Sanità nel Lazio, mancano personale e medici di base: un residente su otto rinuncia a visite ed esami

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Immagine di repertorio (iStock)
Nel Lazio ci sono 9 dipendenti della sanità pubblica ogni mille abitanti, il dato peggiore fra le regioni italiane. Intanto crescono rinunce alle cure, spesa privata e mobilità sanitaria passiva.

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Appena 9 dipendenti ogni mille abitanti, meno che in qualsiasi altra regione italiana. È su questi pochissimi fra medici, infermieri, amministrativi e personale ausiliario che si regge il sistema sanitario regionale del Lazio. Anche la spesa per gli stipendi è la più bassa d’Italia, 578 euro per residente contro i 717 della media nazionale. Il risultato è un sistema che continua a reggere sui livelli essenziali di assistenza, ma con segnali di forte pressione: diminuiscono i medici di famiglia, crescono le rinunce a visite ed esami, aumenta la spesa privata delle famiglie e in tantissimi decidono di andare fuori regione per curarsi. È il quadro che emerge dai dati del 9° Rapporto Gimbe sul Servizio sanitario nazionale.

La carenza di personale negli ospedali e fra i medici di base

Il primo problema è proprio quello del personale. Nel Lazio ci sono 1,57 medici dipendenti del servizio sanitario ogni mille abitanti, contro una media italiana di 1,84. Il dato complessivo sui lavoratori della sanità pubblica è ancora più netto: 9 ogni mille residenti, il valore più basso registrato nel Paese, dove la media è del 12,1.

A questo si aggiunge una spesa per il personale particolarmente contenuta. La Regione destina in media 578 euro per abitante agli stipendi dei dipendenti sanitari, quasi 140 euro in meno della media nazionale. Il costo medio del singolo lavoratore, però, è più alto: 64.604 euro, contro 59.242 a livello italiano. Secondo Gimbe è una dinamica tipica delle regioni che hanno attraversato lunghi Piani di rientro, con organici ridotti e personale mediamente più anziano e costoso.

La difficoltà a coprire i turni e le visite prescritte ha portato anche a un ricorso consistente a personale esterno. Nel solo 2025 la Regione ha speso 28,3 milioni di euro per medici, infermieri e altri professionisti ingaggiati attraverso agenzie e cooperative private.

La difficoltà non riguarda soltanto gli ospedali. Tra il 2019 e il 2024 il numero dei medici di medicina generale nel Lazio è diminuito del 15,8 per cento. Solo sei regioni hanno fatto peggio in questi cinque anni. All’inizio del 2025 ogni medico di famiglia seguiva in media 1.314 assistiti. Un numero di poco inferiore alla media nazionale, ma per raggiungere una soglia considerata più sostenibile, pari a un medico ogni 1.200 abitanti come fissato dall'Accordo Collettivo Nazionale, nel Lazio mancherebbero circa 358 medici di base. Una carenza che finisce inevitabilmente per scaricare parte della pressione sugli ambulatori, sui pronto soccorso e sui cittadini, costretti in alcuni casi a cercare alternative, e che potrebbe peggiorare con gli imminenti pensionamenti.

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Un residente su otto rinuncia a visite o esami

La scarsità di personale si incrocia con un altro dato particolarmente pesante: nel 2024 il 12 per cento dei residenti del Lazio ha rinunciato a visite specialistiche o esami. Parliamo di una persona su 8. Una percentuale molto più alta della media italiana, ferma al 9,9 per cento. In altre parole, nel Lazio la quota di persone che non riescono ad accedere alle cure pubbliche di cui avrebbero bisogno è sensibilmente più alta rispetto al resto del Paese. Il dato comprende situazioni diverse, ma fotografa comunque una difficoltà concreta nell’accesso ai servizi sanitari.

Quando il pubblico non riesce a rispondere in tempi brevi o con la necessaria efficienza, i cittadini sono spesso costretti a ricorrere a strutture sanitarie private, con costi molto pesanti. Nel 2024 i cittadini del Lazio hanno speso in media 921 euro a persona per visite, esami e altre prestazioni sanitarie pagate direttamente e riportate nelle dichiarazioni dei redditi (cioè fatte tramite strutture private o convenzionate). La media nazionale è molto più bassa: 787 euro. La differenza è di 134 euro per abitante e rende il Lazio un caso particolare: generalmente le regioni che arrivano da piani di rientro, cioè hanno attraversato problemi di bilancio, registrano una minore capacità di spesa privata, mentre qui avviene il contrario.

Sul versante pubblico, invece, il Lazio riceve attraverso il finanziamento sanitario nazionale 2.201 euro per abitante, poco meno dei 2.218 euro della media italiana. Da una parte, quindi, il finanziamento pubblico è basso, dall’altra la spesa privata è alta. Il costo delle cure è sempre più sulle spalle delle famiglie laziali.

Il Lazio spende più di 600 milioni per i pazienti che si curano fuori regione

Molti che non hanno la possibilità di ricorrere a visite, esami e interventi in una clinica privata, decidono di spostarsi fuori dal Lazio. Un'altra voce pesante nel quadro generale delineato dal rapporto della Fondazione Gimbe è quella della mobilità sanitaria, cioè il sistema attraverso il quale una Regione paga le cure dei propri residenti effettuate altrove e, al contrario, incassa per i pazienti provenienti da altri territori.

Nel 2023 il Lazio è stato la prima regione italiana per spesa in uscita, con 621,7 milioni di euro, pari al 12,1 per cento di tutta la mobilità passiva nazionale. Di questa cifra enorme, va detto che  159,6 milioni sono riferiti alle cure effettuate all’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù. Essendo l’ospedale legato allo Stato della Città del Vaticano, dal punto di vista contabile quelle prestazioni risultano come mobilità verso l’esterno, anche quando il paziente è un romano che si cura senza lasciare la Capitale.

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La classifica fra le regioni italiane per mobilità sanitaria passiva (da Fondazione Gimbe)

Il Lazio resta comunque una regione capace di attrarre molti pazienti: nel 2023 ha incassato 431,2 milioni di euro per prestazioni effettuate a persone provenienti da altre regioni, il quarto valore più alto d’Italia. Il saldo finale rimane però negativo. C’è poi un’altra particolarità: il 63,8 per cento delle prestazioni erogate nel Lazio ai pazienti provenienti da altre regioni avviene nelle strutture private accreditate. La media italiana è del 54,5 per cento. La grande maggioranza di chi sceglie di venirsi a curare qui non lo fa in ospedali o centri specialistici pubblici.

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Il saldo fra mobilità sanitaria attiva e mobilità sanitaria passiva nelle regioni italiane (Fondazione Gimbe)

I servizi essenziali restano sopra la sufficienza

In questo quadro di difficoltà, i dati sui Livelli essenziali di assistenza mostrano comunque che il Lazio resta sopra la soglia minima prevista in tutte le aree valutate secondo il Nuovo Sistema di Garanzia per misurare la qualità della sanità. Nel 2024 la Regione ha ottenuto 84 punti nella prevenzione, 75 nell’assistenza territoriale e 78 nell’assistenza ospedaliera. Ben al di sopra della soglia di sufficienza fissata a 60. Con 237 punti complessivi, il Lazio si colloca al dodicesimo posto, a pari merito con le Marche, nella classifica fra i migliori sistemi sanitari d'Italia.

Continua a pesare anche la lunga stagione del risanamento dei conti. La Regione è entrata nel Piano di rientro nel 2007, è stata commissariata l’anno successivo ed è riuscita a uscire sia dal commissariamento sia dal Piano soltanto nel luglio del 2020. I numeri del rapporto Gimbe mostrano quindi un sistema che ha recuperato sul fronte finanziario e mantiene i Livelli essenziali di assistenza sopra la soglia di sufficienza, ma che paga ancora un prezzo molto alto in termini di personale e accessibilità delle cure.

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