che ci dicono: Non mi fate uscire. Fatemi rimanere qua, perché se esco mi vado a rifare. Ma noi non siamo in grado di soddisfare questa richiesta di trattamenti ‘coatti volontari', anche se può sembrare una contraddizione in termini. Perché non abbiamo reparti dove ospitarli in maniera coercitiva. E non è neanche previsto dalle norme – conclude Barra -. Siamo noi, come al solito, i primi a parlarne". Come è necessario fare per tutti i problemi reali.

autopromo immagine
Più che un giornale
Il media che racconta il tempo in cui viviamo con occhi moderni
api url views