Cosa non ha funzionato al concerto di Ultimo a Tor Vergata: dal caos dei trasporti alla scelta dell’area

Sono trascorse quasi 48 ore dal concerto di Ultimo a Tor Vergata, l'evento dell'anno della Capitale. Acclamato da istituzioni e fan, non tutte le persone che hanno partecipato sono rimasti particolarmente soddisfatti dell'esperienza vissuta lo scorso sabato sera. Se per il sindaco Roberto Gualtieri è stato un "successo straordinario", esempio della "forza del modello Roma", per l'assessore Alessandro Onorato ha rappresentato un'ottima opportunità di guadagno per la città, raggiunta da oltre 156mila persone che vivono fuori Roma, per un totale di circa 250mila, ma non è riuscito a ovviare a tutti i problemi.
"So bene cosa si deve migliorare e mi dispiace per qualche disservizio che si è verificato. In un evento con così tante persone purtroppo possono verificarsi ma il bilancio è clamorosamente positivo", ha fatto sapere con una nota. Cosa è che non ha funzionato come avrebbe dovuto allora?
Problemi logistici al concerto di Ultimo: cosa sarebbe potuto andare meglio
Che il concerto di Ultimo abbia rappresentato un evento eccezionale per la Capitale, ormai, è cosa risaputa. Si stima che sia fra i concerti a pagamento più grandi mai realizzati in Italia e che abbia superato anche Vasco Rossi con il suo ModenaPark. L'eco ottenuta per Roma, oltre ai guadagni, e al cambio di prospettiva per la città, dove per la prima volta è stata messa al centro la periferia est e non le solite location sono state da non sottovalutare. Ma fra i presenti c'è chi avrebbe preferito che la serata evento andasse meglio di così.
La maggior parte dei problemi riscontrati durante il concerto riguardano proprio il grande evento: troppe persone e spazi immensi. La domenica mattina sono stati moltissimi i video condivisi sui social da chi ha partecipato all'evento.

L'uscita del concerto senza metro
"Accalcati all'uscita come animali, non c'erano metro", è il commento di una fan del cantautore romano su TikTok che, fra le prime, ha condiviso un video registrato nell'arena in cui mostra la sua permanenza davanti ai bagni chimici per tutta la durata del concerto. "Non so quale santo ci abbia protetto e abbia fatto in modo che non ci fossero disgrazie", spiega. "Le navette promesse non si sono viste. Siamo stati in giro sui marciapiedi a dormire fino alle 5 del mattino, senza neanche la linea internet: una volta tornata la rete abbiamo potuto chiamare degli Uber. C'erano anche i bambini, dormivano per terra anche loro. Hanno avuto un anno per organizzare tutto questo. Ma di organizzato non c'era nulla – è l'amara considerazione – Non andrò mai più a un concerto. Ho speso cento euro ed ero lontana dal palco, senza maxischermo e con vista sui bagni chimici".
Folla e nessun ordine di deflusso
La donna nel suo video racconta anche di transenne rotte o spazzate via per farsi largo nel deflusso. Per evitare la calca c'è chi ha scelto di andare via prima, dovendo rinunciare a malincuore alle ultime canzoni. "Siamo andati via prima: le persone erano troppe e volevamo evitare di restare nella folla – ha spiegato in un video pubblicato il giorno successivo all'evento il content creator Sasy Cacciatore – Siamo andati verso i motorini in sharing: c'è stata una vera e propria corsa ai mezzi. Una volta raggiunto il parcheggio era anche difficile trovare il proprio, già affittato tramite app: erano tantissimi. E noi, partecipanti che hanno lasciato il concerto prima della fine, anche".

C'è chi lamenta di non essere riuscito a salire a bordo delle navette messe a disposizione per tornare verso la metro, molti rimasti senza servizio di internet (fatto che accade piuttosto spesso quando si tratta di eventi di tale portata come grossi concerti e manifestazioni) e chi, invece, trova assurdo che nessuno abbia pensato di organizzare le uscite a orari scaglionati come spesso succede per le entrate. Invece no: la folla che stava lasciando l'arena ha continuato a camminare verso le uscite facendosi largo nel percorso stabilito, superando altri fan e, dopo aver preso un po' di rincorsa, oltrepassando le colline che circondano l'arena. Più che la fine di un concerto, sembrava quasi un modo per prepararsi a un assalto in stile Game of Thrones.
Palco troppo lontano, pochi maxischermi. E i bagni chimici davanti al pubblico
Ben visibile la scritta luminosa con il nome dell'artista, che è rimbalzata nelle varie storie di Instagram. Un po' meno, invece, Ultimo stesso. Maxischermi giudicati troppo pochi rispetto all'estensione dell'arena a cui, più di una volta, problemi tecnici hanno fatto saltare i segnali video. Il palco era lontano da molti dei Pit presi d'assalto dai fan.
"Ci sono rimasta male perché immaginavo un palco che attraversasse i Pit e che gli permettesse di cantare almeno una canzone davanti ai Pit che si trovavano più dietro. Sarebbe stata una dimostrazione di vicinanza al suo pubblico, invece ha creato un palco che poteva andare bene per uno stadio", è il commento di una fan online.
Ad avere la peggio, in questo caso, le persone che si trovavano al Pit 5 e al Pit 6, davanti ai quali erano stati posizionati dei gazebo e, come mostra l'immagine, anche i bagni chimici. Una posizione che, però, era stata presentata in maniera onesta ben prima dell'evento, con tutti i suoi pregi e difetti, da parte dell'organizzazione.

Le distanze per raggiungere l'arena: dai 3 ai 5 chilometri a piedi, nessun collegamento pubblico
Una volta fuori dall'arena, però, è stato complicato raggiungere un mezzo di trasporto che poteva riaccompagnare i partecipanti a casa. La stazione della metropolitana più vicina, quella del capolinea della linea A di Anagnina, aperta per l'occasione per l'intera nottata, si trova a circa 5,5 chilometri dall'arena creata alle Vele di Calatrava. Una distanza simile è quella con i parcheggi in cui chi è venuto con i mezzi privati ha lasciato la propria vettura.
Secondo alcune stime, la distanza da coprire a piedi per arrivare nell'area del concerto dal luogo in cui bus e taxi hanno portato i partecipanti sarebbe stata compresa fra i 3 e i 7 chilometri. Una distanza che, per la maggior parte, è stata coperta a piedi sotto al sole in alcuni dei giorni in cui l'ondata di calore che ha caratterizzato l'Europa è stata più forte. Calore che, proprio come chi ha trascorso giorni accampato in tenda, non ha scoraggiato chi è arrivato qualche ora prima dal concerto. Un'area, quella scelta per il concerto, lontana da quasi ogni collegamento che ha rappresentato, probabilmente, il disagio maggiore. Eppure forse, proprio questo spazio, grazie a Ultimo, potrà ripartire e ritrovare dignità, magari inserendosi nel circuito delle location dei grandi eventi, sempre più grandi e partecipati.