Chi era Bruno Gagliano, in arte Kastadiva: la Drag Queen trovata morta a Roma e mito del Muccassassina

È morto nella notte fra venerdì 23 e sabato 24 gennaio Bruno Gagliano, 40 anni, in arte Kastadiva. Il suo corpo senza vita è stato trovato da una donna sul proprio balcone di casa in zona Colle Salario a Roma. Secondo quanto ricostruito dai carabinieri nel corso delle indagini, si sarebbe trattato di un gesto volontario.
In tanti all'interno della comunità LGBTQIA+ e nel mondo drag italiano lo hanno ricordato come messaggi di cordoglio e affetto per la sua arte e per la sua personalità. "Bruno non è riuscito a sopravvivere alla pesantezza di una vita dolorosa che in qualche modo lo ha sempre accompagnato", lo ha ricordato l'attivista Imma Battaglia, "dietro quell'allegria c'era sempre uno sguardo triste".
Il ricordo della comunità LGBTQIA+
"Ricordo di lui la giovinezza, l'allegria che sapeva portare a tutti con i suoi personaggi fantastici. Una Drag attenta, preparata con make up fantastici", continua Battaglia nel suo messaggio pubblicato sui social. Gagliano, nato ad Alcamo in provincia di Trapani, e il suo personaggio Kastadiva erano fra le principali stelle del Muccassassina, la più antica e celebre serata queer di Roma, i cui organizzatori hanno scritto: "Sei stata una delle migliori drag queen del panorama italiano, tu la regina del lipsync. Siamo profondamente addolorati, così come lo sono tutte le persone che ti hanno conosciuto".
Gli inizi di Bruno Gagliano nel mondo drag
Nel 2017 Kastadiva ha vinto la competizione Miss Drag Queen Lazio, concorrendo poi per il titolo nazionale. Un'espressione artistica che lo aveva coinvolto già da bambino. "Ho iniziato a travestirmi a cinque anni, facevo gli spettacolini in casa", raccontava al programma Vertigo di Rai3 nel 2016, "la prima parrucca me l'ha regalata papà a sei anni". Il percorso vero e proprio da drag, però, è iniziato quando Bruno aveva 17 anni: "Ero un bimbo e mamma non era contentissima di questa mia scelta. La sera del mio spettacolo mi ha chiuso in casa perché non voleva assolutamente che uscissi. Poi siamo riusciti a convincerla".
Nonostante le diffidenze e i timori dei suoi cari Bruno Gagliano ha capito subito che quella era la strada con cui poter esprimersi: "Appena ho messo il tacco sul palco e si è aperto il sipario ho pensato: Io non rinuncerò mai più a questa cosa. Lustrini e paiettes scorrevano nel mio sangue", ha raccontato ai microfoni di Rai3 parlando della sensazione provata in quel momento. "Come se l'anima cominciasse a vivere davvero in quel momento".
Il lavoro da make-up artist e l'attivismo per i diritti civili
Affianco all'attività artistica da drag queen, Bruno Gagliano ha portato avanti per anni anche il lavoro da make-up artist. Nelle sue composizioni, postate sulle sue pagine social, appare evidente come prendesse spunto dalla natura, dall'arte classica e moderna, creando vere e proprie opere d'arte. Anche il make-up, però, era un modo attraverso cui voleva dire la sua e far sentire al mondo che esisteva.
"Quando ho sentito quelle urla da stadio", scriveva dopo la votazione sul Ddl Zan nell'ottobre 2021, "non solo per l'affossamento della legge ma anche alla faccia di tutte le vittime di omofobia in Italia (119 solo nel 2021), quegli applausi mi sono sembrati l'ennesima violenza. Sembrava il rumore di infiniti schiaffi". Manifestava la sua protesta con il trucco e la sua arte, ma anche ricordando quanto subito nel corso della sua vita.
"Mi sono tornati in mente gli anni delle elementari, delle medie, dove ogni santo giorno dovevo avere a che fare con qualcuno pronto ad insultarmi perché avevo i capelli lunghi, perché non giocavo a calcio o perché ero semplicemente già cosciente della mia sessualità", ha raccontato affidando il suo messaggio contro l'omotransfobia ai social. "Si, ho preso qualche spintone, qualche pugno, una marea di insulti, sputi ma ho sempre avuto la fortuna di vedere quanta pochezza si nascondesse in quei gesti e di imparare come non voler mai diventare".
Un saluto commosso è arrivato anche dal Partito Gay – Solidale, Ambientalista, Liberale e dal suo portavoce Fabrizio Marrazzo, che scrive: "È una notizia che colpisce dritto al cuore della comunità LGBT+, soprattutto romana. Kastadiva non era solo un’artista, era una forza della natura, un pezzo di storia e di eleganza che lascia un vuoto immenso".