Fabrizio Lucchesi: “Totalmente estraneo alla truffa al giovane calciatore, sono una vittima”

Fabrizio Lucchesi, dirigente sportivo già della Roma ai tempi dello scudetto del 2001, poi della Fiorentina e oggi al Guidonia Montecelio, non ci sta. Il suo nome è finito in un'inchiesta della Procura di Roma su una truffa che sarebbe stata orchestrata da Giuseppe Basile e Marco Rossetti, due dirigenti che avrebbero convinto un calciatore 18enne e suo padre a pagare decine di migliaia di euro in cambio di un tesseramento con squadre professionistiche. Un raggiro a cui Lucchesi, che non è indagato per truffa, si dichiara totalmente estraneo. "Sono una vittima, non avevo la minima idea di cosa avessero fatto quelle due persone. Ho preso soldi che avevo prestato e che mi erano dovuti", spiega a Fanpage.it.
Lei attualmente risulta indagato per cosa?
No, guardi, io al momento non so neanche con precisione quale sia la mia posizione. So che sono stato ascoltato dal pubblico ministero un paio d'anni fa, ma non ho ricevuto notifiche formali recenti.
Ci spiega come è andata la vicenda?
Tutto nasce 7-8 anni fa. Uno dei soggetti coinvolti, una persona legata indirettamente a me per rapporti personali e familiari, mi chiede un prestito. Io gli presto una somma importante, anche perché lui aveva aiutato un mio collaboratore in passato. Negli anni questi soldi non mi vengono restituiti, quindi avvio tutte le procedure legali: decreto ingiuntivo, pignoramenti, conti correnti, beni. Ho tutta la documentazione. Dopo diversi anni, questa persona mi dice di poter iniziare a restituire qualcosa. Mi dà un acconto: assegni e una parte in contanti. Io, in assoluta buona fede, accetto quel pagamento. Parliamo di soldi miei, di un credito legittimo e documentato. Quando poi sono stato chiamato dal magistrato, ho portato tutte le carte che ho a disposizione. Ho sempre agito in modo trasparente, tutto è tracciato. Non ho intestato nulla a terzi, non ho fatto operazioni strane: sono soldi che risultano e che ho messo in atti pubblici. Il punto è questo: io ho semplicemente riscosso un credito. Fine. Il mio ruolo in questa vicenda si esaurisce lì. Tre anni dopo emerge un'ipotesi di truffa legata a quei soldi. Ma io che c'entro? Se uno mi paga un debito, io non posso sapere se quei soldi provengano da un’attività lecita o meno. Io ho semplicemente incassato quello che mi spettava.
Lei conosce l'altro soggetto coinvolto?
Sì, lo conosco. Lavoro nel calcio da 45 anni, è un ambiente in cui ci si conosce tutti alla fine. Sono figure che hanno fatto sia i procuratori che i dirigenti sportivi. Ma questo non significa nulla rispetto alla vicenda. Io intervengo dopo, solo per recuperare un credito. Tutto quello che sarebbe successo prima non mi riguarda e non ne sapevo nulla.
Il punto dell’indagine riguarda presunte promesse a un genitore per far giocare il figlio. Lei ne sapeva qualcosa?
Assolutamente no. Io non ho avuto alcun ruolo in quella dinamica. Se uno mi deve dei soldi e me li dà, io li prendo. Non entro nel merito di come li ha ottenuti. Se fossi stato coinvolto nella truffa, sarei indagato per truffa. Anzi, paradossalmente rischio di essere anche una vittima. Perché se quella truffa venisse accertata, potrei essere costretto a restituire quei soldi. Quindi oltre al danno anche la beffa.
Quando è stato ascoltato dal magistrato?
Due o tre anni fa. Ho spiegato tutto, ho portato tutta la documentazione sul credito. La conversazione è stata più o meno questa: "Lei ha preso questi soldi?", "Sì", "Perché?", "Perché mi erano dovuti e ho tutto per dimostrarlo". Fine.
Quindi non ha ricevuto un avviso di garanzia o altri atti formali?
No, non ho ricevuto nulla di recente. E le dico la verità: al di là degli aspetti tecnici, quello che mi interessa è che sia chiaro un punto. Io non ho partecipato a nessuna truffa.
Come vive questa vicenda?
Male, perché vengo associato a qualcosa che non ho fatto. Io voglio rispondere di quello che faccio, non di quello che fanno gli altri. Io ho semplicemente recuperato parte di un credito, documentato, dopo anni. Non ho truffato nessuno. Anzi, se vogliamo dirla tutta, in questa storia rischio di essere io quello danneggiato.
Le faccio un’ultima domanda, più generale: nel mondo del calcio esiste il fenomeno di pagare per far giocare un giovane?
Io non ne ho esperienza diretta negli ultimi anni, quindi non posso dire di averlo visto personalmente. Però il “sentito dire” c’è: si parla di sponsorizzazioni legate al tesseramento dei giovani. Se esiste davvero, e penso di sì, è un malcostume grave. Perché nello sport deve prevalere il merito. Se entrano altre logiche, si danneggia tutto il sistema: i giocatori migliori, le società, la credibilità.