Esplosione fabbrica di armi a Colleferro, il procuratore: “Al momento tutto fa pensare a un incidente”

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Le indagini sull’esplosione alla fabbrica Knds di Colleferro puntano sull’incidente. Il Ris analizza il deposito, mentre Arpa controlla la qualità dell’aria.

Sull’esplosione della fabbrica di munizioni di Colleferro le indagini sembrano orientarsi verso l’ipotesi di un incidente. "Tutti gli accertamenti sono in corso e non possiamo escludere nessuna ipotesi – ha dichiarato il procuratore di Velletri, Carlo Villani – anche se allo stato attuale non ci sono elementi per ipotizzare cause diverse da quelle accidentali". Gli accertamenti proseguono, ma gli inquirenti sembrano quindi allontanare l’ipotesi di un sabotaggio, ventilata nei giorni successivi al 13 agosto, quando il boato proveniente dallo stabilimento dell’ex Simmel, oggi Knds Ammo Italy, è stato avvertito in tutta la Valle del Sacco fra Roma e Frosinone.

Le indagini sull'esplosione proseguono

"I carabinieri del Ris che hanno eseguito i rilievi non hanno ancora depositato la relazione tecnica conclusiva, data la complessità della situazione generata dall’esplosione", ha aggiunto il procuratore Villani. Nelle immagini registrate dal sistema di videosorveglianza della fabbrica non si vedrebbe nessuno avvicinarsi al deposito da cui è partita l’esplosione, inutilizzato da anni. Al momento dello scoppio, inoltre, circa la metà dei dipendenti era assente perché la produzione era ferma. Una circostanza che avrebbe contribuito a evitare vittime nonostante la violenza dell’esplosione.

"L’area dove è avvenuto l’incidente è stata sequestrata – ha aggiunto Villani, che segue le indagini insieme ai pubblici ministeri Federica Mattiotti e Giuseppe Travaglini – e il sequestro è stato poi esteso ad altre zone sia per evitare il rischio di nuovi incidenti sia per poter svolgere tutti gli accertamenti necessari ad accertare le cause".

Nel deposito erano presenti diverse sostanze esplosive, fra cui il nitrogel, nitroglicerina in forma gelatinosa. Un difetto nella conservazione o una contaminazione potrebbero aver provocato l’innesco. "Le indagini proseguono a 360 gradi perché non ci sia alcun dubbio che le cause siano state di natura accidentale", ha aggiunto Villani.

Si allontana l'ipotesi del sabotaggio, proseguono le rilevazione dell'Arpa

Sembra quindi perdere consistenza la cosiddetta "pista russa". Nei giorni successivi allo scoppio, alcuni commentatori avevano collegato l’esplosione di Colleferro a quella avvenuta il 10 agosto nel deposito di Belica, in Bulgaria, dell’azienda Emco, che produce munizioni destinate anche all’esercito ucraino.

Intanto proseguono le analisi dell’Arpa Lazio sulla qualità dell’aria. I primi dati della centralina più vicina allo stabilimento sono stati registrati circa due ore dopo lo scoppio. A richiamare l’attenzione sono soprattutto i livelli di ozono, saliti in poco tempo fino a 128 microgrammi per metro cubo. Un valore da monitorare, anche se inferiore alla "soglia di informazione", fissata a 180 microgrammi per metro cubo, e a quella "di allarme", pari a 240.

Secondo l’Istituto Superiore di Sanità, dopo un aumento marcato dei livelli di ozono sarebbe opportuno prestare particolare attenzione alle condizioni delle persone con fragilità polmonari e cardiache. Sono in corso analisi anche nell’area circostante lo stabilimento, a partire dalle falde acquifere, per verificare eventuali ricadute delle sostanze sprigionate dal fumo nero che si è alzato dopo l’esplosione.

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