Femminicidio Federica Torzullo

Femminicidio Federica Torzullo, continuano le indagini: si cerca ancora l’arma del delitto

Continuano senza sosta le indagini sul femminicidio di Federica Torzullo: l’obiettivo degli inquirenti adesso è trovare l’arma del delitto e cercare i presunti complici di Carlomagno.
A cura di Beatrice Tominic
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Federica Torzullo.
Federica Torzullo.
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Nonostante la confessione del femminicidio di Federica Torzullo da parte di Claudio Carlomagno, continuano le indagini da parte degli inquirenti. Quanto dichiarato dall'uomo in sede di interrogatorio di convalida, infatti, sembra non convincere totalmente chi indaga sulla vicenda. Nella ricostruzione degli inquirenti spunta la presenza di una "persona non identificata" che è stata ripresa mentre entrava in casa con Carlomagno dopo che l'uomo aveva seppellito l'ex moglie. Ancora da chiarire di chi si tratti. Così come, ancora da rintracciare, è l'arma del delitto: per l'intera giornata di oggi sono andati avanti gli accertamenti nei pressi del canale indicato dallo stesso Carlomagno.

Le ricerche in corso dell’arma del delitto.
Le ricerche in corso dell’arma del delitto.

Nelle ore immediatamente successive al delitto, invece, è arrivato davanti alla villetta il padre di Carlomagno, non indagato, che si è allontanato soltanto dopo una decina di minuti, in cui è rimasto all'ingresso. Nel frattempo gli inquirenti vogliono fare luce sulla presenza di eventuali complici: Carlomagno potrebbe essere stato aiutato da qualcuno a liberarsi del corpo dell'ex moglie, forse proprio dalla persona che le telecamere hanno visto rientrare a casa con lui subito dopo oppure potrebbe essere stato aiutato a pulire la casa. Ma non è bastato a cancellare le tracce di sangue che, come precisato dalle analisi scientifiche nell'abitazione, sono state rintracciate soprattutto nella cabina armadio della camera da letto della donna e nell'ingresso, ma anche nel bagagliaio dell'auto.

Indagini in corso, si cercano arma del delitto e complice: vertice investigativo a Bracciano

Per cercare di trovare le risposte che mancano agli interrogativi ancora aperti, nel pomeriggio di oggi si è svolto un vertice investigativo nella caserma dei carabinieri di Bracciano a cui hanno partecipato i militari del nucleo investigativo del reparto territoriale di Ostia, coordinati dal procuratore di Civitavecchia Alberto Liguori. L'ipotesi dei carabinieri è che qualcuno possa aver aiutato Carlomagno nelle fasi successive al femminicidio per disfarsi del corpo o per pulire l'abitazione.

Claudio Carlomagno.
Claudio Carlomagno.

Nella stessa giornata di oggi, i militari hanno ascoltato i genitori di Federica Torzullo per cercare di chiarire alcuni passaggi della confessione di Carlomagno. Con i carabinieri, anche i colleghi del Reparto analisi criminologiche dell’Arma, per fornire alla coppia supporto psicologico-investigativo per crimini violenti. Nei prossimi giorni, invece, saranno ascoltati anche i genitori dell'uomo che l'ha uccisa. Ancora da verificare la presenza del padre che sarebbe rimasto all'ingresso dell'abitazione, a bordo di un furgone Doblò.

Il secondo veicolo fuori dall'abitazione in cui è stata uccisa Federica Torzullo

Il Fiat Doblò del padre di Claudio Carlomagno, visto transitare nella prima mattina del 9 gennaio, però, non è il solo veicolo ad essere passato davanti alla villetta in cui è avvenuto il femminicidio. Circa un paio di ore dopo che Carlomagno è uscito in macchina e ha raggiunto uno dei depositi riconducibili alla ditta di famiglia, verso le ore 9.30, le telecamere hanno ripreso un altro mezzo, stavolta un camion Iveco, che si allontanava dal deposito della ditta e che transita nella via in cui si trova la villetta. A quel punto l'uomo viene visto rientrare in casa ed uscire soltanto un quarto d'ora dopo. Devono passare altri otto minuti prima che il camion rientri in azienda. È soltanto dopo pranzo che l'uomo rientra a casa, insieme alla persona non ancora identificata.

Le ricerche dell'arma del delitto

Dopo giorni di ricerche all'interno dell'abitazione, continuano le verifiche per cercare di trovare l'arma del delitto, un coltello con cui Carlomagno si è scagliato contro l'ex moglie per 23 volte: quattro coltellate l'hanno raggiunta al collo, 19 alla nuca. Successivamente, avrebbe provato a bruciare il corpo, come attestano le ustioni rinvenute sul viso, per provare a renderlo irriconoscibile. Secondo quanto ha dichiarato, si sarebbe disfatto dell'arma gettandola in un canale fra la via Braccianese e via Anguillarese: le ricerche stanno procedendo, come mostra la foto in alto, nei pressi di un ruscello al confine con località le rughe

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