Pioviccica, le strade del quartiere sono semi deserte e il camion a due piani si sposta lento per le strade di San Basilio con dietro una processione di addetti ai lavori e forze dell'ordine. L'effetto è straniante. La prima uscita di "Spaccio Arte", l'iniziativa itinerante per i quartieri periferici di Roma promossa dal Campidoglio, e in particolare dalla delegata della sindaca alle periferie Federica Angeli, non è di certo un successo di pubblico. L'obiettivo è quello di "occupare" per qualche ora le piazze di spaccio. Il problema è che poi tutto torna come prima e chi vi abita quasi non si accorge di quello che sta accadendo. Le vedette urlano di allontanarsi, la catena dello spaccio si interrompe per qualche ora, le sedie di pusher e vedette vengono buttate via.

La sensazione per chi assiste è proprio quella di un pullman con della musica calata dall'alto, senza dialogo con il tessuto del quartiere, con le associazioni. Certo c'è il parroco anti spaccio Don Antonio Coluccia, le cui processioni solitarie sono state in qualche modo adottate da Federica Angeli. A Federica Angeli e Virginia Raggi bisogna certo dare atto di metterci la faccia. Qualcuno scende, urla, c'è chi parla di "spot elettorale", la sindaca promette di tornare e incontrare chi gli pone dei problemi "non a favore di telecamera". Angeli ammette che ovviamente "questa iniziativa non basta", e la sindaca sottolinea come "non ci possono essere zone franche dal controllo dello Stato". Raggi ha parlato di manutenzione del verde e dell'apertura di alcune serrande abbandonate per aprire delle attività commerciali, ma qui nel mezzo del lockdown è stata la solidarietà tra gli abitanti che ha salvato molti dalla fame mentre i buoni spesa del comune non arrivavano.

Certo, qualche ora di stornelli romani non fanno male a nessuno questo è certo, in questo caso a malapena si sente la musica all'interno dei lotti. Le finestre rimangono per lo più chiuse, la sfilata non provoca empatia. Eppure qui la sindaca Virginia Raggi nel 2016 ha fatto il pieno di voti, e non è la criminalità organizzata che impone di non partecipare, chi gestisce la piazza di spaccio è indifferente, lascia spazio, si ritira in buon ordine per poi tornare al proprio posto. E allora che succede? Forse i cittadini di questi quartieri, delle famose periferie, andrebbero chiamati a "partecipare" non ad "ascoltare", bisognerebbe partire dal presupposto che qui non ci sono solo le mafie ma anche tanto altro, organizzarsi con loro e non offrire un momento ricreativo del tutto estemporaneo.

La cultura e la coesione sociale sono importanti non c'è dubbio, ma una singola ora di aiuto compiti per combattere la dispersione scolastica della scuola popolare A Testa Alta, forse vale di più di tutto questo.  Proprio educatori e volontari di questa scuola nata qualche anno fa, hanno portato qui la musica neomelodica di Franco Ricciardi. Da Scampia a San Basilio un canto di riscatto sociale, di comunità che portano sé uno stigma, che prendono direttamente la parola e si raccontano. I ragazzini sui muretti cantavano a squarciagola in napoletano, l'evento era atteso come una cosa importante per tutto il quartiere.

Se le piazze di spaccio vanno occupate bisogna farlo davvero, giorno e notte, per settimane. La cultura va portata nelle periferie certo, ma a partire da quella che già qua si esprime e vive. E allo stesso tempo bisognerebbe chiedere lavoro, casa, un welfare adeguato per combattere il lavoro illegale e la rete di welfare offerto dall'economia criminale.

Che venire qua tanto pe' cantà non è più tempo.