Crik Crok di Pomezia, lavoratori al collasso: “Senza cassa integrazione né stipendio da mesi”
Continua il calvario di lavoratori e lavoratrici dello stabilimento di Crik Crok di Pomezia, alle porte della Capitale. "Lavoro qui da quasi trent'anni, ma gli ultimi sono stati anni tristi. Speravamo in un miglioramento, abbiamo creduto che sarebbe cambiato qualcosa. E invece ancora oggi ci troviamo senza un lavoro". A raccontarlo a Fanpage.it è un dipendente di Crik Crok dopo che lo scorso giugno l'azienda è stata acquisita da una nuova società.
Lo stabilimento Crik Crok di Pomezia, in condizioni strutturali compromesse, sarebbe dovuto essere ristrutturato. La nuova azienda aveva annunciato condizioni migliori anche per i lavoratori. Ma pare che il cambiamento tanto atteso, almeno per il momento, non sia ancora arrivato. "Non abbiamo mai visto neanche la cassa integrazione che, nell'attesa di Inps, avrebbe dovuto anticiparci la nuova azienda. Nel frattempo non sappiamo come vivere, capita di non avere soldi neanche per andare a fare la spesa", spiega.
Lo stabilimento di Pomezia: "Lavoro qui da trent'anni: è stato un periodo triste"
Quella dello stabilimento Crik Crok di Pomezia è una storia lunga che dura da anni. Già nell'estate 2025 cento dipendenti erano rimasti senza stipendio. Dopo un rimpallo fra società, lo stabilimento di Pomezia è stato acquistato dalla N.L. Distribuzione S.r.l., poi dal marchio Preziosi Food spa. Ma le cose non sembrano essere cambiate.
"Lavoro in questa azienda da quasi trent'anni. Da quasi venti nello stabilimento di Pomezia. Sono arrivato qui da un paesino quando hanno chiuso la mia sede: mi hanno proposto il trasferimento e ho accettato. Ero ambizioso e ho sempre dato il massimo. Dopo tanti sacrifici, adesso come tanti miei colleghi mi trovo in una situazione precaria: dopo un passaggio di proprietà stiamo lavorando meno, quasi niente. E veniamo pagati soltanto per quello che lavoriamo".
Niente lavoro, niente stipendi: "Non arriva più nemmeno la cassa integrazione"
Come ricostruito da Fanpage.it, il marchio Preziosi Food spa che per ultimo, lo scorso giugno, ha acquisito lo stabilimento, secondo gli accordi presi con i sindacati avrebbe dovuto occuparsi di anticipare la cassa integrazione ai dipendenti nei mesi autunnali, oltre al pagamento dello stipendio che era generalmente previsto per il 10 del mese.
"I giorni lavorati del mese di settembre ci sono stati pagati soltanto dopo il 20. Si tratta di pochissimi giorni, c'è chi non arriva neanche a cinque: si tratta di pochissimi soldi. Inoltre l'azienda non sta mantenendo la sua promessa, stretta con i sindacati davanti al giudice: non ha anticipato neanche un euro sulla cassa integrazione". Secondo gli accordi stipulati con il sindacato, la Flai Cgil, il 10 del mese, oltre agli stipendi, sarebbe dovuta arrivare anche la cassa integrazione per i mesi di agosto, settembre e ottobre. Diversamente, invece, quei pagamenti non sono mai arrivati.
"La cassa integrazione di Inps ci arriverà non prima di metà novembre, nel frattempo siamo andati avanti come abbiamo potuto", spiega. Ma per molti è diventato anche molto difficile andare avanti. "C'è chi ha un mutuo, dei figli. Anche soltanto le rate delle macchine – continua – Abbiamo passato degli anni tristi qui dentro. Quando c'è stata l'acquisizione siamo rinati: dicevano che avrebbero ristrutturato lo stabilimento, che saremmo ripartiti. A livello mentale e psicologico eravamo tutti rinati. Sembravano finiti i tempi più bui. E invece restiamo ancora appesi a un filo".
Senza stipendio se non per i pochi giorni di attività, quasi senza lavoro e anche senza cassa integrazione: nel frattempo, come appreso da Fanpage.it, nonostante i numerosi tentativi di contatto da parte del sindacato l'azienda non avrebbe mai fatto avere sue notizie né risposte alle molteplici richieste avanzate in questi mesi. Anche Fanpage.it ha provato a contattare l'azienda per avere delucidazioni sulla situazione in corso, ma al momento non ha ancora ottenuto risposta.
La vita dei dipendenti CrikCrok: "Siamo tutti disperati"
"Vorrei dire che questa situazione mi infastidisce, ma è ancora più forte secondo me del fastidio. Perché è una preoccupazione grande non sapere cosa succederà poi", ammette.
"I miei colleghi, e anche io: siamo tutti disperati, ognuno ha i suoi problemi e così è sempre più difficile andare avanti. Dopo un primo periodo, durato due o tre anni, si è iniziata a sentire la crisi nell'aria. Il covid ci ha dato il colpo di grazia, con ristoranti e bar chiusi. Poi la situazione è peggiorata ancora, con lo scenario internazionale dell'ultimo periodo. Ce ne siamo fatti una ragione – continua – La vita in cassa integrazione è triste. E dovremo restare in queste condizioni fino al luglio 2028″.
Come appreso da Fanpage.it, infatti, per la cassa integrazione dei dipendenti e anche per dei lavori di ristrutturazione dello stabilimento di Pomezia erano da investire cinque milioni di euro. "Ma a noi non è stata anticipata la cassa integrazione né sono ancora iniziati i lavori previsti. Non si vede nessuno in prossimità dello stabilimento, non c'è una ditta esterna al lavoro, qualcuno che prende le misure – aggiunge – Ci sentiamo soli. Siamo soli. Qualche settimana fa sono andato a lavorare. Eravamo in cinque, due in ufficio. E basta. Almeno nel mese di settembre qualche pagamento era arrivato. Adesso il lavoro ancora meno. E di conseguenza meno sono i pagamenti".
Andare avanti senza stipendio: "Stiamo finendo anche i risparmi"
"Come fare ad andare avanti? Con i risparmi. Ma stanno finendo anche quelli. Prima c'era la cassa integrazione: non era moltissimo, ma sicuramente era un'entrata valida. Ora è peggio: se si attinge ogni mese ai propri risparmi, ovviamente quelli dopo un po' finiscono. Diventa sempre più difficile vivere la quotidianità in questo modo". E anche in queste circostanze c'è chi ha più difficoltà di altri.
"Con un collega ci siamo messi a fare dei calcoli approssimativi: dall'aprile 2025 fino a oggi abbiamo perso più o meno fra i 18 e i 20mila euro – spiega – Affitti o mutui, macchina, spese, benzina. Ci sono famiglie diverse, monoreddito o anche monogenitoriali con dei figli. Una collega qualche giorno fa mi ha detto che non aveva più neanche i soldi per andare a comprare il pane, per dare da mangiare a suo figlio. Per loro è ancora più complicato. Il carovita colpisce le persone con uno stipendi, figuriamoci chi su quello stipendio non può neanche contare".