Fascicolo sanitario elettronico, nel Lazio adesioni ferme ma Rocca accusa i cittadini: “Temono per la privacy”

È nato per essere una raccolta digitale, facile da consultare online e sicura, di tutta la storia clinica di ogni paziente, ma ad oggi il fascicolo sanitario elettronico fa fatica a diffondersi nel Lazio. Ad ammetterlo è lo stesso presidente regionale con delega alla Sanità, Francesco Rocca: "Siamo a malapena al 10 per cento dei cittadini, mentre l'Emilia Romagna ha raggiunto percentuali di adesione superiori all'80 per cento. Credo ci sia una resistenza legata alla privacy ma i dati sono blindati e protetti", ha dichiarato a margine della presentazione delle iniziative dell'Ifo – Istituto nazionale tumori Regina Elena di Roma nella sede della giunta regionale. Una giustificazione che le opposizioni non accettano. "Perché non sono state fatte campagne di comunicazione istituzionale?", chiede il capogruppo di Azione in consiglio regionale Alessio D'Amato.
Rocca: "Nessun pericolo con il fascicolo sanitario elettronico"
"Non c'è nessun rischio di fuga di dati. È un salvavita digitale", ha proseguito Rocca, quasi rivolgendosi direttamente ai laziali e alle laziali. Attivando il fascicolo sanitario elettronico si può usufruire di un profilo online in cui verranno caricati in tempo reale, sia dal personale delle strutture pubbliche che dai medici privati, tutti i dati delle prestazioni sanitarie ricevute: esami svolti, prenotazioni, verbali di pronto soccorso, attestazioni vaccinali.
Lo scopo è quello di dare al cittadino l'accesso completo e da ogni luogo al proprio storico sanitario, ma anche garantire ai medici di avere tutte le informazioni necessarie a fare il proprio lavoro al meglio e arrivare a diagnosi e prescrizioni più rapide e precise. Uno strumento molto utile, ma che non sta scaldando i cuor nel Lazio. "Sta crescendo ma non quanto vorrei – ha proseguito Rocca -. Probabilmente c'è stata una preoccupazione sulla privacy che, invece, è assolutamente tutelata al massimo".
D'Amato (Azione): "Rocca dà la colpa ai cittadini, ma non ha fatto comunicazione"
Molti potrebbero non essere proprio a conoscenza di questa iniziativa entrata in vigore nel maggio 2020, nonostante la Regione stia "continuando a cercare di promuoverlo in tutti i modi", secondo quanto sostenuto dal presidente Rocca, che ha concluso: "Abbiamo raggiunto i target del Pnrr con larghissimo anticipo. Adesso lavoriamo ma deve essere corale, fatto non solo da noi come comunicazione, ma anche dai medici di medicina generale, dal personale sanitario e ospedaliero che si trova a diretto contatto coi pazienti, per promuovere l'importanza del fascicolo sanitario elettronico".
Secondo le opposizioni, però, è proprio sulla comunicazione che la Giunta avrebbe delle gravi colpe. "È davvero singolare che il presidente Rocca, di fronte al fallimento dell’adesione al Fascicolo Sanitario Elettronico nel Lazio, attribuisca la responsabilità ai cittadini e alla privacy, spostando le cause della scarsa diffusione su medici e personale sanitario – ha dichiarato Alessio D'Amato, ex assessore alla Sanità durante l'amministrazione di Nicola Zingaretti -. In realtà, domando al presidente Rocca perché non sono state fatte campagne di comunicazione istituzionale, visto che sono stati spesi oltre 1 milione di euro per le ultime due campagne, che di istituzionale non avevano nulla".
Il riferimento è alla campagna ‘Anche oggi', partita a dicembre 2025, in cui, attraverso cartelloni per strada, mezzi pubblici, fermate del bus, pagine di giornali, banner su siti e spot su radio e televisioni, la Regione ha provato a raccontare gli ultimi successi nel campo della sanità. Un'operazione costata 430mila euro, l'equivalente di circa 5mila TAC. Secondo D'Amato, poi, la questione della privacy sarebbe stata ampiamente risolta dall'accordo in Conferenza Stato-Regioni sottoscritto anche dal’Autorità Garante per il trattamento dei dati personali. "Purtroppo, o vi è stata una sottovalutazione dell’importanza oppure una scarsa volontà e l’inerzia che sta dimostrando questa amministrazione regionale, nonostante abbia ereditato lo strumento nella sua interezza e doveva preoccuparsi solo di comunicarlo correttamente e informare i cittadini, cosa che non è avvenuta", conclude il consigliere regionale.
