Armi da guerra e false divise delle forze dell’ordine per la faida tra clan, ad Aprilia quattro fermi e un arresto

Armi da guerra, esplosivi, fucili da cecchino e divise delle forze dell'ordine contraffatte. Un vero e proprio arsenale da utilizzare per un assalto contro il clan rivale. È quanto rinvenuto dai carabinieri di Aprilia a seguito di una perquisizione in un'abitazione del comune pontino, il 16 maggio dello scorso anno. Nell'ambito delle stesse indagini, oggi venerdì 22 maggio la Direzione investigativa antimafia ha fermato quattro persone ritenute affiliate a un’organizzazione criminale di stampo mafioso attiva nella provincia di Latina, ma anche in comuni delle province limitrofe. L'accusa è quella di detenzione e porto illegale di armi da guerra, armi clandestine ed esplosivi, oltre che di ricettazione aggravata dal metodo mafioso. Tutte i concorso tra loro.
Il fermo è scattato anche per il rischio di fuga del presunto capo del gruppo che, secondo gli uomini della Dia, era in procinto di lasciare definitivamente l’Europa grazie a dei documenti falsi. Secondo gli investigatori, gli indagati erano soliti spostarsi frequentemente tra Italia e Spagna, dove avrebbero creato un'altra base operativa. Uno di loro è stato arrestato dalla polizia iberica con oltre cento chili di hashish. Durante il blitz è stato arrestato in flagranza un cittadino straniero, che sorvegliava l’immobile.
La faida tra clan per il controllo delle piazze di spaccio
La misura precautelare è stata chiesta d'urgenza dalla Direzione distrettuale antimafia della Procura di Roma. Un'operazione condotta con il supporto dei carabinieri del Reparto territoriale di Aprilia e del Comando provinciale di Roma, nata dall'indagine su una violenta escalation tra gruppi criminali rivali per il controllo delle piazze di spaccio della città pontina. Secondo gli investigatori, i quattro fermati avrebbero pianificato una serie di agguati e atti intimidatori da condurre contro la fazione avversaria.
In particolare, per una delle azioni armate da mettere in campo da lì a poco, gli indagati avrebbero predisposto l'utilizzo di armi da guerra e fucili con ottiche di precisione. Un progetto criminale di ritorsione, bloccato grazie alla perquisizione effettuata lo scorso anno dai militari dell'Arma, nella casa utilizzata come deposito logistico. All’interno i carabinieri hanno trovato mitragliatrici, kalashnikov, fucili di precisione, bombe a mano, silenziatori, migliaia di munizioni, giubbotti antiproiettile e uniformi contraffatte con le scritte “Polizia” e “Carabinieri”. Nell’appartamento c’erano anche droga e banconote false.